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Da Kandinsky a Cage

6 novembre 2017
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“Mai un occhio vedrà il Sole
senza essere divenuto simile al Sole,
né un’anima contemplerà la bellezza
senza essere divenuta bella”.
(Plotino)  

(In esclusiva 8X8 pubblica la prefazione al Catalogo della mostra Da Kandinsky a Cage, o “Del mistero manifesto”)

Kandinsky -> Cage. Musica e Spirituale nell’Arte è un progetto culturale che ha tre meriti.

Il primo riguarda l’oggetto in sé. Nella mostra a Palazzo Magnani e nelle diverse iniziative collaterali in programma si parlerà di Spirito. Parola tanto desueta quanto abusata. Per certi versi anche temuta, dunque spesso evitata. Confusamente legata a dimensioni religiose da una parte e alla melassa new age dall’altra. La triade greca che connotava le parti costitutive dell’essere umano, soma-psiche-pneuma, successivamente diventa binomio corpo-anima, quindi dualismo illuminista corpo-mente, fino alla grande reazione romantica, quando l’Idealismo tedesco riporta al centro la questione dello Spirito.

Con Hegel riconosciamo lo Spirito nelle forme concrete dei fenomeni, della Storia e dell’Arte. Insieme al grandioso impianto hegeliano troviamo poi, tra Sette e Ottocento, il contributo di Goethe a marcare un atteggiamento epistemologico radicalmente antagonista all’egemonico approccio meccanicista e riduzionista che negli anni a venire neutralizzerà ogni proposta di pensiero differente. Nella Teoria dei colori Goethe attacca direttamente Newton: i colori non sono elementi separati contenuti nella luce bianca (come fazzoletti colorati in un cassetto) indipendenti dall’occhio e dal soggetto che li coglie. I colori sono entità viventi, dotati di una loro componente “morale”, in quanto essenze ideali che non possono manifestarsi senza un palcoscenico adatto alla loro rappresentazione: la coscienza dell’uomo. Cosa sarebbe un colore senza un occhio che lo percepisce e una coscienza che lo accoglie? Rimarrebbe essenza senza manifestazione. “L’occhio – scrive Goethe – non è la causa del colore, ma la causa del suo manifestarsi”.

Questa specifica “concezione goethiana del mondo”, anticipatrice di tutto quanto poi verrà con Gestalt e Fenomenologia, fu restituita a gran parte della cultura tedesca cento anni più tardi, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, dalla lettura critica che Rudolf Steiner fece delle opere scientifiche di Goethe e che, insieme al portato teosofico prima e antroposofico poi di cui Steiner fu attivissimo propugnatore, ebbe una fondamentale influenza su artisti e intellettuali tra Weimar, Berlino e Monaco. Tra questi certamente Kandinsky, Klee (che se ne discostò parzialmente) e Schönberg. Scrive quest’ultimo a Kandinsky nel 1912: “Dobbiamo renderci conto che esistono dei misteri intorno a noi. E dobbiamo avere il coraggio di guardarli in faccia senza cercare pavidamente una soluzione. È importante che la nostra forza creatrice costruisca misteri simili a quelli che ci circondano, in modo tale che la nostra anima possa fare lo sforzo, non di risolvere, ma di decifrare tali enigmi. Ciò che ne otterremo non sarà la soluzione ma un nuovo sistema o un codice di decifrazione di tali misteri. La materia, di per sé senza valore, dovrà creare nuovi misteri. Perché i misteri sono riproduzione di ciò che è inconcepibile”.

In quella, forse ingenua, profezia laica che è l’introduzione al suo Lo spirituale nell’arte (non a caso tradotto in edizione italiana da Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, figlio della prima traduttrice di Steiner, Emmelina De Renzis) Kandinsky immaginava l’inizio di una nuova età dello Spirito dove l’arte sarebbe uscita dalla sterilità del materialismo e avrebbe inaugurato una nuova e feconda modalità di giungere alla conoscenza. In realtà dietro l’angolo lo attendeva uno dei periodi più oscuri dell’umanità: stermini e distruzioni del Novecento consegnano dunque definitivamente l’anelito di Kandinsky alle “utopie della modernità”?

