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ANIME

20 Giugno 2013
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Voglio i miei cartoni di cobalto
Actaruso e Capitan Arlocco
Cartoni animati giapponesi
Voglio un’alabarda giapponese
fatta di mercurio giapponese
Cartoni animati

Elio e le Storie Tese, Cartoni animati giapponesi, 1992

 

Il protagonista della canzone, un mix di Supergiovane, Pinocchio e Servo della gleba, trova in Actarus, in Capitan Harlock e nelle loro armi spaziali il motivo culminante di una serie di confessioni tutte incentrate sul sesso. O meglio, sul sesso come via alla realizzazione di sé. Ma cosa c’entrano col suo progetto di vita gli anime (per dirla alla giapponese) che circa trent’anni fa hanno cambiato la nostra TV? E’ presto detto.

Col piglio nipponico del samurai e del kamikaze, e facendosi forti della loro estraneità al nostro vissuto eurocentrico ed umanistico, questi eroi paiono solidi e inattaccabili proprio perché completamente dediti ad una causa. Nel loro corpo meccanico non c’è spazio per il rimorso. Nessun ripensamento li turba, non vi sono remore ideologiche che limitino la loro sfera d’influenza. Essi sono la controfigura ideale per chiunque voglia darsi un’immagine non inquinata dal pentimento, dalle paturnie, dalla parola che si stacca dall’azione. Lo Zen elevato al cubo insomma.

Da navigatore del mondo del cinema e dei fumetti, Andrea Gualandri non poteva non incontrare, come chi approda sull’isola di Pasqua e trova ad attenderlo sulla riva le grandi sculture raffiguranti gli antenati Moai, le teste corazzate dei cartoni animati giapponesi. Personaggi che non sono persone ma macchine umanoidi, robot abitati non da pensieri propri ma da piccoli uomini (giapponesi fin che si vuole ma sempre uomini in carne ed ossa) che li guidano col proprio pensiero.

Io ho visto i cartoni animati giapponesi ormai troppo tardi per cedere al loro fascino, e il mio progetto era già costruito sulla sfida tra Tom e Jerry, Wile E. Coyote e Road Runner, Yoghi e il ranger Smith. Perciò mi sono sempre chiesto come avrebbe potuto cavarsela uno più giovane di me di dieci-quindici anni. Uno che accendeva la TV e, naufrago-bambino sulla spiaggia di un’isola del Pacifico, si risvegliava a nuova vita circondato da antenati di nome Goldrake, Mazinga, Jeeg, Mechander.

Penso che avrebbe potuto fare come Gualandri. Cioè fingersi anche lui un giapponese (un giapponese da cartone animato giapponese, di quelli col ciuffo ribelle e gli occhi grandi come oblò), poi salire su una di quelle grandi carcasse e provare a pilotarla. Per dove? Per tornare a casa, in Occidente, nel mezzo del Mediterraneo. E per comunicare a quella grande corazza con un piccolo guerriero dentro un po’ dei crucci dei guerrieri omerici. Vale a dire la bramosia, la melanconia, l’empietà, lo spleen, l’armonia e tutto quello che fa di noi l’Occidente più occidentale che un giapponese abbia mai immaginato.

 

Andrea Gualandri è nato a Reggio Emilia nel 1978. Nel 2005 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Si occupa di grafica, fumetto, illustrazione, pittura. Educatore atelierista, insegna disegno e discipline pittoriche.
Nel 2005 vince il primo premio della Biennale internazionale dell’umorismo di Tolentino. Realizza come assistente, assieme ad altri giovani artisti selezionati, l’opera “Whirls and Twirls 1” un wall drawing di Sol Lewitt presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.
Ha illustrato la raccolta di racconti “Mohamed divorzia” di Carlo Cesarini, edizioni Mavida.
Nel 2007 Mostra personale “Sketchbook in tour” alla Biennale Internazionale dell’umorismo nell’Arte di Tolentino.
Nel 2009 pubblica il fumetto “30 senza lode”, con testi di Alberto Calorosi per le edizioni Tapirulan.
Nel 2010 partecipa alla collettiva del festival “Indie Mon Amour” di Agropoli (SA)
Nel 2011 è direttore artistico della Biennale Internazionale dell’umorismo nell’Arte di Tolentino.
Personale “Anime. Robot portrait” FuoriOrario, Taneto (RE).
Nel 2012 espone nella rassegna “L’arte di oggi nei luoghi di ieri” a Palazzo d’Accursio, presso le collezioni comunali d’arte del Comune di Bologna.
Nel 2012 presenta la mostra “FforFAKE – il cinema inesistente” presso cinema Rosebud (RE)

 

ANIME portrait
di: Andrea Gualandri
testo critico: Enrico Maria Davoli
ww.andreagualandri.it
www.enricomariadavoli.it

presso LABÒ
Strada Giovanni Inzani, 3
43125 Parma PR

inaugurazione
venerdì 21 giugno – ore 19.00
la mostra sarà aperta durante gli orari del locale fino al 8 agosto

 

 

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