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1513-2013 cinquecento anni del monastero di San Pietro

17 Giugno 2013
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Il 6 giugno 1513 ha inizio la vicenda del monastero benedettino di San Pietro a Reggio Emilia.

Cinquecento anni fa la bolla del papa Medici, Leone X, autorizza l’edificazione di uno dei più grandi monasteri benedettini urbani.

Non trova traccia di questa data chi passeggia tra le arcate dei chiostri nelle giornate della Fotografia Europea, ammirando una generica bellezza, compiacendosi di un fascino d’antan, ignorando cinquecento anni di gloriose e ingloriose vicissitudini. Dopo le quali la fabbrica storica più importante di Reggio attende un intervento che ne esalti la sapienza costruttiva e l’arte e sia capace di trasmettere alla città ragioni e significati delle sue strutture.

Erano stati proprio gli abitanti di San Pietro a scrivere ai padri benedettini e al Papa, da poco al soglio pontificio, e a chiedere che il nuovo monastero venisse edificato sui terreni della propria parrocchia.

Non è forse troppo augurarsi che, nel quinto centenario, sia ancora la Città a promuovere un evento di conoscenza e valorizzazione dello splendido complesso, per un organico e condiviso progetto di recupero.

Singolare intreccio di valori formali e sapienziali, di tecniche costruttive e di riferimenti filosofici, di tracciati geometrici e di consonanze armoniche, il complesso attende infatti un intervento deciso e corale, al di là degli episodici disparati e spesso non pertinenti utilizzi. Nonostante lo stato di imbarazzante “non finito” e il negativo esempio di cura e manutenzione, cinquecento anni non sono riusciti a cancellare lo spirito del luogo. Comprenderlo e interpretarlo, esaltandone i valori e attualizzando segni e significati che le antiche pietre per secoli hanno trasmesso è oggi compito di chi tutela e amministra. Inspiegabilmente invece molte tracce dell’antica bellezza sono state occultate e rese illeggibili, e altrettanto inspiegabilmente si è scelto di preservare le fuorvianti impronte di incongrui riusi.

L’importante anniversario impone una presa di posizione chiara, responsabile e unitaria delle diverse presenze istituzionali, culturali e private che mettono al primo posto la crescita valoriale della Città. Primo atto di un’operazione complessa e delicata, ma anche entusiasmante e stimolante, perché San Pietro non sia solo “episodico contenitore”, ma fulcro di aggregazione, luogo di incontro e di scambio culturale, finalmente restituito a se stesso e alla Comunità.

 

Le foto nell’ordine:
– Locandina programma
– Chiostro grande di San Pietro: la raffinata spazialità del chiostro nel progetto di restituzione alla quota originaria
– Manifattura fiorentina del XVI secolo, Bandinella di Leone X, Firenze, Museo delle Cappelle Medicee
Manifattura fiorentina del XVI secolo, Bandinella di Leone X, Firenze, Museo delle Cappelle Medicee, particolare con lo stemma mediceo

 

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