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	<title>8×8 - Ottoperotto.org</title>
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	<description>&#34;Giornale telematico&#34; del Club Unesco di Reggio Emilia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 May 2013 16:32:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Fotografia Europea. Così è se vi pare.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Cinema Design]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni di Fotografia Europea.
Si raccolgono commenti, interviste con domande mal poste e non risposte, insulti, svarioni. Sulla manifestazione c&#8217;è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni di Fotografia Europea.</p>
<p>Si raccolgono commenti, interviste con domande mal poste e non risposte, insulti, svarioni. Sulla manifestazione c&#8217;è da discutere sicuramente, ma è meglio lo facciano quelli che ne sono in grado.</p>
<p>Forse merita fare il punto.</p>
<p>Che Fotografia Europea sia cresciuta negli anni è sotto gli occhi di tutti, perché negarlo, anche nei rapporti internazionali. Alcuni importanti interlocutori provenienti da Musei e Istituzioni internazionali sono ormai di casa a Reggio Emilia.   Sembra anche buona dal punto di vista numerico la presenza di visitatori in città nei giorni inaugurali. Pretendere però che la fotografia sia numericamente a livello di altri &#8216;richiami&#8217; è un errore clamoroso. Questo è il bacino di utenza, a mio modesto parere ampliabile con un offerta che contempli anche argomenti più popolari, con altri autori di richiamo.</p>
<p>Sul futuro della fotografia pochi hanno risposte o certezze. L&#8217;avvento del digitale ha aumentato l&#8217;offerta abbassando clamorosamente la qualità. Ma già da alcuni anni si era arrivati a intravvedere una sorta di <em>cul de sac</em> che l&#8217;affermazione delle tecnologie digitali ha solo materializzato. Non credo sia un’amministrazione pubblica che debba dare risposte in merito a questo, semmai la critica.</p>
<p>Qualcuno chiede attenzione sull’uso più coinvolgente (?) che ne deriverebbe da un’apertura più <em>contemporanea</em> attraverso l’uso di internet e multimedialità.  Oppongo a queste teorizzazioni che la fotografia è nata per essere stampata su carta (alle origini da un negativo) e sfido chiunque a non trovare differenza tra una stampa dei Big Nudes di Helmut Newton a grandezza naturale 200&#215;100 (da ammirare a Roma al Palazzo delle Esposizioni) e la &#8216;riproduzione&#8217; che ne fa internet. Non scherziamo.</p>
<p>Alcune altre osservazioni si possono e si devono fare. L&#8217;importante è mantenere la discussione sulla proposta e non sulla solita sterile contro-polemica.</p>
<p>Cambiare direttore, circuito Off da rivedere, attenzione al territorio.</p>
<p>Il direttore attuale ha concluso la sua offerta. Punto. Sarebbe il tempo di un cambio in cabina di regia.</p>
<p>Il circuito Off, sempre a mio modesto avviso, così non funziona. Fatta salva una dose di anarchia progettuale, sempre benvenuta (in fotografia siamo ormai al terzo o quarto ripasso, ma vabbé) si vorrebbe anche qualità di proposta. I circuiti Off di altre manifestazioni prevedono un&#8217;iscrizione economica (50 euro di media) e una commissione che vaglia e taglia. Gli euro richiesti in altre manifestazioni simili non servono all&#8217;ingresso automatico in quel contesto. Esiste un gruppo di personalità competenti che fa una valutazione di merito dei lavori. La &#8216;tassa&#8217;, se così vogliamo chiamarla, è utile a fare cassa per garantire un minimo di introito utilizzabile per la manifestazione.</p>
<p>Attenzione al territorio per me non significa coinvolgimento in toto di chi si ritiene, a volte errando, fotografo o artista (tra l&#8217;altro la definizione di &#8216;artista&#8217; mi coinvolge poco, preferisco quella di autore) ma sguardo attento alle realtà emergenti, più attenzione e riguardo per quegli autori che possono avere un&#8217;idea spendibile, un progetto finanziabile.</p>
<p>Infine, finalmente, una sede stabile, la casa di ‘Fotografia Europea’ che per tutto l’anno tenga viva l’attenzione magari rendendo permanente l’esposizione della collezione. Questa <em>Maison</em> sono i Chiostri di San Pietro. Non vedo altro luogo. Su quali basi possa eventualmente nascere il coordinamento di una attività pensata sulla falsariga di ciò che avviene ad esempio a Modena con la Fondazione Fotografia, tocca ai manager della pubblica amministrazione occuparsene.</p>
<p>Mi auguro un decente dibattito. Grazie.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>7 Opere di Misericordia</title>
		<link>http://www.ottoperotto.org/7-opere-di-misericordia/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nadia Stefanel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte Cultura contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Video installazione interattiva di Massimiliano Galliani e Michelangelo Galliani
a cura di Omar Galliani. Sezione Off della Fotografia Europea.
