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CHI SONO? PETITS TABLEAUX VIVANTS

14 Febbraio 2013
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Intervista sulle “Pittosculture” di Lorenzo Criscuoli

Leggeri e simpaticamente attraenti, i petits tableaux vivants di Lorenzo Criscuoli emanano lo spirito artigianale del loro creatore.
Si vede che nascono con autentico trasporto e i materiali di cui sono fatti indicano il bisogno di riappropriarsi di linguaggi semplici, ma non banali.
Ricordano altri tempi. Differenti momenti di gioco.
Racchiusi in spazi limitati dalla sola fantasia questi personaggi pongono interrogativi sul nostro complicato e rigido vissuto proponendoci fantasiosi istanti.
Sembrano dei carillon a cui improvvisamente si è interrotto l’ingranaggio.
Un movimento bloccato, un suono strozzato, un lazzo negato.
Catapultati nel nostro tempo da un’altra dimensione ne hanno forse adottato immediatamente la negatività?
Si sono arresi insieme a noi all’evidente assenza di energia positiva?
Oppure il loro incanto ci arriva intatto e per alcuni istanti la magia si rinnova?

Lorenzo mi sbaglio se parlo di gioco e passione?
La dimensione del gioco è assolutamente una delle caratteristiche principali del mio operare, un atteggiamento divertito e ironico anche nel trattare argomenti legati ai “malesseri” della società è una mia caratteristica.
Per quanto riguarda la “passione” creare per me è benzina per l’anima.

Come nascono i soggetti? Esperienza quotidiana, letture, rimembranze adolescenziali, testi musicali…oppure è un insieme che si fonde poi nell’energia creativa. Hai dei punti di riferimento precisi?
Compaiono, sono suggeriti prevalentemente da stati d’animo da un calderone di immagini, suoni, sensazioni che si materializzano e che “visualizzo” prima con schizzi e parole. Il titolo nelle mie opere non è mai secondario. Mi piacciono un’infinità di cose, da Egon Schiele ad Andrea Pazienza, adoro Emanuele Luzzati.

Ho notato – ma può essere una coincidenza dovuta alle immagini selezionate per l’intervista – che i ‘soggetti’ si muovono solitari sulla scena. Anche questo senso di solitudine fa parte dell’approccio sociale ed è dovuto al malessere che ci circonda?
Sono attori che recitano un monologo che spesso ha come tema un disagio una ironica denuncia, sono protagonisti di un dialogo muto tra l’opera e chi l’osserva.

La fase creativa ha il suo momento magico nell’assemblaggio. Hai fin da subito chiara la visione del pezzo terminato oppure lasci spazio ad interventi in presa diretta ispirati dalla fase conslusiva dell’opera? Quanto ti lasci trasportare?
Normalmente sì, solo in alcuni casi l’opera subisce modificazioni, ma sono  tendenzialmente cromatismi non modifiche concettuali.

La ricerca dei materiali. Credo sia un’altro elemento che caratterizza il tuo lavoro. Come procedi?
Cerco dappertutto, boschi, fiumi, cantine, mercatini, garage ovunque un oggetto abbia perso la sua primaria identità e ne debba assumere un’altra.
So normalmente cosa cercare, a volte è l’oggetto che mi suggerisce la sua nuova “dimensione”. Accostare terracotta dipinta a legno e talvolta ad ingranaggi e quant’altro mi necessiti per ottenere questi teatrini deve avere il giusto equilibrio, la difficoltà e quindi (per me il divertimento) e fare sì che ogni elemento non soffochi l’altro ma che ne entri in armonia.

Il momento espositivo diventa una ulteriore scelta. Lavori per sequenza e quindi c’è un percorso narrativo oppure tutto è lasciato all’occhio del visitatore?
Tendo ad associare le opere secondo una mia personalissima classificazione narrativa, ma spesso la lettura dei visitatori e la loro interpretazione e radicalmente diversa dalla mia. La mia “fortuna” è che tutte le opere sono legate da una atmosfera comune ed ogni singola opera può trattenerti e rimanere dentro di te o può farti semplicemente sorridere.

 

Penso a Lorenzo alle prese con le sue figure e l’idea mi restituisce un momento di serenità. Anche se i personaggi sono portatori di un messaggio in parte “angosciante” non riesco a slegarli dai ricordi che producono nella mia mente e che, indissolubilmente, sono legati alla mia infanzia.
Ma questo fa parte del gioco e dell’arte, della sua soggettività, del messaggio recepito dallo spettatore.
E che un messaggio arrivi, è fondamentale.

 

CHI SONO
di Lorenzo Criscuoli
dal 9 febbraio al 3 marzo 2013
Galleria San Francesco
Via Bardi 4/b
Reggio Emilia

Orari:
tutti i pomeriggi dale ore 16 alle 19.30
escluso lunedì e giovedì

Inaugurazione:
sabato 9 febbraio 2013, ore 17

 

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