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MANI IN ALTO

11 Febbraio 2013
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Antivigilia di Natale 1974.
Paolo Casaroli è rinchiuso nel penitenziario di Porto Azzurro da oltre vent’anni. Sta scontando l’ergastolo e riceve la visita di una giovane giornalista. La ragazza ha un volto familiare, risulta infatti essere la figlia segreta del vecchio amico Daniele Farris.
Anno 1950. Paolo Casaroli, Romano Ranuzzi (detto il Bello) e Daniele Farris escono di galera e decidono di affidare al destino la loro scelta di vita. Una scatola di cerini viene lanciata in aria per una sorta di testa o croce: banditi o galantuomini.
I tre amici formano una banda, sanciscono un patto e si procurano le armi tra cui una Beretta M35 che verrà seppellita in un posto segreto. Paolo Casaroli, sul braccialetto d’oro che porta al polso, si fa incidere una breve emblematica frase: Mamma, fu destino!
Si ritrovano così a rapinare banche e diventano come i gangster americani che si vedono al cinematografo. Ma sono ragazzi italiani, hanno militato in formazioni paramilitari di destra o di sinistra, a loro poco importa. Sono banditi romantici che leggono D’Annunzio e Sartre, ma anche giornalini con Mandrake.
Tra una rapina e l’altra si abbandonano ai piaceri del lusso che non hanno mai avuto: ristoranti raffinati, donne profumate, night e vestiti eleganti. Daniele però è fidanzato da tempo con Maria.
Il maresciallo Farolfi tiene d’occhio quei tre ragazzi e risale a una Fiat 1400 usata per l’ultima fatale rapina di Roma, dove ci scappa anche il morto.
La banda Casaroli è ormai in trappola, si consuma una tragica sparatoria nel tranquillo centro cittadino: proiettili, cadaveri e feriti per le strade di Bologna. Romano, colpito a morte, si spara alla tempia per non essere catturato. Anche Paolo viene crivellato di pallottole e giace inerte sul selciato. Daniele ha seguito gli amici ma non riesce a intervenire.
L’edizione straordinaria del giornale annuncia la morte dei due banditi. La sera stessa Daniele s’infila in un cinema, scrive un biglietto, bacia la medaglietta che portava al collo e si uccide con la Beretta m35 che avevano nascosto tutti e tre insieme. Si viene a sapere che Paolo Casaroli invece che morto è solo ferito.
Il maresciallo Farolfi si reca in ospedale da Casaroli  e gli consegna il biglietto che Daniele aveva scritto prima di suicidarsi. Il biglietto termina con queste laconiche parole: “Paolo, mantengo la promessa, ti seguo”.
Paolo ritorna in carcere, subisce il processo e l’inevitabile condanna all’ergastolo.
Durante la lunga prigionia inizia a dipingere quadri e, di tanto in tanto, riceve la visita di qualche giornalista. Una giovane cronista risulterà essere la figlia di Daniele e Maria che a quel tempo aveva segretamente in grembo.
La figlia di Daniele mostra a Paolo Casaroli la medaglietta che il padre aveva al collo prima di morire e su cui si era fatto incidere di nascosto la medesima frase Mamma, fu destino!

In libreria dall' 1  Ottobre Ô09


MANI IN ALTO. Il romanzo della banda Casaroli, è in libreria da mercoledì 23 gennaio 2013 per i tipi di Imprimatur.
L’autore (foto sotto) è da Claudio Bolognini, nato il 24 agosto 1954 a Bologna, dove vive. Ha già pubblicato diversi romanzi e racconti, tra i quali L’albero dei rusticani (2000), Apache! Ovvero l’esordio di Piulina in serie A (2003), Il posto delle viole (2008), La casa di Garibaldi (2009) e La ballata di Dante Canè (2010).

Claudio Bolognini

 

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