Piazza Casotti, Reggio Emilia 3-4-5 »]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Video installazione interattiva di <i>Massimiliano Galliani e Michelangelo Galliani</i><br />
a cura di Omar Galliani<br />
Sezione Off della Fotografia Europea<br />
Piazza Casotti, Reggio Emilia<br />
3-4-5 maggio, 10-11-12 maggio, 18 maggio ore 17.30-23<b></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;opera trae ispirazione dal capolavoro del <b>Caravaggio</b> (dipinto nel 1606-07, per la Chiesa del Pio Monte della Misericordia di Napoli) nella quale la Madonna, circondata dalla luce e dagli Angeli, osserva dal cielo l&#8217;uomo compiere le sette opere di Misericordia, tutte e sette insieme nella loro simultaneità di tempo, luogo e spazio.</p>
<p><strong><em>Ma le 7 azioni nel dipinto dove sono?</em></strong><br />
Nella donna che allatta il vecchio si riconoscono: il &#8220;<b>dar da mangiare agli affamati</b>&#8221; e il &#8220;<b>visitare i carcerati</b>&#8220;. Caravaggio ha fatto ricorso per questa azione a personaggi leggendari: Cimone e Pero. La storia è riportata nel nono libro di una raccolta redatta dallo storico romano Valerio Massimo che raccoglie gli &#8220;Atti e detti memorabili degli antichi romani&#8221; e cita l&#8217;episodio come un grande gesto di pietà filiale ed onorabilità romana.<br />
Nel personaggio che si disseta con l’acqua che sgorga dalla mascella d’asino, si riconosce il &#8220;<b>dar da bere agli assetati</b>&#8220;. Lui è Sansone, personaggio biblico. &#8220;Sansone bevve, il suo spirito si rianimò, ed egli riprese vita&#8221;. (Imprese di Sansone contro i Filistei).<br />
Nel giovane dal cappello piumato che divide il suo mantello con l’ignudo e si rivolge al personaggio accasciato, riconosciamo San Martino e il &#8220;<b>vestire gli ignudi e curare gli infermi</b>&#8220;, con un riferimento all’agiografia popolare. Il cappello piumato non è però indice di una condizione nobiliare del personaggio, ma è ancora una volta un personaggio di estrazione popolare ripresa dai dipinti del periodo romano del Caravaggio.<br />
Nell’oste che indica l’alloggio ai due pellegrini, riconosciamo il &#8220;<b>dare ospitalità ai pellegrini</b>&#8220;. Anche qui c’è riferimento ad un personaggio dell’agiografia popolare, Jacopo di Compostella.<br />
Nel becchino e nel diacono con la torcia che va ripetendo l’ufficio dei morti, riconosciamo il &#8220;<b>seppellire i morti</b>&#8220;.</p>
<p>Il tutto portato al 2013, con un video nel quale il visitatore, il fruitore dell’opera che accede alla visione, viene portato a mettersi di fronte alla luce troppo forte per vedere la proiezione e, interpretando la figura di Maria crea uno schermo alla luce permettendo così agli altri visitatori di godere del video.<br />
<i>L&#8217;affondo e la scena di oggi è nel bianco di una stanza vuota e s&#8217;invera nella sottrazione della luce attraverso un impulso mosso dal corpo e dall&#8217;anima di chi lo attraversa per un istante&#8230;sarai aureola e Madonna orante tra la luce del quarzo e il nuovo sipario dei 7 istanti di fede. L&#8217;istante di Michelangelo e Massimiliano riaccende un tempo che lega il 1606 al 2013, timer senza fine di altrettante fedi sospese, di raffinate tradizioni e tecnologie infinite. </i>cit Omar Galliani<i>.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da vedere. Durata: 8 minuti<br />
con: Samantha Carapezzi, Angelo Soccetti, Marco Petacchi, Diego Bertani, Michelangelo Galliani e Massimiliano Galliani<br />
musiche: Stoop<br />
produzione: cromaKinema</p>
<p><a href="http://www.cromakinema.com" target="_blank">www.cromakinema.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>1513-2013 cinquecento anni del monastero di San Pietro</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Manenti Valli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura Urbanistica Paesaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 6 giugno 1513 ha inizio la vicenda del monastero benedettino di San Pietro a Reggio Emilia.
Cinquecento anni fa la a bolla del papa Medici, Leone X, autorizza l’edificazione »]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 6 giugno 1513 ha inizio la vicenda del monastero benedettino di San Pietro a Reggio Emilia.</p>
<p>Cinquecento anni fa la bolla del papa Medici, Leone X, autorizza l’edificazione di uno dei più grandi monasteri benedettini urbani.</p>
<p>Non trova traccia di questa data chi passeggia tra le arcate dei chiostri nelle giornate della Fotografia Europea, ammirando una generica bellezza, compiacendosi di un fascino d’antan, ignorando cinquecento anni di gloriose e ingloriose vicissitudini. Dopo le quali la fabbrica storica più importante di Reggio attende un intervento che ne esalti la sapienza costruttiva e l’arte e sia capace di trasmettere alla città ragioni e significati delle sue strutture.</p>
<p>Erano stati proprio gli abitanti di San Pietro a scrivere ai padri benedettini e al Papa, da poco al soglio pontificio, e a chiedere che il nuovo monastero venisse edificato sui terreni della propria parrocchia.</p>
<p>Non è forse troppo augurarsi che, nel quinto centenario, sia ancora la Città a promuovere un evento di conoscenza e valorizzazione dello splendido complesso, per un organico e condiviso progetto di recupero.</p>
<p>Singolare intreccio di valori formali e sapienziali, di tecniche costruttive e di riferimenti filosofici, di tracciati geometrici e di consonanze armoniche, il complesso attende infatti un intervento deciso e corale, al di là degli episodici disparati e spesso non pertinenti utilizzi. Nonostante lo stato di imbarazzante “non finito” e il negativo esempio di cura e manutenzione, cinquecento anni non sono riusciti a cancellare lo spirito del luogo. Comprenderlo e interpretarlo, esaltandone i valori e attualizzando segni e significati che le antiche pietre per secoli hanno trasmesso è oggi compito di chi tutela e amministra. Inspiegabilmente invece molte tracce dell’antica bellezza sono state occultate e rese illeggibili, e altrettanto inspiegabilmente si è scelto di preservare le fuorvianti impronte di incongrui riusi.</p>
<p>L’importante anniversario impone una presa di posizione chiara, responsabile e unitaria delle diverse presenze istituzionali, culturali e private che mettono al primo posto la crescita valoriale della Città. Primo atto di un’operazione complessa e delicata, ma anche entusiasmante e stimolante, perché San Pietro non sia solo “episodico contenitore”, ma fulcro di aggregazione, luogo di incontro e di scambio culturale, finalmente restituito a se stesso e alla Comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le foto nell&#8217;ordine:<br />
<i>- Chiostro grande di San Pietro: la raffinata spazialità del chiostro nel progetto di restituzione alla quota originaria<br />
- Manifattura fiorentina del XVI secolo, Bandinella di Leone X, Firenze, Museo delle Cappelle Medicee<br />
</i>- <i>Manifattura fiorentina del XVI secolo, Bandinella di Leone X, Firenze, Museo delle Cappelle Medicee, particolare con lo stemma mediceo</i></p>

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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Are cities electric?</title>
		<link>http://www.ottoperotto.org/are-cities-electric/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 15:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte Cultura contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Per non parlare della sua opera, non sono in grado.
