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COSA TI MANCA PER ESSERE FELICE?

16 Gennaio 2015
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Ho scoperto questo libro per caso, e come per tutte le cose che non scegli di incontrare ma che ti accadono, ho provato un tuffo al cuore e mi sono lasciata travolgere dall’emozione e dalla bellezza.

Non solo quella formale, di una scrittura fluida, semplice, calorosa, ma particolarmente quella intrinseca, quella legata alla passione, all’amore per l’arte, per la danza, per la pittura e per ogni forma di amore per la vita.

Sto parlando di una persona che nasce senza le braccia, ma alla quale non manca nulla per essere felice: sto parlando di Simona Atzori.

Ai più il nome non dirà nulla, perché lei viene ricordata proprio per essere la ballerina senza le braccia, “particolare” che, peraltro, se la si vede ballare scompare completamente allo sguardo. Nella sua danza l’attenzione si appoggia sulla sua eleganza e leggerezza, sulla sua incredibile disinvoltura, sulla grazia e sulla capacità di interpretare. In diverse coreografie sembra addirittura possedere quelle braccia che, come dichiarato da lei stessa, “sono rimaste in cielo quando è nata, ma nessuno ha fatto tragedie”.

Quando la si vede ballare, dipingere, scrivere, ma ancor più quando la si vede truccare, pettinare, guidare, parlare non si può non essere percorsi da un brivido, da un senso di incredulità, direi anche di piccolezza, che nascono dall’essere come sempre abituati solo al nostro punto di vita, a “leggere” ogni cosa dalla nostra “normale” prospettiva, come dall’abitudine al fatto che le cose si possono fare solo e soltanto con le mani, e non ci sembra “normale” possano essere fatte con i piedi.

Eppure quei piedi fanno tutto straordinariamente bene, e sono in grado di sostituire, non senza tanto coraggio e tanta determinazione, quelle mani che Simona ogni tanto sogna, immagina, ma di cui alla fine non ha mai avuto bisogno.

Simona dice spesso che “i limiti sono negli occhi di chi ci guarda. Io sono convinta che porsi limiti possa determinare la nostra vita. Se si rinuncia a dare una risposta a una domanda importante come questa – “Dove posso arrivare, io?” – si finisce con il lasciare che siano gli altri a decidere. E di solito gli altri sono piuttosto sfiduciati nelle nostre possibilità”.

I limiti confinano, etichettano. Costringono a diventare quello che non si è, e poi costa una faticaccia uscire da quella gabbia”.

Simona le gabbie le ha una ad una smontate, è riuscita con coraggio e passione a costruirsi la sua vita, una vita fatta di bellezza e di amore per tutto ciò che l’ha sempre incantata e che le è sempre appartenuto: l’arte, l’arte come forma suprema di espressione, come significato profondo di comunicazione del suo sentire e del suo essere.

Il messaggio di Simona in tutto quello che fa e che dice è chiaro ed è esemplare: se hai un sogno cerca di realizzarlo, non trovare scuse, che tu abbia le braccia oppure no… la diversità è ovunque ed è l’ unica cosa che ci accomuna tutti. E’ nostra responsabilità darci la forma che vogliamo, liberarci di un po’ di scuse e diventare chi vogliamo essere, manipolare la nostra esistenza perché ci assomigli.

E allora sogna!

 

 

 

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