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F for FAKE

23 Gennaio 2013
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Dire di un film che ciò che ha di più bello è il manifesto non è propriamente un complimento. Di peggio c’è la colorita espressione – non stiamo a ripeterla – con cui Fantozzi stroncò a suo tempo un capolavoro della cinematografia sovietica. Oppure l’eufemistico “bella fotografia”, ideale da pronunciare quando si è reduci da un film soporifero ma d’autore. A differenza degli altri due, però, il primo non è un giudizio vero e proprio, ma piuttosto una sorta di non luogo a procedere. Come se il tribunale della critica che è in ciascuno di noi avesse deciso una tantum che la seduta è sciolta, prendendo per buone le cose così come appaiono.

Lavorando alla sua serie di dipinti raffiguranti manifesti di film mai girati, Andrea Gualandri deve aver pensato alla componente di giocosità, di amorevole inganno e autoinganno che spesso si annida nelle nostre passioni più viscerali. In fondo, essere dei patiti di film gialli (o noir o thriller o polizieschi che dir si voglia) come quelli visti in sogno da Gualandri, significa, fatta salva l’ammirazione per qualche raro capolavoro, aderire ad una visione della vita che, consapevolmente o meno, rincorre il convenzionale e l’inverosimile, il meraviglioso e il ridicolo, compiacendosi di snocciolare sempre le stesse situazioni topiche e gli stessi archetipi immaginativi, come in un’adolescenza senza fine. L’assassino che torna sul luogo del delitto, appunto.

Dalla sua postazione di pittore, Gualandri compie un’operazione almeno in parte analoga a quella della critica cinematografica che promuove la riscoperta dei film cosiddetti “di culto” degli anni Sessanta-Settanta. Che sono poi quelli a cui risale lo stile di questi falsi poster, coi grattacieli sfavillanti, gli asfalti lucidi, i macchinoni alla Starsky & Hutch. Ma rispetto a un critico, Gualandri ha il vantaggio di non dover rivalutare, rilanciare, documentare alcunché. La sua unica tesi è che quei manifesti sono così belli, sono così “pittura” (sontuosa, artigianale, più spettacolare di qualunque Photoshop) che se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Anzi, tanto vale inventarne di nuovi oltre a quelli che ci sono già, risparmiandosi sin dal principio la fatica di vedere il film o anche solo il trailer.

Chissà, forse la loro bellezza è il risultato di un’equazione semplice: un film ben fatto costa, ma non c’è film a così basso budget da non poter ambire almeno a un bel manifesto. Questa equazione Gualandri l’ha accuratamente studiata, smontata e rimontata, mescolando in una vorticosa compilation nomi improbabili ma veri, facce note ma falsificate, dark ladies discinte, uomini in fuga, armi coi numeri di serie abrasi, titoli minacciosi come rulli compressori. È come se i brandelli di carta strappati mezzo secolo fa da Mimmo Rotella tornassero al loro posto, sui muri e i tabelloni spalmati di colla. Tutto già visto, tutto completamente nuovo.

Le opere di Gualandri sono attualmente esposte presso il cinema Rosebud di Reggio Emilia,
via Medaglie d’Oro della Resistenza 6, fino al 14 gennaio 2013.

Per info:
Mail ufficiocinema@municipio.re.it
Tel. 0522 555113

 

 

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