Bob Rontani è un amico di lunga data, d’infanzia, recentemente, fortunatamente, ritrovato.
Bob è un bravo creativo.»]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per non parlare della sua opera, non sono in grado.<br />
Bob Rontani è un amico di lunga data, d’infanzia, recentemente, fortunatamente, ritrovato.</p>
<p>Bob è un bravo creativo.<br />
Come tutti i creativi di rispetto rivolge una parte del suo tempo, dell’estro, alla propria soddisfazione personale, alla cura di sé.</p>
<p>Da qualche tempo regala anche a noi, amici e spettatori, la magia del suo pensiero che si fa forma d’arte. Per questo lo ringrazio, in attesa di vedere il suo lavoro.<br />
Poi, insieme, forse, andremo in novembre ad un concerto degli Ultravox a Glasgow.<br />
Ma è un’altra storia.</p>
<p>Del viaggio attuale, invece, ci narra un intrigante scritto di <strong>Valeria Montanari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>‘È un viaggio dagli ampi rimandi narrativi quello che intraprende Bob Rontani nella sua terza personale, intitolata ”Are cities electric?”, un titolo che deriva da un famosissimo brano di Gary  Numan (“Are friends electric?”), capostipite del syntho-pop (la cui mostra è dedicata) e che ammicca all’energia come motore vivo del paesaggio urbano e viatico contro le solitudini degli agglomerati cittadini: tele di luce viva e calore che si insinuano nei silenzi e  negli spazi che popolano palazzi, grattacieli, luoghi di vita.<br />
La luce artificiale, qui caricata di una precisa funzione vitale, quasi ad incarnare un’azione salvifica destinata ad opporsi al buio,  al nulla, induce la città a ricevere la sua forma e la sua stessa  condizione di nucleo esistente rispetto al “deserto” cui si oppone.<br />
È un viaggio concettuale coraggioso, quello intrapreso in questa terza esperienza artistica, che abbraccia la creazione di una  ventina di tele: si tratta di un cammino che si snoda con grande   determinazione tra colori pieni, delineati con precisione profonda,  a conferire un ritmo incessante alle creazioni che si stagliano sulle tele, quasi sempre su sfondi neri e appiattiti, dai quali si<br />
staccano per prendere una forma plastica, tridimensionale.<br />
Tra queste tele si respira più speranza, più vitalità, grazie all’alternarsi di elementi architettonici intrisi di profondo  simbolismo urbano, come grattacieli, chiese, semplici case. Ed è  proprio l’accendersi di lampioni, intimità domestiche scorte attraverso le finestre a conferire senso di umanità, nella congerie di strutture della città che non mostrano le persone, ma ne lasciano<br />
intuire la mano, la presenza, l’ordine, il ciclo vitale.<br />
Ad un’esperienza visiva più approfondita, gli ampi spazi dei neri diventano contorno di un mondo abitato, colorato, vivo, capace di  mettere in evidenza la vitalità della città brulicante di vita e di esperienze. La città diventa ambiente di ricerca, si trova il pretesto per osservarla e comprenderla non solo come luogo del disagio perenne: le si restituisce una purezza primitiva.<br />
Si respira tutta un’altra aria, un’aria coraggiosa, in questa  personale di Bob Rontani, quasi a mettere in luce una scelta monografica nei temi artistici rappresentati che vuole spogliarsi di<br />
quegli ammiccamenti grafici che nelle tele passate avevano la funzione di completare con più facilità l’esperienza estetica del visitatore, e conferire un appeal più semplice ed immediato al<br />
quadro. In questa evoluzione, ogni tela arricchisce un disegno più grande, particella di una visione che si completa nel definitivo percorso tra le opere: le singole produzioni artistiche diventano   tessere di un mosaico concettuale preciso, lineare, essenziale. Non  più solo protagoniste nella loro unicità di opere.<br />
Sono mutati anche alcuni aspetti, più legati alla tecnica pittorica: molte opere sono zoomate su particolari, grazie ai quali emerge un  operato pulito, lineare. L’artista, che ha lavorato sugli equilibri volumetrici affinando il dosaggio cromatico, lascia trasparire un  percorso pittorico più personalizzato e attento alle tecniche artistiche.<br />
Un percorso ancora tutto in divenire, ancora tutto in trasformazione.’</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Are cities electric?</strong><br />
personale di Bob Rontani</p>
<p>c/o agriturismo Corte dei Landi &#8211; loc. Cadè (Reggio Emilia)<br />
dal 18 Maggio al 9 Giugno 2013</p>
<p>VERNISSAGE  SABATO 18 MAGGIO, ORE 17</p>
<p>orari mostra:<br />
domenica 19/5 h 10_15<br />
venerdì 24/5 h 18_22<br />
sabato 25/5 h 18_22<br />
domenica 26/5 h 10_15<br />
venerdì 31/5 h 18_22<br />
domenica 2/6 h 10_15<br />
venerdì 7/6 h 18_22<br />
sabato 8/6 h 18_22<br />
domenica 9/6 h 10_15</p>
<p>e su appuntamento<br />
telefonando al 339/4849498</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>BOB RONTANI</strong> E’ GRAPHIC DESIGNER DAL 1985.<br />
DIPINGE DAL 2004.</p>
<p>È alla sua terza mostra. ama la new wave, il brit pop, i concerti e conosce a memoria tutti i cocktails internazionali. Gioca a tennis e a mah jong, e pensa che una buona BASS alla spina in compagnia risolva quasi tutti i problemi.<br />
