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ARE WE STILL GOING ON?

12 Marzo 2012
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by Kaarina Kaikkonen, Collezione Maramotti

Entrare nella ex fabbrica di abbigliamento MaxMara e trovarsi di fronte un’opera come quella della Kaikkonen, è stata un’emozione molto forte.

L’artista ha costruito con camicie annodate tra loro lo scheletro di una grande barca, la carena appunto, che si sposa perfettamente con l’architettura del vecchio ingresso della fabbrica; di grande effetto sono la suddivisione della nave in due strutture complementari costituite da un universo maschile (camicie azzurre e dai toni freddi) e da uno femminile (camicie rosa e dai toni più caldi) legate assieme come in un dialogo simbolico e il susseguirsi dei pilastri in cemento armato che diventano parte integrante del lavoro di Kaarina.

L’artista utilizza in ogni suo “work” abiti trovati in loco, perché nel loro essere usati confessa di sentire la presenza del passato e usandoli in opere nuove li proietta nel futuro.

Ma è soprattutto quella domanda, che da’ il titolo all’opera.. ma dove stiamo andando? che fa riflettere. Kaarina lascia la libertà a tutti quelli che fruiscono della sua realizzazione di vedere in quella carena che si muove leggera quello che si vuole, ci lascia leggere l’opera attraverso il nostro passato, personale e la nostra storia, ci lascia intrecciare con l’opera un feeling interiore, cogliere solo il nostro punto di vista. Ed essere liberi. Totalmente.

Are we stille going on? by Kaarina Kaikkonen, Collezione Maramotti

E’ stata una giornata particolare quella di mercoledì 22 febbraio, nella quale Kaarina Kaikkonen, (tra le artiste finlandesi più importanti, è nota internazionalmente per i suoi progetti ambientali e per le grandi installazioni realizzate con l’uso di materiali semplici, come indumenti o carta, che rimandano alla grande tradizione scandinava che vede nella relazione fra arte e ambiente uno degli esempi di ricerca più riusciti del Novecento) ha spiegato la sua opera, realizzata appositamente per l’evento alla Collezione Maramotti,ad una delegazione di formatori svedesi.

Il progetto si è poi spostato al centro Malaguzzi a Reggio Emilia per una Lecture nella quale l’artista ha parlato delle sue opere attraverso una lunga ed intensa carrellata di immagini.

Di tutto ciò che ho visto e in seguito avendo parlato con lei, ho scelto, secondo la mia storia e il mio passato tre opere da presentarvi.

The Father, 1999
[Dublin. Ireland]

Questa opera rappresenta il senso di colpa che l’artista ha portato con se per tutta la vita e che si è concretizzata in una serie di opere e nell’attenzione al vestiario. È un’opera dedicata al padre, che morì, davanti a lei, di un infarto quando lei aveva 10 anni. Kaarina ricorda che invece di correre a cercare aiuti, cercava di coprirsi gli occhi per non guardare, da qui il suo senso di colpa. Già da adolescente poi restringeva i vestiti del padre per utilizzarli lei stessa. E usare gli indumenti del padre significava portarlo con se, prolungare la sua presenza. L’opera evoca una cascata, che solo avvicinandosi rivela di essere composta di vecchi abiti maschili.

Like a Bird of Passage,2003
[objects, vintage shoes]

Nel 2002 Kaarina perse anche la madre. La madre, molto solare, donna elegante e femminile, che spesso danzava anche mentre era in casa a svolgere le mansioni domestiche; era il simbolo della femminilità che l’artista da sempre continua a rifiutare. Indossare vestiti maschili significava per lei non solo tenere vicino il padre perso a 10 anni, ma anche farsi carico delle sue responsabilità. Ritiene infatti che gli oggetti femminili come i tacchi, i trucchi, gli accessori non siano degli elementi inseribili nella sua vita e come presenze ossimoriche vengono tagliati in pezzi e riallestiti.

Like A Bridge Over Troubled Water, 2006
[Echino-Tsumari Triennial, Japan]

Nel 2006 la Echigo-Tsumari Art Triennale in Giappone si prefisse di creare un incontro tra l’arte contemporanea e la regione agricola Echigo-Tsumari. Gran parte degli abitanti di quest’area, negli anni, si erano dovuti spostare nelle grandi città per ragioni di lavoro o di studio; gli artisti pertanto erano stati invitati a lavorare in connessione con la storia e la gente dei piccoli villaggi agricoli. Kaarina realizza a tale scopo un ponte di 100 mt. che idealmente riporta dentro alle foreste, alle origini della propria cultura agricola, un ponte che spera di riportare fisicamente le persone nei villaggi originari. Purtroppo la povertà del luogo le ha impedito di trovare abiti in loco e li ha dovuti pertanto portare con sè.

La mostra, ad ingresso libero, è visitabile negli orari di apertura della collezione permanente.
dal 26 febbraio al 28 ottobre 2012
Giovedì e venerdì 14.30 − 18.30
Sabato e domenica 10.30 − 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1° maggio, dall’1 al 25 agosto

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