Pensiamo di no. Storicizzare i percorsi degli artisti in mostra, rendere percepibile la grande fecondità della compartecipazione di musica e arte, esplorare la concretezza della musica che si fa scultura, fino alle esperienze polarmente opposte della mistica del silenzio del più irregolare degli allievi di Schönberg, cioè John Cage, riteniamo che possa consentire alla domanda di riaprirsi alla ricerca di nuove risposte.

Qui giunge il secondo merito. La mostra Kandinsky -> Cage consente al nuovo corso della Fondazione Palazzo Magnani di inaugurare un approccio ai progetti culturali che proprio nella traccia di una possibile risposta si colloca. Cosa può dirci oggi il legame Arte-Musica-Spirito? La voce degli artisti in mostra parla ancora alle orecchie degli uomini del 2017? Le tante iniziative collaterali che dalla mostra originano suggeriscono un esito affermativo e ottimistico. In particolare i laboratori per bambini e ragazzi costruiti insieme a esperti di arteterapia e musicoterapia indicano uno spazio di pensiero e di lavoro educativo dove il fare arte interviene come strumento principale nella sollecitazione di dinamiche interiori capaci di stimolare al meglio lo sviluppo integrale dell’essere umano. In un momento storico caratterizzato dalla forte proposta di approcci unilaterali basati su un pensiero analitico che separa e riduce, l’Arte, con il suo portato ideale e spirituale, può fungere da balsamo contro disincanto e cinismo.

Terzo ma non ultimo merito, quello di consentirci un ricordo e una celebrazione insieme. Nell’autunno 2017 Palazzo Magnani festeggia vent’anni di attività. Una mostra come Kandinsky -> Cage, sia per la miscela di arte visiva e musica, sia per i tanti riferimenti alla cultura germanica di cui fu grande conoscitore, ci permette di ricordare con adeguata pertinenza Luigi Magnani, poliedrico intellettuale e, insieme, raffinato collezionista. In particolare il pensiero va alla raccolta di saggi Goethe, Beethoven e il demonico, dove Magnani riflette a lungo sullo Spirito dei due grandi tedeschi in relazione all’impulso (daimon) che muoveva la complessa Weltanschauung del primo e la capacità compositiva del secondo.

Il concetto goethiano di öffentlich Geheimnis, il mistero manifesto, è ciò che ricorre nella riflessione di Magnani. Il segreto, pur essendo palesemente esibito dalla Natura, rimane nascosto a chi non ha occhi per vedere e orecchie per udire. L’apparenza veritiera è ciò che emerge da sé nell’osservazione della serie dei fenomeni e nell’esperienza che precede la teoria (“In principio era l’azione!” conclude Faust). Ecco allora che un allenato movimento di pensiero potrebbe cogliere nel suono e nel corrispondente colore la manifestazione sensibile di un medesimo principio archetipico, metamorfosato in medium differenti, quello visivo da una parte, quello uditivo dall’altra. “Se per [Goethe] – scrive Magnani – i colori sono le azioni e le passioni della luce, le note, i toni musicali lo saranno non meno del suono. Se l’oscurità, nella sua ottica, non è semplice assenza di luce, anche il silenzio nella musica non è puro nulla, ma entrambi forze creatrici, linea di demarcazione ed elemento da cui suono e colore emergono, si formano, si distinguono, si individualizzano”.

Dunque perché non chiedersi se oggi Luigi Magnani amplierebbe a tre il confronto, introducendo, a buona ragione, anche John Cage.

 

 


Kandidsky –> Cage. Musica e Spirituale nell’Arte

Palazzo Magnani (Reggio Emilia)
11 novembre 2017 – 25 febbraio 2018
Dal martedì al giovedì 10.00-13.00/15.00-19.00
venerdì, sabato e festivi 10.00-19.00 – lunedì chiuso

www.palazzomagnani.it 

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