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Due affreschi inediti di Prospero Minghetti

19 Ottobre 2011
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Il primo dipinto è una “Allegoria della Primavera”, una tempera a muro, riportata su pannello ligneo, misura cm. 167×180; è in cornice ottagonale ed è stato, sicuramente, la parte centrale di un soffitto in un importante palazzo cittadino demolito anni fa. La tempera venne recuperata e trasferita in altra prestigiosa dimora cittadina.

L’altro dipinto è in Palazzo Corbelli, in via Emilia san Pietro, ed è una tempera a muro, ottagono a soffitto, eseguito con la stessa tecnica che il pittore ha impiegato nel dirimpettaio Palazzo Spalletti Trivelli e si intitola “Psiche trasportata dagli zefiri”. Tutte due le opere di Prospero Minghetti sono inedite e vengono, per la prima volta, presentate in questo saggio.

Palazzo Corbelli è uno scrigno di opere d’arte, come le tempere a muro e gli olii di Carlo Zatti, dal sottoscritto attribuiti, nel 1994.

Per il dipinto “Psiche trasportata dagli Zefiri” possiamo certamente affermare che Prospero Minghetti si è ispirato ad una celebre opera del pittore francese Bènigne Gagneraux che nasce a Digione nel 1756 e muore a Firenze nel 1795 a 39 anni. Vince, nel 1776 il “Prix de Rome” e grazie alla borsa di studio, soggiorna quattro anni a Roma.  Nel 1790, per Palazzo Altieri dipinge “Psiche destata dall’Amore” e due anni dopo “Psiche sollevata dagli Zefiri” che colpì l’immaginazione di Prospero Minghetti, che rimase impressionato, soprattutto nel vedere la stampa relativa.

Nel 1793, per cause politiche, il pittore deve da Roma rifugiarsi a Firenze, dove muore tragicamente il 18 agosto 1795 a 39 anni.

Altri pittori dell’Ottocento si sono ispirati all’opera di Gagneraux, come ad esempio, il parmense Giambattista Borghesi, e il bolognese Palagio Palagi, e altri artisti dello stesso periodo : Antonio Canova, Felice Giani, Andrea Appiani, Pietro Tenerani, François Gerard, Jacques Louis David e Bertel Thorwaldsen.

Il tema mitologico di Amore e Psiche nato dal racconto di Apuleio (Metamorfosi), ha affascinato artisti come Raffaello (Farnesina), Giulio Romano (Palazzo Te) e Perin del Vaga (Castel sant’Angelo).

Amore e Psiche è il mito di Psiche tra amore terrestre e celeste ed è diventato un mito molto popolare.

Psiche è una fanciulla bellissima tale da far ingelosire Venere che ordinò ad Amore di innamorarsi di un uomo volgare.

Ma Amore si innamorò perdutamente di Psiche e la fece trasportare da Zefiro in un luogo delizioso, dove la visitò ogni notte rimanendole sconosciuto per lasciarla allo spuntare del giorno.

Anche Prospero Minghetti rimase affascinato dal tema di Psiche e lo testimonia Carlo Ferrarini che visita lo studio di Antonio Canova nel marzo 1816: “Lo studio di Canova è argomento assai opportuno per una lettera al mio Terrachini, che conosce e che sente, quanto sentir può un cuore gentile, l’impressione del bello ed apprezza le arti belle, di cui l’immortale Canova è il padre, il principale, anzi il solo grande luminare in questo secolo, e chi sa se pel lungo volgere di molti anni ci verrà dato il secondo!

Il Ferrarini descrive ampiamente tutte le opere di Antonio Canova nello studio e tra le altre cita “Amore e Psiche, gruppo di delicata e stupenda bellezza”.

Psiche rimarrà impressa in Minghetti che la rappresenta anche in un  olio su tela di proprietà dei Musei Civici reggiani.  L’autore dei dipinti presentati è Prospero Minghetti che ha studiato a Bologna conseguendo diplomi nel 1810 all’Accademia a firma Pietro Giordani. Giordani scrive un significativo “Panegirico a Canova”, nel 1810, e proprio in quel periodo, tra il 1808 e il 1810, Minghetti ha modo di conoscere i pittori dell’Accademia dei Pensieri, come il faentino Felice Giani.

Per ritornare a Gagneraux, nel 1792, fece molto scalpore nell’ambiente artistico l’acquisto da parte del duca reggente di Svezia di una “Psiche trasportata in aria dagli Zefiri”.

Nello stesso anno Gagneraux incise, con la tecnica dell’acquaforte, una serie di diciotto composizioni originali, per puri contorni, dove si riproduceva il tema dello stesso quadro.

Ciò testimonia che Prospero Minghetti si è ispirato all’opera di Bénigne Gagneraux, ricalcandone sia il tema mitologico che la disposizione dei personaggi dipinti dall’artista francese.

Per la prima volta, quindi, è stato messo in evidenza il parallelo tra il reggiano Minghetti e l’opera del francese Gagneraux.

(Prospero Minghetti, Reggio Emilia 1786-1853)

 

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