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DEPERO ALLA FONDAZIONE MAGNANI ROCCA

10 Febbraio 2017
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Ci voleva un soprintendente tedesco, Eike Schimdt, per sdoganare Ardengo Soffici, tra i più grandi intellettuali e artista del secolo scorso, con una grande mostra agli Uffizi a Firenze. Se aspettavamo i nostri operatori culturali Soffici non sarebbe mai stato elevato a tale rango. Motivazioni politiche alla base dell’ostracismo culturale.
Ora un altro sdoganamento all’orizzonte, Fortunato Depero in mostra alla Fondazione Magnani Rocca dal 18 marzo al 2 luglio 2017.
Depero, un colosso nel panorama artistico del secolo scorso, sconta anche lui l’essere stato interventista nella prima guerra mondiale, oltre ad aver aderito al movimento futurista capitanato da Filippo Tommaso Marinetti.
Nasce a Fondo, un piccolo paese nella Val di Non nel 1892, allora in territorio austriaco.
Nel 1907 frequenta la scuola a Rovereto, dove si studiano le arti applicate con altri giovani che diverranno famosi come Carlo Belli, teorico dell’astrattismo e che introdusse Kandinsky in Italia quando il famoso pittore era ostacolato dalla Russia comunista e dalla Germania nazista. Kandinsky, grazie all’Italia e a i suoi governanti poté rappresentare le sue opere, soprattutto nella famosa rivista milanese Il Milione.
Tra i giovani di quel periodo anche Fausto Melotti, importante scultore e che i Musei cittadini hanno una importante opera, mai del tutto pubblicizzata.
Altro giovane, Adalberto Libera, diventerà un famoso architetto con l’Arco della Pace all’Eur (E42) mai realizzato, il Palazzo dei Congressi, sempre all’Eur e la famosa Villa Malaparte a Capri.
Ora la Fondazione di Mamiano, in collaborazione con il Mart di Rovereto sdogana Depero, lo si deve alla critica dell’arte Nicoletta Boschiero e a Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione.
Sono più di 100 opere, alla Magnani Rocca, di questo autore definito dinamico, poliedrico, brillante, artefice di una estetica innovativa.
L’attività artistica passa anche per Reggio Emilia, quando Depero partecipa al concorso per la facciata della Stazione ferroviaria costruita da Angiolo Mazzoni negli anni trenta del secolo scorso. Nel concorso per il mosaico di metri sette per dieci, arriva secondo. Vince quello di Garzia Fioresi, bolognese, con una più retorica illustrazione per celebrare il tricolore.
L’opera di Depero era più aggressiva con aerei e cannoni e con i simboli anche delle città coinvolte per la nascita del tricolore.
Per la cronaca il mosaico di Fioresi venne distrutto nei bombardamenti del 1944.
Depero, un grande, lo testimonia anche la firma con Balla, nel 1915, del Manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo.
Negli anni Trenta, Depero inizia una campagna pubblicitaria per Campari, disegnandone anche la bottiglietta che ancora oggi resiste.
Tra il 1928 è a 1930 è a New York, allestendo ristoranti, tra cui lo Zucca.
Disegna parecchie copertine da Vanity Fair ad Emporium.
Famoso il suo libro “con i bulloni” Depero futurista per la Dinamo-Azari, nel 1927, per promuovere la casa editrice. Muore a Rovereto nel 1960.
Tante le opere di Fortunato Depero che vedremo alla Fondazione Magnani per il suo definito sdoganamento con un nuovo apparato critico opera della Boschiero e di Roffi.

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