*/?>
ruMORE

EFFIMERA

22 Marzo 2017
Print Friendly, PDF & Email

Effimero è il linguaggio: se non ne trovi la chiave di lettura, i simboli restano segni inerti; effimero è il suono: se lo privi di aria diventa silenzio assoluto; effimera è la luce: se oscuri la fonte, scompare; effimera è questa arte: se stacchi la spina, si spegne e, in fondo, effimera è la vita stessa. EFFIMERA – Suoni, luci, visioni, è la mostra, a cura di Fulvio Chimento e Luca Panaro, degli artisti Carlo Bernardini (1966), Sarah Ciracì (1972) e Roberto Pugliese (1982) che dal 18 marzo al 7 maggio 2017 è visibile a Modena al MATA, Manifattura Tabacchi, nuovo e accattivante recupero architettonico dedicato alla cultura contemporanea; la mostra, a ingresso libero, è organizzata in collaborazione con la Galleria Civica di Modena.

La luce tagliente, netta, fisicamente tangibile di Bernardini penetra attraverso i muri e rimbalza come una eco da una parete all’altra eppure, proprio in quanto luce fatta di materia, è a sua volta impenetrabile dalle persone che possono sì toccarla, possono sì scavalcarla, possono aggirarla ma non attraversarla né fermarla; le immagini di Ciracì sono immagini di una realtà potentemente fisica, l’acqua dell’oceano, innestata su altre realtà fisiche immani, come le galassie, o vicine come può essere un albero, in un gioco, anche qua, di rimbalzi come un sasso lanciato sulle onde o come le onde stesse nel loro andirivieni continuo e infine, ma è il primo ad aprire gli spazi, il suono dei vetri di Pugliese dove immediatamente ti spiazza il fatto che prima vedi le luci riflesse nei vetri che agiscono da convogliatori di suono, come chiamarli altrimenti?, e solo dopo capisci che quel suono che senti, quel basso profondo e quelle modulazioni che si ripetono, che rimbalzano anch’esse, è proprio il loro suono e dove, se vuoi, puoi infilare la testa per isolarti precisamente in quel determinato spazio fisico, come chi indossi le cuffiette mentre corre o passeggia fingendo che intorno non vi sia alcun altro suono.

EFFIMERA è come una attualissima metafora della vita contemporanea dove l’invulnerabilità sembra, ma è appunto solo apparenza, che ci avvolga come un’armatura e ci protegga da ogni dolore. Per questo, per esorcizzare quel senso di debolezza e di vertigine, ho visto le opere dei tre artisti compenetrarsi interamente con le persone sia quelle presenti all’apertura della mostra e che ho potuto fotografare, sia quelle che visiteranno questi spazi nei prossimi giorni e che non vedrò: perché queste opere sono fatte per avere, in questo limitato periodo della loro esistenza, persone che le vedano, che le ascoltino, che le tocchino, che le registrino e che diano loro un alito di vita che non sia solo quello dell’artista. Operazione non facile, per Panaro​ e Chimento​, quella di dare spazio fisico allo spazio virtuale di suono, luce e immagine elettronica, ma questa seconda edizione di EFFIMERA dimostra che l’operazione di rendere stabile forme artistiche che mettono in scena l’instabilità, la labilità dell’arte stessa, o, se vogliamo, della vita, funziona. Nonostante il fatto che, staccando la spina, tutto sembra finire.

Info sulla mostra: www.mata.modena.it/mostre/effimera/#effimera

Share

Commenti chiusi.