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Dio è nei frammenti

16 maggio 2017
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La mostra Dio è nei frammenti, attraverso le fotografie e le sculture del giovane artista Marco Maria Zanin, esplora il tema della memoria e delle radici nella società contemporanea mediante un’opera di reinterpretazione di scarti prodotti dal tempo: detriti e oggetti che per Zanin, sulla scorta del filosofo francese Georges Didi-Huberman, sono “sintomi” della sopravvivenza lungo le epoche di valori umani archetipici. L’indagine si muove tra la civiltà rurale del Veneto, sua regione di origine, e la megalopoli di San Paolo, dove vive alcuni mesi all’anno: due luoghi profondamente diversi nel modo di vivere il passato e il presente, ma fortemente legati dai fenomeni migratori dall’Italia al Brasile tra XIX e XX secolo.

Attrezzi del mondo contadino vengono tagliati e fotografati, assumendo forme inedite dal carattere totemico, mentre da frammenti di edifici moderni demoliti sono tratte sculture in porcellana, oppure nature morte che riecheggiano Giorgio Morandi, maestro con cui l’artista istituirà in mostra un intenso dialogo. Gli interventi di trasformazione degli oggetti di Zanin costituiscono “un invito a lavorare con la materia psichica della memoria assieme all’immaginazione”.

Marco Maria Zanin è stato selezionato dalla Galleria Civica di Modena nell’ambito del progetto Level 0, promosso da ArtVerona in collaborazione con 14 musei e istituzioni d’arte contemporanea italiani, per offrire supporto e visibilità agli artisti emergenti esposti in occasione dell’ultima edizione della fiera, dove l’artista era proposto dalla Galleria Spazio Nuovo di Roma.

La mostra inaugura sabato 20 maggio dalle ore 18 alle 24, in occasione della Notte europea dei Musei, nelle sale superiori di Palazzo Santa Margherita a Modena ed è patrocinata dall’Ambasciata del Brasile.

Marco Maria Zanin (Padova, 1983) si laurea prima in Lettere e Filosofia e poi in Relazioni Internazionali, ottenendo un master in psicologia. Sviluppa contemporaneamente l’attività artistica, e compie numerosi viaggi e soggiorni in diverse parti del mondo, mettendo in pratica quell’esercizio di ‘dislocamento’ fondamentale per l’analisi critica dei contesti sociali, e per alimentare la sua ricerca tesa a individuare gli spazi comuni della comunità umana. Mito e archetipo come matrici sommerse dei comportamenti contemporanei sono il centro della sua indagine, che si snoda sull’osservazione della relazione tra l’uomo, il territorio e il tempo.
Sceglie come strumento privilegiato la fotografia, che è spesso usata mescolando tecniche diverse e superando i confini di altre discipline artistiche. Scrive del suo lavoro: “La fotografia mi aiuta a riallacciare la realtà fisica a spazi metafisici che si mescolano con i luoghi più profondi dell’identità umana, dove il silenzio, più di ogni descrizione, è la via per avvicinarci a toccare ciò che ci circonda.”

Tra le mostre personali si segnalano O Lado Direito do Avesso, curata da Paulo Miyada, Oficina Cultural Oswald de Andrade, São Paulo, Brazil (2014); Etudes Photographiques, Galleria Spazio Nuovo, Roma (2014); Abitare l’Anima, curata da Fortunato d’Amico, Fondazione Benetton, Treviso (2014). Tra le ultime partecipazioni a mostre collettive si segnalano Uno sguardo italiano, Rencontres d’Arles, Arles (2016); Periscope curata da Claudio Composti, Festival Fotografico Europeo, Milano (2016); Duas Naturezas, Central Galeria, San Paolo (2017); Attualità di Morandi curata da Alessia Masi, Museo Morandi, MAMBO, Bologna (2017).

Ha fondato, insieme al curatore Carlo Sala e ad altri, Humus Interdisciplinary Residence, una residenza per artisti, attori di altre discipline con l’obiettivo di stimolare riletture delle idenitià locali delle periferie rurali del Veneto.
Vive e lavora tra Padova e San Paolo del Brasile.

Informazioni: www.galleriacivicadimodena.it

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