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Denaro e bellezza

1 Dicembre 2011
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Sulla terra sommo e caro è oggidì solo il denaro.
Il denaro ama il signore e ne pare il servitore,
Il denaro ama la curia e ne teme la penuria,
Il denaro venerato dall’abate è, e pure dal frate,
Il denaro tiene impero sul priore in saio nero,
Il denaro dà consigli a chi siede nei concilî,
Il denaro porta pace ma anche guerra se gli piace,
Il denaro fa azzuffare e può i ricchi rovinare,
Il denaro può all’istante arricchire il mendicante.

Carmina Burana, Carme XI

Il rapporto tormentato tra denaro e moralità (nel senso sociale dei mores prima ancora che religioso del comandamento evangelico «Non potete servire Dio e il denaro») è cosa che l’Occidente porta con sé come una delle caratteristiche costitutive della sua evoluzione.

Il denaro favorisce l’emancipazione, la libertà d’azione, l’accumulo di capitale che finanzia l’impresa, la mobilità sociale, così pericolosa per che detiene potere e ricchezza. È elemento su cui costruire la propria felicità terrena, ma anche fonte di grave turbamento, poiché, grazie alla carica simbolica che trasferisce il valore dalla cosa in sé al suo simulacro aleatorio (il prezzo) , tutto può essere monetizzato: nella Firenze del XV secolo una botte di vino costava 20 soldi, una preghiera per un caro estinto 10, una prostituta 15. Questa modalità di misurare cose, persone e valori non poteva non generare disagio in quella casta emergente di banchieri che deteneva, tra le altre, le leve del credito (e dunque del potere) dello Stato pontificio.

Il cambiavalute e sua moglie

Marinus van Reymerswaele (1490 - 1567), Il cambiavalute e sua moglie

Come fare per essere considerati buoni senza dover rinunciare alle proprie ricchezze? Attenzione: “esser considerati” non “essere”. Nel banchiere in rapida ascesa coesistevano due grandi timori: la considerazione sociale e la salvezza della propria anima. Quando Cosimo de’ Medici chiede udienza al cliente più importante della sua banca, papa Eugenio, per domandargli in che modo Dio potesse concedergli “misericordia et conservassilo in questi beni temporali”, si sente rispondere di investire diecimila fiorini nel restauro del convento di San Marco. E quale peccato potrebbe mai aver commesso per dover riparare con tanto denaro? Probabilmente quello di usura: peccato gravissimo che commercializza il tempo, bene comune indisponibile se non per Dio. Colpevole, dunque di un’azione contro natura, come Dante ammonisce collocando gli usurai nello stesso girone dei sodomiti, e come leggiamo nei Cantos di Pound:

Usura soffoca il figlio nel ventre
Arresta il giovane amante
Cede il letto a vecchi decrepiti,
Si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA.
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
Ospiti d’usura.

La mostra Denaro e bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità, visitabile a Palazzo Strozzi fino al 22 gennaio prossimo, curata da Ludovica Sebregondi e Tim Parks, ha lo scopo di introdurci nella comprensione di queste complicate dinamiche, continuamente sospese tra arte, etica, religione, economia e finanza, attraverso un percorso di opere, documenti e oggetti che ricostruiscono efficacemente l’ascesa e la caduta del potere dei banchieri fiorentini nel Rinascimento.

Nella prima sala si è accolti da un fiorino d’oro, totem e simbolo della nuova era che stava sorgendo. Tuttavia il vero protagonista di questa mostra rimane celato in una teca della sezione Arte (e mistero) del cambio: la lettera di cambio. Attraverso questo ingegnoso strumento, il banchiere (che non di rado era anche mercante), senza spostare un solo fiorino da Firenze, finanziando la triangolazione delle merci in diverse piazze europee dove aveva filiali e agendo sui tassi di cambio, poteva in pochi mesi aumentare anche del 20% il capitale investito.

Generare denaro dal denaro speculando sui tassi di cambio e tenendo buoni i teologi papali con una serie di sottigliezze da azzeccagarbugli che aggiravano il divieto di usura. Come facessero a governare tutto questo complesso meccanismo senza il telefono e Internet è cosa che lascia stupefatti.

Per rendere comprensibile questa complessità e queste dinamiche relazionali tra arte ed economia che ben poco hanno di mecenatismo disinteressato, lungo il percorso espositivo è disponibile un “gioco di ruolo” interattivo, Segui i tuoi fiorini, illustrato da Giuseppe Palumbo e animato da Netribe con la regia di Onde. Il visitatore, vestiti i panni di un banchiere-mercante, deve valutare e decidere come e dove investire 1.000 fiorini. Ad ogni tappa delle quattro previste, potrà monitorare l’esito del suo investimento in momenti temporali successivi alle decisioni prese, sperando di evitare pirati e tempeste, fino all’esito finale, dove scoprirà se l’investimento è stato redditizio o meno. In caso di rendita potrà decidere se devolvere il 10% del guadagno in opere di beneficienza, come erano soliti fare per garantirsi la benevolenza sociale e divina.

Ad oggi sono state giocate diecimila partite. Sarà interessante scoprire quanti visitatori decideranno per la donazione o saranno avari anche con fiorini virtuali …

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