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Ardengo Soffici finalmente sdoganato agli Uffizi

6 Dicembre 2016
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Ci voleva il nuovo e giovane direttore tedesco Eike Schmidt per “sdoganare” lo scottante nome dell’arte italiana del secolo scorso, ovvero, Ardengo Soffici.
Per le sue idee Soffici ha pagato un oblio da parte della solita vulgata al potere della cultura in questo paese.
Il motivo della rassegna fiorentina è scaturito dalla donazione di un autoritratto dell’artista, da parte degli eredi del grande intellettuale toscano.
La mostra è titolata “Scoperte e massacri-Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze” e mette in rilievo il ruolo che ebbe, l’artista,  dall’inizio del secolo scorso fino agli anni cinquanta.
La sua conoscenza degli artisti d’oltre Alpe, assiema a Gino Severini, fece conoscere all’Italia le nuove forme artistiche, ed ecco nel 1910 la Prima Mostra italiana dell’Impressionismo allestita a Firenze.
Dichiara il direttore degli Uffizi che non si è voluto dare una semplice ricostruzione monografica ma mettere in evidenza la vis polemica e l’impegno intellettuale attraverso le sue opere.
Il titolo della mostra è mutuato da un suo libro del 1919 titolato appunto “Scoperte e massacri. Scritti sull’arte” edito a Firenze dall’editore Vallecchi.
Nella rassegna ritroviamo i pittori preferiti come Segantini con “L’angelo della vita” dal Museo di Budapest. E’ di quegli anni una visita a Parig per l’Esposizione Universale, assieme a Giovanni Costetti e Umberto Brunelleschi.
I suoi modelli in quegli anni sono Puvis de Chavannes e Maurice Denis presenti a Firenze con loro quadri in mostra.
Poi opere di Cezanne e di Medardo Rosso che Soffici ha contribuito a diffondere attraverso i suoi scritti.
Interessante la ricostruzione deila “Stanza dei manichini” che vedono un Soffici insolito dipingere nella casa del suo amico Giovanni Papini.
Anni di fermenti culturali, a questo proposito, ricorriamo al racconto di Carlo Carrà nel suo libro “La mia vita”  che descrive lo “scontro” avvenuto a Firenze al Caffè delle Giubbe Rosse, tra i Vociani fiorentini e i Futuristi milanesi.
L’occasione un articolo si Soffici pubblicato sulla Voce a Firenze il 22 giugno 1911 con un violentissimo articolo contro i futuristi milanesi,
Scrive Carrà “Era questa una violentissima stroncatura dei nostri quadri esposti a Milano al Padiglione Ricordi nella prima mostra d’arte libera allestita in Italia, stroncatura che mi offese tanto più in quanto io avevo sostenuto e contribuito a far conoscere la voce agli artisti milanesi. Marinetti, Boccioni, Russolo ed io decidemmo di rispondere subito in modo adeguato all’ingiuria e partimmo per Firenze. Giunti, ci recammo guidati da Palazzeschi al Caffè delle Giubbe Rosse, dove sapevamo di trovare il gruppo vociano. Ben presto infatti ci fu indcato Soffici, e Boccioni lo apostrofò- E’ lei Ardengo Soffici ?- Alla risposta affermativa volò uno schiaffo, Soffici reagì energicamente tirando colpi a destra e a sinistra col suo bastone”.
La storia continuò al Commissariato ma la descriverò prossimamente.
Per concludere sulla rassegna di oggi a Firenze, Soffici dopo gli esperimenti di pittura di avanguardia cercò un un nuovo punto di partenza per giungere ad una ricostruzione dei valori e del linguaggio figurativo. E’ questo il momento dei suoi maturi capolavori. Sarà in contatto con Mario Broglio e collaborera alla rivista Valori Plastici.


ARDENGO SOFFICI. LA VITA
 
Nasce a Rignano sull’Arno nel 1879 e muore a Vittoria Apuana nel 1964.
A ventanni si trasferisce in Francia dove lavora come illustratore per riviste importanti. Ha modo di frequentare artisti come Picasso, Apollinaire e Jacob.
Inizia la collaborazione con un altro grande italiano dimenticato, Giovanni Papini (Firenze 1881-1956), scrivendo articoli per la rivista Il Leonardo che esce a Firenze tra il 1903 e il 1908. Assieme a Papini ci sono Giuseppe Prezzolini ed il reggiano Giovanni Costetti.
Nel 1908 è tra i massimi collaboratori di Papini e Prezzolini nella nascita della rivista La Voce, disegnandone la testata.
Una parentesi, la collaborazione alla rivista mensile La Riviera Ligure, che ha tra gli scrittori, Luigi Pirandello, Giovanni Pascoli, Grazia Deledda, Marino Moretti e Massimo Bontempelli.
Nel 1911 scrive un articolo sulla Voce contro il nascente futurismo generando la famosa zuffa tra i vociani capeggiati da Soffici e i futuristi milanesi con alla testa Marinetti e Boccioni.
Nel 1913, ricomposto il dissidio, assieme a Papini e Prezzolini fonda la rivista futurista Lacerba.
Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruola volontario, rimane ferito due volte e ottiene una decorazione al valore militare.
Dopo la guerra diviene collaboratore de Il Popolo d’Italia, giornale fondato da Benito Mussolini; è anche collaboratore del Corriere della Sera di cui diviene direttore della “terza pagina”.
Nel 1925 firma il Manifesto degli intellettuali fascisti e aderisce alla RSI.
Nel 1944 fonda la rivista Italia e Civiltà.
Copiosa la sua produzione letteraria e di critico d’arte : Saggio su Cezanne, Il caso Rosso e l’impressionismo, Monografia sul poeta Rimbaud, Simultaneità e chimismi lirici, Elegia dell’Ambra, La ritirata del Friuli, tra i tanti scritti.
Nel secondo dopoguerra collabora alla stesura della collezione Verzocchi (Forlì) Il lavoro nella pittura contemporanea.
Tra i tanti scritti d’arte, Cubismo e oltre, Cubismo e Futurismo, Statue e fantocci e il famoso “Scoperte e massacri” che sarà anche il titolo della mostra agli Uffizi.
Tantissime le sue opere d’arte che si trovano nei maggiori musei e a Poggio a Caiano.

 

 

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