Infine divora Haruki Murakami in tutte le sue forme.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Stone by Stone</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 09:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ass. Volont. Campo Angelina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica Teatro Danza]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Associazione Volontari Campo Angelina, che dal primo momento dopo il sisma si è adoperata per portare aiuto ai propri concittadini ed organizzare la notevole mole di aiuti che sono arrivati »]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Associazione Volontari Campo Angelina, che dal primo momento dopo il sisma si è adoperata per portare aiuto ai propri concittadini ed organizzare la notevole mole di aiuti che sono arrivati da tutta Italia, ha deciso di organizzare una giornata di musica per raccogliere fondi da destinare in beneficenza ai progetti più urgenti che sono ancora da finalizzare. L’amministrazione comunale ha dato il proprio patrocinio all’evento, e ha già promesso il pieno supporto a questo progetto.<br />
All’interno dell’area stabilita saranno presenti punti ristoro e servizi, con somministrazione di cibo e bevande, tutto a cura di volontari di Novi e non.<br />
Il luogo della manifestazione si trova a pochi passi dal centro devastato del paese, in cui stanno iniziando a riaprire i primi bar, pizzerie e negozi. In prossimità dell’area concerto saranno allestiti punti di informazione e raccolta fondi a cura delle altre organizzazioni nate dopo il sisma. Al di la del concerto, vogliamo che anche il centro storico e le attività ivi presenti possano vivere una giornata per respirare un po’ e iniziare a recuperare una parte di quanto perso nei mesi dopo il sisma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong></strong><br />
<strong>IL PROGRAMMA</strong><br />
Abbiamo voluto chiamare il festival Stone by Stone in quanto crediamo che così, pietra su pietra, sarà ricostruita l’integrità del ns. comune, sia in termini di edifici e costruzioni, che in termini di recupero morale e psicologico dopo la tragedia che ci ha colpiti. La giornata inizierà nel primo pomeriggio con due gruppi del circolo musicale “In Musica” del Comune di Cavezzo, associazione che ha perso le proprie sale prove e attualmente è alla ricerca di un luogo dove, oltre a poter dare uno spazio ai gruppi per suonare, possa anche realizzare progetti che coinvolgano i giovani nella musica. Seguirà poi il Coro delle Mondine di Novi accompagnate dal gruppo dei Flexus. Verso fine pomeriggio si esibirà il gruppo “Le Cagne Pelose”, con il loro rock dialettale.<br />
Infine, a partire dalle ore 21.00, ci sarà il concerto dei Nomadi, fortemente voluto da Beppe Carletti, originario proprio di Novi di Modena, e che andrà ad inserirsi nel loro tour estivo ufficiale.</p>
<p>L’orario sarà quindi il seguente:<br />
Ore 14.30: Apertura Cancelli<br />
Ore 15.15: Non Soul Blues<br />
Ore 16.15: Elvis the Pelvis<br />
Ore 17.15: Coro delle Mondine di Novi e Flexus<br />
Ore 18.00: Happy Hour di solidarietà durante il soundcheck dei Nomadi.<br />
Ore 19.45: Le Cagne Pelose<br />
Ore 21.00: Nomadi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LO SCOPO</strong><br />
Al di la di quello che vogliamo essere una giornata di festa e musica, per riportare l’attenzione su Novi e smuovere per quanto possibile un paese che già prima del sisma aveva poche attività di<br />
aggregazione sociale, almeno di un certo spessore, la destinazione di tutto quanto verrà raccolto durante questo evento andrà a finanziare la sistemazione della locale casa protetta, in quanto la<br />
vecchia sede ha riportato danni irreparabili e quindi è necessario realizzare delle nuove strutture, e dopo di questo, sistemarle ad arredarle in modo da essere il più possibile confortevoli per gli ospiti che vi risiederanno.<br />
Per questo, in accordo con l’Amministrazione Comunale, abbiamo deciso di sposare questo progetto e di aiutare concretamente la sistemazione della stessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Per eventuali donazioni:</strong></em><br />
devono essere donazioni all&#8217;Associazione Campo Angelina, pure e semplici, senza indicare che sono per il concerto o altro. Possono essere sia in cash, che bonifici al conto corrente. In ogni caso prepariamo la ricevuta per gli importi donati (eventualmente la consegniamo a mano alla prima occasione oppure la spediamo se serve).</p>
<p>Il nostro IBAN lo trovi a questa pagina:<br />
<a href="http://www.terremotonovi.it/come-donare/" target="_blank">http://www.terremotonovi.it/come-donare/</a><br />
Se poi mi mandi il vostro logo facciamo il cartellone per i ringraziamenti alla fine del concerto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5382" alt="Angelina" src="http://www.ottoperotto.org/wp-content/uploads/2013/05/Angelina.jpg" width="283" height="132" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5383" alt="locandina" src="http://www.ottoperotto.org/wp-content/uploads/2013/05/locandina.jpg" width="341" height="476" /></p>
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		<title>RICREAZIONI. Artisti per Mirandola</title>
		<link>http://www.ottoperotto.org/ricreazioni-artisti-per-mirandola/</link>
		<comments>http://www.ottoperotto.org/ricreazioni-artisti-per-mirandola/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 May 2013 16:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zinelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte Cultura contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[RICREAZIONI. Artisti per Mirandola è un progetto artistico e didattico che si sviluppa in relazione ai drammatici eventi sismici che hanno sconvolto l’Emilia nel maggio del 2012 »]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>RICREAZIONI. Artisti per Mirandola è un progetto artistico e didattico che si sviluppa in relazione ai drammatici eventi sismici che hanno sconvolto l’Emilia nel maggio del 2012, realizzato dall’Associazione Culturale Abaco e in collaborazione con il Liceo Pico – Istituto Luosi di Mirandola, grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola e alla collaborazione del Comune di Mirandola.</p>
