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Baustelle, la serietà della frivolezza

16 Marzo 2017
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Entrare nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Renzo Piano ti riempie già l’anima di gioia e potenza. Se poi ti affacci e guardi il palcoscenico e ti sembra di essere dentro uno studio televisivo degli anni settanta, la fantasia e l’eccitazione cominciano ad aumentare. E’ il 13 marzo, data romana, sold out in una giornata di uno dei gruppi italiani più importanti della scena musicale internazionale. E una scritta sul fondo, con un logo inconfodibile, incide nero su bianco: Baustelle! Molti di voi li conosceranno essendo nati, come band, a Montepulciano nel 1996, comunque sono: l’algido, distaccato, emozionante, intenso, magrissimo, Francesco Bianconi (voce, chitarre, tastiere); una incontenibile, entusiasta e coinvolgente Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni) che spesso si allontana dalla sua postazione per prendersi la scena ballando e cantando e giocando a fare la star e riuscendoci in pieno (non si contano le approvazioni che le arrivano dal pubblico); e la solidità, la certezza della professionalità, il chitarrista Claudio Brasini, che ancora si divide tra la musica e il lavoro in banca. Per questo tour che porta il nome del loro ultimo splendido album: “L’amore e la violenza” sono però in otto sul palco. Il magnifico trio è accompagnato da Ettore Bianconi (elettronica e tastiere), Sebastiano de Gennaro (percussioni), Alessandro Maiorino (basso), Diego Palazzo (tastiere e chitarre) e Andrea Faccioli (chitarre). Un album molto più pop e ballabile di Fantasma decisamente più cupo anche se i Baustelle sono post tutto. Sono oltre, indefinibili. Come dicono loro oltre Battiato o i Pulp, loro punti di riferimento da sempre. Ed è così! Il concerto è straordinario, come sono i Baustelle, ovvero qualcosa assolutamente sempre fuori dall’ordinario. La prima parte segue esattamente la scaletta del loro nuovo lavoro, L’amore e la violenza, i tre eseguono le tracce come le hanno messe sull’album. Quindi iniziamo con Love, Il vangelo di Giovanni, Amanda Lear, Betty, Eurofestival, Basso e Batteria, La musica sinfonica, Lepidoptera, La vita, Continental stomp, l’Era dell’Aquario e Ragazzina. E così inizia un ‘stai bene così senza niente, pelle e ossa, un Amanda Lear il lato A, il lato B, e non sopporto più questa musica leggera’. Il loro mondo, il nostro mondo, un disco mostruosamente attuale senza essere mai retorico. I Baustelle hanno la capacità di inserire a testi alti, altrettanta musica alta ma anche pop (che sempre alta rimane, ma non per tutti). C’è molto amore e poca violenza in questo loro ultimo lavoro, c’è voglia di vita, il cinismo è una carta che non si può più giocare. E’ finito, sarebbe troppo banale per loro rimanere incastrati in un gioco dove vincere sarebbe facile, ma non sarebbe reale, non corrisponderebbe al percorso che hanno fatto e che li ha portati a creare un album prodigioso. Prodigioso per diversi motivi, dalla ricchezza musicale (utilizzando strumenti d’epoca che si portano dietro un lavoro di ricerca scrupolosissimo) e da testi che sono tutte poesie ma poesie che parlano di vita quotidiana, di sentimenti, di fatti, di azioni, pensieri e parole che tutti sentiamo e proviamo … ma qui c’è la capacità di renderli arte! I Baustelle sono una falena di luce! Poi arriva la seconda parte dello spettacolo e arrivano i brani più conosciuti ed amati, ma i Baustelle sono la poetica della difficoltà di lasciarsi andare nella vita e quindi partecipano all’euforia del pubblico ma mai del tutto … Parte Bianconi che canta uno dei suoi capolavori scritti per Irene Grandi, Bruci la città e poi essendo a Roma non può mancare Un romantico a Milano. A Milano faranno Piangi Roma.  Ci si scatena con Charlie fa surf!, La guerra è finita, L’aeroplano, La canzone del parco e La moda del lento e nonostante le infinite richieste prima di concedersi sparano Veronica n.2. I Baustelle come amano dire: ‘pretendono calore ma con freddezza chirurgica’. Ma alla fine arriva Le Rane e il pubblico esplode, anche se siamo a Santa Cecilia nessuno rimane più seduto e tutti ballano sotto il palco.

“La vita è tragica, però è stupida ma è bellissima e aiuta a vivere. Essendo inutile, pensa al contrario poi ti ammazzi subito e invece non devi avere mai paura per qualcosa che non è … non tremare mai … stai giocando un gioco senza vincitori ! E’ solo immagine, è un soprammobile … è fantastica la vita ! E’ tutta estetica, la vita non è niente ma io provo a vivere!”.  

I Baustelle saranno l’8 di aprile al Lime Theatre a Reggio Emilia. E prima di loro salirà sul palco Lucio Corsi, un ragazzo di 23 anni che è un genio, che solo i Baustelle potevano portare con loro, quindi per una volta il supporter è un regalo e non una palla. Sono importanti, i Baustelle, sono stelle del pop intelligente italiano. Eppure è come se, pur sapendo di esserlo ormai, ancora non riuscissero a essere fino in fondo vere popstar. Non volessero. E quale stimolo migliore per restare vivi, giovani e rilevanti di quell’eterna tensione di chi non si accontenta mai. “Abbiamo tanti difetti, dice Bianconi, ma non siamo mai stati dei fighetti”. E no fighetti proprio no, troppo autentici visto che c’è “un amore che non muore mai più lontano degli dei a sapervelo spiegare che filosofo sarei”.

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