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Dopo la guerra

12 luglio 2017
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Unico film italiano in concorso nella sezione Un certain regard all’ultimo Festival di Cannes. Annarita Zambrano, classe 1972, italiana che da anni vive a Parigi, si è confrontata per il suo debutto nel lungometraggio con un tema difficile e ne esce vincitrice. Dopo la guerra è un film sull’impatto del terrorismo di sinistra vent’anni dopo sulla vita dei famigliari e del terrorista stesso. La grande storia s’incontra con la piccola storia – come sempre avviene ma che poco si racconta – in una pellicola umana, sottile e di potente sobrietà.

2002 Bologna. In seguito all’omicidio di un professore universitario in un agguato terrorista, Marco – ex-militante di estrema sinistra condannato all’ergastolo e rifugiato in Francia grazie alla dottrina Mitterrand – è accusato dallo Stato italiano di essere uno dei cervelli dell’attentato e ne è chiesta l’estradizione. Ha inizio, così, la sua lunga fuga, insieme alla figlia Viola, che si trasforma ben presto in una guerra mediatica fatta di lettere e interviste. La sua famiglia rimasta in Italia verrà travolta dalle conseguenze …

Di bei film sugli anni di piombo in Italia ce ne sono stati molti da Colpire al cuore di Gianni Amelio a Buongiorno Notte di Marco Bellocchio ma solo La seconda volta di Mimmo Calopresti con Nanni Moretti e Valeria Bruni Tedeschi si avvicina a Dopo la guerra. Questo perché Annarita Zambrano ha affrontato questo tema scomodo – ancora scomodissimo tanto che i problemi produttivi che ha avuto la regista nel nostro Paese sono stati enormi – dal punto di vista dei sopravvissuti. Il terrorista, i suoi famigliari e a lato anche i famigliari delle vittime. Dopo la guerra evoca il dopo, come è possibile – se è possibile ?! – raccogliere i cocci di vite distrutte da un omicidio. Marco (Giuseppe Battiston) si è stabilito in Francia nei primi anni ’80 dopo essere stato accusato dell’omicidio di un giudice e, grazie alla legge Mitterand che ha permesso ai terroristi italiani di non essere estradati, vive lì insieme a sua figlia Viola (Charlotte Cétaire). Ma l’omicidio a Bologna di un professore universitario in pieno periodo di ‘non toccate l’Articolo 18’, il riferimento all’omicidio di Marco Biagi è voluto, lo riporta sulle pagine dei giornali. Nel 2002 la dottrina Mitterand non viene rinnovata e chi ha ucciso il professore a Bologna ha firmato il delitto con la stessa sigla del gruppo di cui fa parte Marco. Ora l’Italia lo reclama e l’ergastolo lo aspetta. Ma l’uomo decide di fuggire con la figlia sedicenne. Le ripercussioni su sua sorella Anna (Barbora Boboulova), professoressa di italiano in un liceo “bene” bolognese, il cognato Riccardo (Fabrizio Ferracane), giudice penale in ascesa, Bianca (Carolina Lanzoni), la loro figlia di 10 anni e la madre Teresa (Elisabetta Piccolomini) non tarderanno a farsi pesantemente sentire.

Come in una tragedia greca, come ha sottolineato molte volte la regista, “il film è una riflessione sulla colpa, umana e politica. Su chi non vuole prendere una decisione. La ragion di Stato di fronte alla ragione umana. La colpa che ricade su chi resta è una costante non solo della cultura classica, vedi Antigone, ma anche di quella cattolica, e permea molti italiani, me compresa”. E questo obiettivo è stato centrato in pieno. Dopo la guerra è stato progettato e realizzato come revisione di una tragedia greca intorno ad una storia privata che viene coinvolta in una storia di interesse pubblico. Quello che colpisce lo spettatore è la tragedia umana prima che politica, il non avere via di scampo. La vita di Marco, di sua figlia Viola e di tutti quelli che hanno una parentela con lui è segnata dalla violenza, in scala gerarchica differente. L’avere basato il film sulla scrittura dei personaggi così ben riuscita è la sua forza vincente insieme ad una sobrietà di una potenza disarmante. Merito anche degli attori tutti molto convincenti, su tutti Giuseppe Battiston e la giovane Charlotte Céstaire.

Dopo la guerra arriverà nei cinema italiani in autunno distribuito da I Wonder. Un film che va visto e sostenuto per tanti motivi. Principalmente perché è un film necessario e coraggioso, su vari fronti. Come accennato le peripezie produttive di Dopo la guerra meriterebbero un articolo a sé e in questo caso meno male che c’è la Francia. Sette anni per realizzare un lungometraggio davvero notevole che ripaga del tempo e dello sforzo. Un film per riflettere sulle nostre azioni e le sue inevitabili conseguenze anche a livelli e profondità inimmaginabili. Un film sulla necessità di assumersi le proprie responsabilità senza doversi nascondere dietro l’aspetto storico e politico. E non stiamo parlando solo di Marco, del terrorista, ma di tutte le persone coinvolte. Nessuno escluso è solo vittima o solo carnefice. Delitto e Castigo.

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