<p>L’iniziativa si propone, come messo in luce dalla polisemia del titolo scelto, come un momento di riflessione – la ricreazione intesa come “pausa”, momento di interruzione dell’attività scolastica (riallacciandosi dunque alla componente didattica dell’iniziativa), e quindi di recupero delle forze e della concentrazione – ma anche di ragionamento sulle possibilità di ricostruzione, ri-creazione appunto, grazie all’arte, di un’identità del territorio uscito devastato dal terremoto.</p>
<p>Domenica 21 aprile inaugura la prima parte del progetto<i> Quattro artisti per Mirandola</i>, curata da Elisabetta Modena e Valentina Rossi, che nasce da una riflessione sul tema della casa e del suo significato, e di come questo venga ad essere stravolto e necessiti di una nuova formulazione all’indomani del trauma che ha colpito gli abitanti del territorio nella loro dimensione privata, quotidiana, domestica. Elisabetta Modena ricorda come la scossa delle 4 del mattino del 20 maggio rappresenti uno spartiacque temporale per l’esistenza di coloro che da quel momento si sono trovati costretti ad abbandonare la propria abitazione, vivendo nei mesi successivi in situazioni in cui veniva a mancare la riconoscibilità della differenza tra spazio pubblico e privato, e con essa la dimensione “di ricordi, valori, immagini, profumi, colori e riti connessi alla dimensione della casa, ormai spezzati da una ricostruzione che prevede inevitabilmente tempi lunghi”. I quattro artisti emiliani coinvolti &#8211; Davide Bertocchi, Flavio Favelli, Claudia Losi e Chiara Pergola &#8211; sono partiti dunque prima di tutto da una riflessione sulla propria terra di appartenenza e su ciò che gli eventi dello scorso maggio hanno implicato su di essa, proponendo opere inedite e site-specific capaci di dialogare con il contesto urbano e con gli abitanti della città.</p>
<p>Davide Bertocchi, artista di origine modenese che vive a Parigi, ha scelto di intervenire su una delle strutture più icastiche di Mirandola, simbolo del modo in cui il sisma ha segnato la dimensione della memoria storica della città: il Castello dei Pico. Egli riflette sul territorio partendo dalla musica come componente fondamentale di rievocazione della memoria, come in altre sue opere quali “L’autoritratto modenese” esposto del 2006 alla Galleria Civica di Modena, in cui presentava un’installazione con grandi pietre con dei walkman che proponevano cinque pezzi legati alla sua adolescenza nella provincia, o il progetto “Top 100”, basato sulla richiesta a critici, curatori, galleristi e artisti della propria canzone preferite. A Mirandola Bertocchi ripropone un approccio relazionale basato sul dialogo con il fruitore, chiedendo alla popolazione terremotata di segnalare delle canzoni per loro significative e eventualmente donare dei vecchi 45 giri, che, completamente defunzionalizzati, andranno a inserirsi tra le strutture di sostegno dei muri in parte crollati del castello, assemblati con cassette per uccelli atte a “ripopolare” la struttura, in un intrecciarsi di memorie individuali e memoria storica (la forma del vinile rimanda anche all’albero della vita della cabala, tema tra i più studiati da Pico della Mirandola).</p>
<p>La dimensione partecipativa, la rievocazione della memoria attraverso il suono e l’impulso a una forma di “ri-creazione” tornano nell’opera proposta da Claudia Losi <i>Quando il suono delle campane scorreva tra le vie.</i> L’artista piacentina si interroga sul senso di vuoto rimasto nelle zone terremotate in cui è venuto a mancare il battito delle campane che scandiva i ritmi quotidiani, sostituendo questo silenzio con il suono di piccole campanelle appese a dei nastri colorati, e riproponendo così l’utilizzo del tessuto come strumento attraverso cui creare una forma di relazione con un territorio geografico, presente nella sua ricerca fin dagli anni ’90. Anche in questo caso l’opera si completa attraverso la partecipazione dei cittadini della città e dei comuni limitrofi, chiamati a rispondere alle domande: “cosa hai perso? cosa hai trovato?”. Le risposte sono inserite nei tessuti collocati sulle transenne di una strada pubblica, instaurando un dialogo tra la dimensione biografica della memoria singola e quella collettiva.</p>
<p>Anche al centro del lavoro <i>Girandola</i> dell’artista modenese Chiara Pergola ritroviamo l’aspetto della perdita, indagata in questo caso come forma di smarrimento, scomparsa di punti fermi percettivi e semantici. Le lettere che l’artista dissemina nella città divengono simbolo di una disorganicità segnica, secondo un procedimento d’indagine sulla scrittura come veicolo di significazioni caratteristico della poetica dell’artista. L’opera prevede inoltre una dimensione performativa, l’azione di un attore che sostando su determinate lettere sottolinea delle parole chiave scelte dall’artista, dialogando inoltre con il lavoro di Cuoghi Corsello, invitati nella seconda parte del progetto.</p>
