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Francesco Nappa e la sua Alice per Aterballetto

18 Novembre 2011
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Francesco Nappa, nasce a Napoli nel 1974, non è solo un danzatore, ma anche un coreografo, un pittore e un compositore di musica elettronica; si trova di nuovo a Reggio Emilia per la commissione “a serata” di Alice nel paese delle meraviglie per Aterballetto, una prima assoluta che si è tenuta al Teatro Ariosto.

8×8 ha potuto intervistare in esclusiva Francesco Nappa, durante le prove dello spettacolo:

1)    Francesco Nappa, artista totale, danzatore, coreografo, pittore e compositore di musica elettronica. Come nasce il mix che troviamo nel nuovo spettacolo di Alice nel paese delle meraviglie fra video-proiezioni (realizzate tra l’altro dal video designer Gilles Papain), atmosfere fantastiche e oniriche, danza e molteplicità di sensazioni emotive di questo viaggio metaforico?

2)    La tua è una formazione cosmopolita, da Thomas Cook, al Les Ballets de Monte Carlo, dai Balletti Reali Danesi, alla collaborazione con la tedesca Gauthier Dance Company. Sei anche legato a Reggio Emilia grazie ad alcuni progetti: nel maggio 2010 il debutto di “Cromatismi” per il Balletto di Toscana Jr, quest’anno il progetto di Agora Coaching “Oltre il Riflesso” (un progetto di perfezionamento della danza rivolto ad allievi in età compresa fra i 17 e i 24 anni) e la commissione “a serata” per Aterballetto. Reggio Emilia, intesa come città della danza, come viene percepita all’estero?

Il video dell’intervista è stato montato, con prove del balletto, da Francesco Nappa.

Domenica 6 novembre, Teatro Ariosto, Alice nel paese delle meraviglie per Aterballetto.

Francesco Nappa ne ha fatto una libera interpretazione dall’omonimo racconto di Charles Dogsdon , alias Lewis Carroll; ha tenuto però fermi quelli che sono stati i capisaldi del testo originale, cioè la dialettica tra senso e non-senso, galleggiante fra livello reale e livello psicologico ed onirico, due componenti essenziali della costruzione dell’identità, soprattutto nel periodo dell’adolescenza.

Ma c’è di più.

Il coreografo racconta solo in parte la storia di Alice, ma lo fa rafforzando il suo narrare con le musiche eseguite dal Balanescu Quartet e con le video proiezioni di uno dei video design più famosi a livello internazionale, Gilles Papain.

Così i sogni, i giochi di Alice con la sorella nei boschi fatati di un’Inghilterra vittoriana, caratterizzati da una mimica facciale realmente credibile delle due ballerine della compagnia, prendono la strada di un Altro racconto nel momento in cui la fanciulla cade nel buco a terra, che la poterà nel paese delle meraviglie. La caduta, aiutata dalle musiche e dal movimento vorticoso verso un basso che non si conosce e che sembra non finire delle immagini di fondo, è uno sprofondare in mezzo a radici intrigate e ricorda la scena della caduta realizzata da Tim Burton nel film del 2010.

Molto intenso anche l’incontro fra Alice con il BruCaliffo, il saggio che la conforterà quasi a livello paterno, un insieme aggrovigliato di parti avvolte da una coltre di maglia color blu cobalto, mentre sullo sfondo verdi lucciole danzanti creano un effetto grafico e cromatico (blu-verde) molto intenso.

Ma è il finale che ci sorprende, dove Nappa esplora quello strano rapporto che si era creato fra Alice Liddell, malinconica bambina inglese che si lasciava ritrarre in fotografie misteriose e, chissà, allusive, cullare da parole nonsense sulle rive del Tamigi, e Lewis Carroll. Un rapporto mai indagato fino in fondo, come testimoniano le foto che lo scrittore le faceva.

Una relazione platonicamente irrequieta messa in scena con un conclusivo passo a due fra un cappellaio-Carroll (Valerio Longo) e la giovane Alice (Andrea Tortosa Vidal), una danza che diventa un puro sentimento di amore, rafforzata dalle immagini dello sfondo, prima di una casa immersa nel verde dell’estati di Alice, fatte di giochi di parole, cantilene e invenzioni, poi della pioggia scrosciante e delle nuvole, che si diramano lasciando spazio ancora alla casa nel verde. Un dipanarsi del viaggio onirico della protagonista verso una speranza benefica che le lascia, al risveglio, una forte sensazione di magico ricordo.

Entusiasmante.

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