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Federico Barocci e Guido Reni accomunati dalla Crocifissione

9 Novembre 2016
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Quando due anni in visita ai museidi Madrid e al fantastico Escorial mi trovai, in mezzo a tantissimi capolavori del Museo del Prado ma di fronte alla Crocifissione o Cristo spirante di Federico Barocci (Urbino 1535-1612), l’emozione è stata grande e con il pensiero sono andato alla Crocifissione di Guido Reni (Bologna 1575-1642) che si trova a Modena in Galleria Estense.
Come mai questo capolavoro del Barocci è finito al Prado?
L’opera venne commissionata dal duca di Urbino Francesco Maria II e secondo disposizioni testamentarie venne donato al re di Spagna Filippo III e dopo alterne vicende dal 1964 si trova al Prado. Ha seguito un’altra opera del Barocci la “Natività” anche’essa donata nel 1567 alla moglie di Filippo, Margherita d’Austria.
Nel Crocifisso madrileno non ritroviami i colori morbidi e sfumati di tante opere dell’urbinate che mutua da Raffaello ma soprattutto dal Correggio, pittore che vide in un viaggio a Parma.
La tavolozza si fa più scura in contrasto con il corpo di Cristo illuminato dalla luce divina, gli occhi rivolti al cielo e mancano i simboli della passione, in effetti sta per salire al cielo e anche lo sbuffo, come nella Crocifissione del Reni, vince la legge di gravità.
E’ evidente che il pittore bolognese ha visto l’opera del Barocci e a lui si è ispirato per l’opera in Galleria Estense.
Faccio rilevare i diversi panorami delle due opere : nel Barocci è definito un territorio, si vede nitidamente il Palazzo Ducale di Urbino mentre in Reni il paesaggio è definito con linee, modernissime quasi metafisiche anticipatrice della pittura del Novecento.
Altra pala di altare del Reni che si ispira al Barocci, la troviamo a Roma in San Lorenzo in Lucina, è all’altare maggiore nella cappella disegnata da Carlo Rainaldi.
Barocci influenzò anche il Rubens e insieme dipinsero nella Chiesa Nuova o Santa Maria di Vallicella a Roma. La “Visitazione” del pittore urbinate era la prediletta di San Filippo Neri che lì sostava in preghiera.
La stessa opera è stata fonte di ispirazione anche della “Visitazione” in Duomo di Reggio Emilia, opera di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino.
Lo stile del Barocci è stato influenzato dal Correggio ma lo storico dell’arte tedesco Hermann Voss addirittura
scrive nella Pittura del tardo Rinascimento : “Nella cromaticità dei suoi chiaroscuri, l’artista di Urbino è assolutamente superiore al Correggio, così come nell’utilizzazione spaziale del principio diagonale, restano tuttavia comuni a entrambi quell’ondeggiare e fluire dei contorni’.
Caratteristica del Barocci è il preparare i dipinti con numerosi schizzi e disegni, per esempio, nella Natività del Prado, disegni che ritroviamo in quella bellissima mostra a cura di Luciano Arcangeli, del 2012 ,”I disegni della Galleria Nazionale delle Marche” svoltasi ad Urbino.
Concludendo l’urbinate Federico Barocci è stato l’ispiratore delle varie Crocifissioni del bolognese Reni, da quella dell’Estense a quella nella Basilica di San Lorenzo in Lucina.

La scheda
Federico Barocci (Urbino 1535-1612) è un importante pittore anche se la critica non lo ha sempre seguito.
Hanno scritto di lui, tra i maggiori storici dell’arte, Giovan Pietro Bellori, Corrado Ricci e Hermann Voss. Sue opere, tra le più importanti: a Senigallia (Sepoltura di Cristo), Urbino in Cattedrale (Ultima cena), nella Galleria Nazionale delle Marche (Stimmate di San Francesco), Roma in Galleria Borghese (Fuga di Enea da Troia), Londra National Gallery (Madonna del gatto), Roma Città del Vaticano-Pinacoteca (Madonna delle ciliegie), Firenze Uffizi (Madonna del Popolo), Roma Santa Maria della Vallicella (Visitazione), Madrid Museo del Prado (Natività e Crocifisso spirante), Genova in Duomo (Crocifissione).
Rassegne su Barocci: Urbino, I disegni della Galleria Nazionale delle Marche (2012); Roma Musei Capitolini, Raffaello Parmigianino Barocci (2015-2016).
Mostre: Bologna, Federico Barocci (1975); Siena, Federico Barocci, L’incanto del colore (2009-2010).

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