<p>Flavio Favelli, che vive e lavora a Savigno, realizza infine un intervento su una struttura muraria, proponendo un’operazione che rilegge il perimetro come luogo di separazione tra due spazi. L’artista, chiamato da Bartolomeo Pietromarchi al Padiglione Italia della prossima Biennale di Venezia, porta avanti una linea di ricerca sui rapporti tra luoghi e memorie individuali, sull’evocazione di narrazioni soggettive attraverso oggetti, materiali di recupero, frammenti, sulla messa in crisi – come in questo caso – dei confini tra spazio pubblico e spazio privato. L’intervento che propone sulla struttura diviene così una riflessione sull’evanescenza dei confini e sulla loro precarietà, risemantizzando l’elemento architettonico con un segno grafico che diviene esortazione e rievocazione di una memoria collettiva: “Campioni del mondo”, scritto con lo stesso font della “Gazzetta dello Sport” del 1982. Non a caso Valentina Rossi nel testo in catalogo propone un parallelismo con un passo tratto da <i>Specie di spazi</i> di Georges Perec: <i>Il muro non è più ciò che delimita e definisce il luogo in cui vivo, ciò che lo separa dagli altri luoghi in cui gli altri vivono, non è più che il supporto per il quadro</i>.</p>
<p>Il catalogo della mostra si propone inoltre come parte integrante del progetto, affiancando agli interventi critici dei curatori una nuova operazione artistica di ripensamento della città. Muovendo dalla guida del 1981 di Vilmo Capp gli artisti chiamati ad intervenire sul centro di Mirandola hanno proposto così anche una rilettura della sua mappatura, attraverso bozzetti, manipolazioni e immagini inedite, ponendo in relazione il tessuto storico della città con le installazioni proposte. Il catalogo-guida prevede inoltre il racconto della “nuova Mirandola”, ossia del polo amministrativo e didattico costituitosi al di fuori del centro storico, documentato dai progetti degli artisti invitati nella seconda sezione dell’iniziativa:<em> Cinque artisti per il Liceo Pico e l’Istituto Luosi di Mirandola. Nata da un’idea di Anteo Radovan, essa si è strutturata in una serie di incontri tenutisi tra il 18 febbraio e il 18 marzo 2013 tra gli artisti </em>Stefano Arienti, Cuoghi Corsello, Emilio Fantin, Il Prufesur e Eva Marisaldi e oltre quattrocento studenti del Liceo Pico e dell’Istituto Luosi. I progetti artistici realizzati, anche con la collaborazione degli studenti, diventeranno parte integrante della sede scolastica attualmente sita nei container di via 29 maggio, la strada intitolata al giorno del terremoto, e il testo in catalogo relativo all’iniziativa è firmato da Elisabetta Modena, chiamata da Radovan in qualità di curatrice ed ex studentessa del Liceo Pico.</p>
<p>Il catalogo-guida e le due iniziative si pongono dunque come una forma di indagine sul concetto di identità e di partecipazione, attraverso interventi basati su un coinvolgimento relazionale diretto degli abitanti della città. Intendendo l’operare artistico come pratica attiva, atta ad instaurare relazioni con la popolazione e con il territorio, gli artisti coinvolti interpretano l’idea di “ricreazione” a partire dalle storie individuali e dal passato storico della città di Mirandola, come forma di ricostruzione di “un’identità e uno spazio in cui vivere”.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Un concerto per Guido Alberto Borciani</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 15:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Sevardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica Teatro Danza]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Quartetto Voce sarà nella chiesa di San Giacomo a Reggio Emilia per una serata di musica voluta dalla famiglia a cinque anni dalla scomparsa del fondatore del Concorso Internazionale per Quartetti d’Archi »]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Il Quartetto Voce sarà nella chiesa di San Giacomo a Reggio Emilia per una serata di musica voluta dalla famiglia a cinque anni dalla scomparsa del fondatore del Concorso Internazionale per Quartetti d’Archi “Paolo Borciani”, il più importante del mondo, dedicato al fratello Paolo, che fondò il Quartetto Italiano.</b></p>
<p>Sono passati in un lampo cinque anni da quel 4 aprile del 2008 in cui Guido Alberto Borciani, ideatore e fondatore del Premio Paolo Borciani di Reggio Emilia, ci ha lasciato. La famiglia ricorderà questo anniversario con un concerto che regalerà ad amici e appassionati di musica una serata speciale: una di quelle serate che tanto piacevano a Guido, per la gioia che dà l’ascolto della musica e particolarmente la musica per quartetto d’archi.<br />
Sarà il Quartetto Voce, uno dei tre Finalisti del Concorso del 2011, a tornare a Reggio per questa particolare occasione.<br />
Mercoledì 24 aprile 2013, nella Chiesa di S. Giacomo in via Roma a Reggio Emilia, Sarah Dayan, Cécile Roubin, Guillaume Becker, Florian Frère presenteranno un classico, bellissimo programma: il Quartetto in fa minore op. 80 di Felix Mendelssohn e il Quartetto in re minore D 810 “La morte e la fanciulla” di Franz Schubert, proprio il brano che valse al Quartetto Voce la conquista del Premio del Pubblico.</p>
<p>Guido Borciani, come si legge nella biografia a lui dedicata nel sito della Fondazione I Teatri, ha avuto una vita molto lunga, attraversata da laceranti dolori e brillanti successi, mai banale. Una vita dedicata alla sua famiglia e ai suoi due lavori, come diceva lui: quello di ingegnere &#8211; come uno tra i massimi esperti mondiali di turbine &#8211; e quello di uomo di cultura, che la cultura, soprattutto la musica, ha saputo rendere viva e tangibile.<br />
