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GABRIELE BASILICO/BORD DE MER

20 luglio 2017
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Ovvero della lentezza dello sguardo

Gli esiti fotografici degli oltre quattrocento chilometri di costa del Nord della Francia, da Bray-Dunes a le Mont-St-Michel, magistralmente inventariati da Gabriele Basilico (Milano 1944-2013) tra il 1984 e il 1985 per la Mission photographique de la DATAR (Délégation à l’Aménagement du Territoire et à l’Action Régionale) fanno parte del patrimonio dello sguardo, sono la rappresentazione di un modo eccelso di riportare agli occhi ciò che l’uomo, con una accelerazione improvvisa e distruttrice iniziata all’epoca della prima fase di industrializzazione meccanica, ha dei nostri luoghi modificato, sfruttato, rivissuto.

Non è un caso se Gabriele Basilico è stato l’unico fotografo italiano invitato a cimentarsi in quella che sarebbe divenuta negli anni la mitica capostipite di una serie di committenze pubbliche volte alla lettura per immagini e non più per diagrammi delle trasformazioni, ormai senza ritorno, obbligate al paesaggio. Non a caso il suo racconto è magnifico.

Oggi è possibile avvicinarsi nuovamente al lavoro di Basilico alla DATAR grazie all’uscita del volume GABRIELE BASILICO/BORD DE MER edito da Contrasto, già disponibile in libreria.

Progettato da Basilico nel 2012 il volume raccoglie, in quella che è la sua quarta revisione, 71 fotografie in grande formato, una sequenza di 135 fotografie minimali che ne consentono un ampio approfondimento insieme ai testi ‘Bord de Mer’ di Bernard Latarjet, unico appartenente alla prima edizione (Bord de Mer, Art&, Udine, 1982), ‘Ripensando alla Mission photographique de la DATAR di Roberta Valtorta, ‘Vedere il paesaggio con occhi nuovi’ conversazione di Angela Madesani con Gabriele Basilico sulla Mission de la DATAR e ‘Uno sguardo senza concessioni’ di Gabriel Bauret.

Guardando questa nuova stesura si possono cogliere tre grandi temi di lettura: innanzitutto un ritorno alla Mission de la DATAR (tramite il cui sito internet missionphoto.datar.gouv.fr è possibile rileggerne storia e protagonisti) la cui traccia è ben argomentata nel volume da Roberta Valtorta che ne pone in rilievo l’importanza per la storia della fotografia e non solo. Aggiungo che la prospettiva storica dell’evento è analizzata nella mostra ai Rencontres d’Arles 2017: la mission photographique de la DATAR à l’honneur (fino al 24 settembre 2017, Atelier de la mécanique, Arles): secondo tema, solo per mera sequenza filologica, sono le magnifiche fotografie di Basilico.

Ho sempre avuto una infinita ammirazione per il lavoro fotografico di Gabriele Basilico, insomma, sono di parte. Questa mia infatuazione risale ai tempi antecedenti la Mission de la DATAR. Penso in maniera particolare alla sequenza fotografica sulle fabbriche di Milano “prima e fondamentale – sua – deviazione dal percorso di reportage verso l’architettura e il paesaggio”.

La DATAR è diventata per Basilico il tempo e il modo per appropriarsi di un rapporto definitivo con le tematiche riguardanti il paesaggio, in generale, e coniare l’elogio della lentezza dello sguardo come manifesto di vita e di lavoro. Concetto oggi estraneo ai più.

La sequenza-provino riprodotta a pagina 39 del volume Bord de Mer è in questo senso una rivelazione. “Quello che serve per diventare un fotografo di paesaggio” è il racconto di un passaggio interiore. Mi permetto di aggiungere che non basta fornirsi di scarpe (adatte), orologio, bussola, mappe e guide, macchina fotografica (a lastre) e cavalletto, automobile e quindi un paesaggio. Occorre anche lo sguardo di Gabriele Basilico: un abbraccio sul mondo, un insegnamento di ostinazione, rigore, capacità visiva e grande umanità, doti non comuni. Un lento procedere sulle pratiche conclamate della più alta perfezione tecnica possibile in fotografia che richiedono pause che divengono spesso contemplative.

Le oltre 200 fotografie riprodotte sul volume ne sono la formidabile conseguenza.

Spazi che si aprono alla vista dell’osservatore filtrati attraverso il taglio voluto, scelto, imposto dall’autore. Così come il formato della pellicola ha deliberatamente aiutato il verificarsi di una vasta gamma tonale e di atmosfere dove il tempo rimane sospeso. Spiagge, porti, attrezzature, navi pronte a salpare ancorate alla terra che le trattiene, apparentemente, senza fatica. Strade che separano costruzioni figlie di diverse concezioni sull’uso del territorio ma che sulle riproduzioni di Basilico si fondono per testimoniare che lo sguardo dell’autore le raccoglie tutte nel suo messaggio visivo. Scorrono sotto gli occhi Dunkerque, Boulogne-sur-Mer, Le Tréport, Dieppe, Calais: Normandia e Bretagna. A volte, oltremare vince l’orizzonte, altre volte le case, le costruzioni ne occupano lo spazio diventandone l’invalicabile confine visivo. Diverse epoche e differenti destinazioni d’uso restano a testimoniare lo scorrere del tempo. Così per innumerevoli volte.

Infine il terzo momento e cioè la capacità del fotografo di rileggere il proprio archivio, di riproporlo, anche a distanza di anni rimodulando l’offerta all’osservatore.

C’è un passaggio preciso nel dialogo tra Angela Madesani e Gabriele Basilico che affronta la tematica dell’archivio, inteso come fonte culturale e non solo didascalica dell’opera di un autore.

“È bello invece ritrovare immagini che si erano completamente dimenticate. L’archivio è una cosa viva e la vitalità è data non solo da quello che hai fatto e che puoi riscoprire ma dalle diverse e mutevoli necessità di raccontare delle storie”.  

Un tema così importante e così malamente interpretato a Reggio Emilia da Fotografia Europea 2017.

Mentre finisco di guardare Bord de Mer penso all’archivio di Gabriele Basilico e alle fotografie inedite che con un po’ di fortuna potrò ammirare nelle sue prossime esposizioni e pubblicazioni.

La fotografia vive.

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BORD DE MER. Gabriele Basilico
Contrasto editore 2017

28 x 24 cm
163 pagine
226 fotografie in b/n
cartonato
edizione in italiano e in francese

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Didascalie delle fotografie della galleria sottostante:
1) copertina del volume
2) Gabriele Basilico davanti alla sede della DATAR, Parigi, 1983 (photo Giovanna Calvenzi)
3) Gabriele Basilico in Normandia, 1984 (photo Giovanna Calvenzi)
4) Gabriele Basilico in Normandia, 1984 (photo Giovanna Calvenzi)
5) Boulogne-sur-Mer, 1984/45N464
6) Le Tréport – Mer-sur-Bains, 1985/45N581
7) Lanquelot, 1984/135N210/14A
8) Le Havre, 1984/45N439
9) Calais, 1985/45N439
10) Dunkerque, 1984/45N365
11) Dunkerque, 1984/45N386
12) Boulogne-sur-Mer, 1984/45N165

 

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