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Gaetano Nenna: compositore, direttore d’orchestra, clarinettista

1 Ottobre 2011
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L’Istituto di Studi Superiori musicali Achille Peri – oggi di fatto l’altra Università reggiana – è una fucina di musicisti tra i quali c’è chi coglie precoci successi. Abbiamo incontrato Gaetano Nenna, clarinettista, compositore e direttore d’orchestra, per conoscere qualcosa delle sue attività e per cominciare a capire anche cosa si pensa della politica culturale reggiana in una struttura che, da decenni, è protagonista di alcune delle più importanti esperienze artistiche e intellettuali espresse dalla nostra città.

Gaetano, clarinettista, compositore e direttore d’orchestra, quante sfaccettature…

Gaetano Nenna

Sì, in effetti questa multidisciplinarietà è la naturale conseguenza del mio atteggiamento verso la musica.

Come compositore come ti descriveresti stilisticamente?

Sono partito da una posizione gentilucciana [Armando Gentilucci fu importante compositore e saggista, direttore del Peri fino agli anni ’80 ndr] perché sentivo il fascino del suo lirismo. Successivamente, ho avuto il bisogno non solo di linee ma anche di materia, di suono, così ho preso a guardare agli aspetti di matericità di Luigi Nono, con un’attenzione alla ricerca di nuovi spazi e modi di proporre l’evento sonoro. Vorrei come arrivare a racchiudere l’ascoltatore in una sorta di scatola sonora, di sospensione temporale che lo porti a stabilire un dialogo interiore con se stesso e con il suo contesto di relazioni, evitando facili banalizzazioni nell’uso dei materiali linguistici.

Che opinione hai dell’attuale stato della musica cólta in Italia, tu che hai anche fatto esperienze all’estero?

All’estero c’è più attenzione e più mercato, gli organici sono interessati ai giovani compositori e recepiscono i loro lavori mettendoli in repertorio. L’Orchestra di Liverpoll mi ha già inserito nella propria stagione. Questo in Italia è praticamente impossibile. Al massimo hai delle singole esecuzioni legate a occasioni che nascono e muoiono lì. All’estero anche gli strumentisti sono più aperti, mentre in Italia lo strumentista medio è prevenuto rispetto al nuovo e in più là c’è un pubblico di giovani che segue i giovani compositori anche nel genere cólto.

La corrente “neoromantica” negli anni Ottanta tentò una sorta di spallata verso le avanguardie più impegnate. Che effetti ha prodotto col senno di poi?

I “neoromantici”, nell’essere stati un fenomeno artistico di basso profilo, hanno forse contribuito a rompere un certo accademismo in cui si era infilata la musica delle avanguardie. Oggi se vuoi ci sono meno tabù, dogmatismi rispetto all’utilizzo dei materiali; ma se il recupero di consonanze, dell’orecchiabilità deve avvenire all’interno di una mera semplificazione comunicativa, beh lo ritengo un po’ debole. Certo la situazione oggi è davvero molto frammentata.

La dimensione del “molteplice” già intuita da Gentilucci trent’anni fa?

Sì, ma con un senso acritico diffuso ove si rischia molto la banalizzazione. C’è chi è ancora legato a stilemi consolidati della musica contemporanea prodotta in certi anni e chi invece adotta atteggiamenti molto diversi. Dobbiamo porci il problema del rapporto dialettico che può nascere tra i diversi stili.

Tu sei nato a San Giovanni Rotondo, ma fin da bambino hai vissuto e ti sei formato a Reggio Emilia. Che opinione hai delle politiche culturali di questa città rispetto alla musica?

Fermenti ce ne sono e, dato che Reggio Emilia ha una storia molto qualificata nella formazione di figure di qualità legate all’organizzazione e al fare musicale, credo si dovrebbe guardare con interesse proprio anche alle energie artistiche locali, perché talune propongono iniziative che potrebbero diventare esportabili. Visto anche il momento di pesante crisi di risorse, attingere a figure attive sul territorio potrebbe anzi essere una valida chiave progettuale.

Gaetano Nenna ha studiato clarinetto con Gaspare Tirincanti e Fabrizio Meloni e Composizione con Maurizio Ferrari e Giacomo Manzoni. Ha fatto tournée in tutta Europa con la Symphonica Toscanini diretta da Lorin Maazel. Dal 2010 ha fondato con altri strumentisti l’Adrian Ensemble, che dirige, una realtà orchestrale stabile a Reggio Emilia che vanta già ottimi esiti artistici: per esempio l’Adrian sarà a Casalmaggiore per tre anni nella stagione del locale teatro, con finanziamenti Cariplo.

Come compositore è stato selezionato di recente per un progetto europeo legato al Festival di  Huddersfield cui partecipano gli strumentisti dell’Orchestra Filarmonica di Liverpool e ha già avuto svariate esecuzioni di suoi brani in Italia e all’estero. Collabora con la compagnia teatrale del Teatro dell’orsa.

 

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