Nel 1989 gli fu conferita la Medaglia d&#8217;oro di riconoscenza della Provincia di Milano per meriti culturali e professionali, e nel 2007 il Sindaco di Reggio gli ha reso omaggio consegnandogli il Primo Tricolore, onorificenza riservata a coloro che hanno contribuito a far conoscere la città nel mondo.</p>
<p>Pianista di talento, cominciò giovanissimo la carriera concertistica, come solista e come camerista, ma presto decise di occuparsi di musica da dietro le quinte. Sapiente operatore musicale come segretario del Quartetto Italiano, fondato dal fratello Paolo, fu anche un grande divulgatore come ideatore e anima di “Scomporre la musica”, ciclo pluriennale di lezioni tenute presso i Teatri cittadini, come membro del consiglio d’amministrazione di Aterballetto, come Vice Presidente e Consigliere della &#8220;Società del Quartetto&#8221; di Milano.<br />
Alla più cara delle sue numerose creature, il concorso per quartetto dedicato al fratello, l’ingegner Borciani non ha mai smesso di dedicarsi, con l’integrità che ha caratterizzato la sua intera vita. Vent’anni fa, quando il Premio Paolo Borciani fu creato e affidato al Teatro e a lui, fu scritta nella storia della musica una magnifica pagina fra le altre che lo videro protagonista.</p>
<p>Si spense il 4 aprile 2008 nella casa di famiglia di Reggio, in Corso Garibaldi 32, la stessa nella quale, nel 1945, il Quartetto Italiano si riunì per la prima volta.</p>
<p>Il concerto avrà inizio alle 20,30. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.<br />
Per informazioni: Paola Chiodini Borciani – 349 6761755 – <a href="mailto: p.chiodini@gmail.com">p.chiodini@gmail.com</a><br />
Associazione Amici del Quartetto “Guido A. Borciani” – 336 555987 – <a href="mailto: amicidelquartetto@gmail.com">amicidelquartetto@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Musica  Ospitale</title>
		<link>http://www.ottoperotto.org/musica-ospitale/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 16:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Ferrarini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica Teatro Danza]]></category>

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		<description><![CDATA[Arte e cultura. Accoglienza e solidarietà nel centro storico
Prendono vita le prime concrete iniziative promosse dalla Associazione AMICI dell’OMOZZOLI PARISETTI per »]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Arte e cultura</strong><br />
<strong>Accoglienza e solidarietà nel centro storico</strong></p>
<p>Prendono vita le prime concrete iniziative promosse dalla Associazione AMICI dell’OMOZZOLI PARISETTI per valorizzare il secolare patrimonio morale , culturale ed artistico custodito dall’ Istituto Omozzoli Parisetti, a partire dal suo antico prezioso Oratorio.</p>
<p>Per farlo conoscere sempre di più ai cittadini reggiani, inserendolo anche nei circuiti turistici della città.</p>
<p>Parte sabato 20 Aprile pv. alle h 18 la prima rassegna di MUSICA OSPITALE, ideata e realizzata grazie alla sinergia con l’Istituto Superiore di Studi Musicali ed in collaborazione con RETE, che ospita gli eventi musicali.</p>
<p>Nel corso dei 4 concerti in programma fino al 18 Maggio pv., si esibiranno nell’antico Oratorio dei Santi Rocco e Pellegrino (in Via Toschi 24) ben 25 fra i migliori studenti del nostro Conservatorio cittadino, diretto dal Maestro M. Ferrari.</p>
<p>Una prima serie di eventi culturali di reggiani per i reggiani.</p>
<p>Promossi dalla giovane Associazione Amici dell’ Omozzoli Parisetti, nata nel 2012 per promuovere il recupero ed il restauro della antica struttura benefica nata nel 1410.</p>
<p>Ed ospitati da RETE che, sotto la Presidenza di Raffaele Leoni, porta avanti oggi nel concreto i valori di solidarietà ed assistenza all’origine della nascita del Parisetti, quasi 603 anni fa.</p>
<p>Che aprirà alla città e soprattutto ai suoi giovani le porte dell’antico Oratorio, nel cuore del nostro centro storico cittadino.<br />
È MUSICA OSPITALE!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-5212" alt="Locandina3" src="http://www.ottoperotto.org/wp-content/uploads/2013/04/Locandina3.jpg" width="454" height="634" /></p>
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		<title>SERATA STRAVINSKY</title>
		<link>http://www.ottoperotto.org/serata-stravinsky/</link>
		<comments>http://www.ottoperotto.org/serata-stravinsky/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 May 2013 16:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Salsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica Teatro Danza]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 9 Maggio al Teatro Valli di Reggio Emilia andrà in scena, per la prima volta al completo, Serata Stravinsky, comprendente anche il recente lavoro Intermezzo non ancora presentato »]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 9 Maggio al Teatro Valli di Reggio Emilia andrà in scena, per la prima volta al completo, Serata Stravinsky, comprendente anche il recente lavoro Intermezzo, non ancora presentato nella città che da sempre ospita la Compagnia.</p>
<p>Concepita come un trittico di coreografie create da Mauro Bigonzetti per omaggiare il celebre compositore russo, la serata si compone di tre creazioni di forte impatto scenico:</p>
<p>Les Noces, balletto astratto, con una gestualità rigida e precisa, in bianco e nero, con una punta di rosso, per sottolineare la forza del rito che si sta compiendo; Le Sacre, una sagra essenziale, aspra, che travolge lo spettatore con la potenza del rito e che andrà in scena a Reggio Emilia esattamente cento anni dopo la prima rappresentazione della Sagra della Primavera di Nijinskij con i Ballets Russes a Parigi dove aveva suscitato profondo scalpore.</p>
<p>Le due coreografie saranno intervallate da Intermezzo, una novità assoluta per il pubblico reggiano, un balletto per quattro coppie di danzatori concertanti, entità solistiche che si respirano, sviluppano e compenetrano dando vita ad un’unica armonia. Una coreografia che mette in risalto il piacere estetico per la tecnica e la forma.</p>
<p>Per info: <a href="mailto: i.baffa@aterballetto.it">i.baffa@aterballetto.it</a> &#8211; <a href="http://www.aterballetto.it" target="_blank">www.aterballetto.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le foto nell&#8217;ordine sono di:<br />
Alfredo Anceschi da Intermezzo con Martina Forioso e Alvaro Dule<br />
Alfredo Anceschi da Intermezzo con Noemi Arcangeli e Saul Daniele Ardillo<br />
Alfredo Anceschi da Les Noces con Ivana Mastroviti e Valerio Longo<br />
Aterintra di Schweigert da Le Scare con la Compagnia</p>

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		<title>L’America di Garry Winogrand</title>
		<link>http://www.ottoperotto.org/lamerica-di-garry-winogrand/</link>
		<comments>http://www.ottoperotto.org/lamerica-di-garry-winogrand/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 May 2013 12:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Cinema Design]]></category>

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		<description><![CDATA[Il maestro della street photography raccontato da Leo Rubinfien. Sabato 23 marzo un incontro con il curatore della retrospettiva del fotografo americano in esposizione al San Francisco Museum »]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Il maestro della street photography raccontato da Leo Rubinfien</b></p>
<p><i>Sabato 23 marzo un incontro con il curatore della retrospettiva del fotografo americano in esposizione al San Francisco Museum Of Modern Art.</i></p>
<p>Fondazione Fotografia presenta un incontro dedicato al fotografo statunitense Garry Winogrand (1928-1984) uno dei grandi protagonisti della mostra Flags of America. A raccontare il lavoro del fotografo sarà un ospite d&#8217;eccezione: Leo Rubinfien, critico fotografico e curatore di una grande retrospettiva su Winogrand appena inaugurata al San Francisco Museum of Modern Art, che toccherà nei prossimi due anni i più grandi musei del mondo. Presente a Modena in qualità di visiting professor del master sull&#8217;immagine contemporanea di Fondazione Fotografia, Leo Rubinfien condurrà un percorso tra le immagini più significative del fotografo, dai celebri scatti degli anni Sessanta al lavoro degli ultimi anni.</p>
<p>Riconosciuto quale indiscusso protagonista della street photography, Garry Winogrand ha costruito il suo approccio originale su un&#8217;acuta capacità di osservazione del comportamento umano, unita a una rapidità istintiva e a uno sguardo ironico e libero. Le fotografie che compongono la sua enorme produzione – circa 20.000 rullini realizzati dagli anni Cinquanta in poi – compongono un molteplice ritratto della società americana e della vita quotidiana del suo tempo.</p>
<p>Nato e cresciuto a New York, Winogrand inizia a fotografare a metà degli anni quaranta, durante il servizio militare. A partire dagli anni cinquanta orienta senza sosta la sua Leica dotata di ottica grandangolare sulla vita di New York immortalando eventi politici, culturali e mondani, conferenze, vernissage.</p>
<p>Il suo stile raccoglie ben presto il sostegno di John Szarkowski che lo include nella mostra “New Documents” (MoMa, 1967) con Diane Arbus e Lee Friedlander.</p>
<p>Nel 1979 Winogrand, grazie alla terza borsa Guggenheim, si trasferisce a Los Angeles dove si ferma per alcuni anni a documentare la vita californiana.</p>
<p>In aperta antitesi al credo di Adams e di Weston, Winogrand si è sempre lasciato guidare dal suo inesauribile fiuto fotografico, senza creder troppo al concetto di pre-visualizzazione ma sottoponendo a se stesso e al mondo uno stile libero, legato indissolubilmente al potere della fotografia nel vedere più di quanto possa fare l’occhio umano.</p>
<p>Le sue stampe e i suoi negativi sono oggi conservati negli archivi del Center for Creative Photography di Tucson in Arizona.</p>
<p>Leo Rubinfien (1953, Chicago, Illinois) appartiene alla cerchia di artisti e fotografi americani che, negli anni Settanta, sperimentarono nuove tecniche a colori e nuovi materiali. È attivo inoltre come saggista e curatore. Dal 2001 collabora con il San Francisco Museum of Modern Art, per il quale ha curato una grande retrospettiva sul fotografo giapponese recentemente scomparso Shomei Tomatsu.</p>
<p>L’incontro, in lingua inglese con l’ausilio di un traduttore, si svolgerà nella sala grande dell’Ex Ospedale Sant’Agostino (Modena, Largo Porta Sant’Agostino 228), all’interno del percorso espositivo di Flags of America. Non è necessario prenotare ed è possibile accedere all’incontro con lo stesso biglietto d’ingresso alla mostra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Orari e info<br />
</strong></em>Sabato 23 marzo, ore 17.00<br />
Ex Ospedale Sant&#8217;Agostino<br />
Largo Porta Sant&#8217;Agostino 228, Modena<br />
Tel. 059 239888 &#8211; 335 1621739</p>
<p>&nbsp;</p>

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