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Good Time

9 novembre 2017
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“Vedrai che ti divertirai” afferma Peter lo psichiatra che segue Nick. E questi sono i Good Time che Josh e Benny Sadfie ci raccontano nel loro film presentato in concorso a Cannes 2017 e ora nelle sale, se riuscite a scovarlo. La pessima distribuzione di un film del genere ci dispiace enormemente. Josh e Benny Sadfie, fratelli newyorkesi esponenti giovani (classe ’84 e ’86) del cinema indie americano, hanno un gran talento e con il loro quarto lungometraggio ci fanno entrare in una devastante quanto affascinante tragica notte americana. Connie (un grandioso Robert Pattinson) e suo fratello Nick (interpretato da Benny Sadfie, regista insieme al fratello Josh oltre che interprete) decidono di rapinare una banca. Non sono dei gran rapinatori, abbastanza improvvisati, anche se tanto Connie è sveglio quanto Nick è ritardato. La rapina va male, Nick viene preso dai poliziotti, pestato, e ricoverato in ospedale. Prima di immergerci in un viaggio ‘tutto in una notte’ e ‘fuori orario’ di Connie che cerca di tirare fuori dall’ospedale Nick imbattendoci in personaggi assurdi quanto reali che vivono senza un soldo in una miseria umana e materiale abissale, sprofondando in un luna park, in un alcolizzato con la faccia tumefatta, in una ragazzina di colore innamorata, annoiata e lobotomizzata insomma in un on the road psicadelico dobbiamo ricordarci di quanto i due sono legati. Sarebbe ingiusto e provvisorio liquidare Good Time come un bell’action/thriller che mette insieme il cinema americano degli anni ’70 a Quentin Tarantino. Non è così o se tutti questi riferimenti cinematografici ci sono c’è anche molto di più … c’è soprattutto una feroce denuncia di una America disperata che vive sotto la soglia della povertà che non ha l’elettricità e accende un televisore che non funziona ma che emana luce per potersi muovere dentro una topaia sporca, fredda, squallida. “Concentrati!, altrimenti sarà la fine per me” afferma Connie a colui che rapisce in ospedale credendo che sia suo fratello invece è un disgraziato fuori di testa che appena arriva a casa di qualcuno gli svuota tutte le bottiglie che trova. Connie è concentrato nella follia che attraversa, pensa sempre a quello che deve fare, non si fa distrarre da alcool o droghe. Ha un obiettivo: tirare fuori suo fratello dall’ospedale e dalla futura galera. Tutto il resto è polvere al vento.

Good Time è un film efficace, sincero e diretto, un gesto raccolto e teso, ma anche un lavoro sfaccettato. Ci sono i neon, i colori fosforescenti, una colonna sonora elettronica, tatuaggi, decolorazioni, freddo, carrozzine, disagi psichiatrici, mancanza di soldi, ingiustizia, giostre e tutto ci riguarda e non ci molla dall’inizio alla fine. Tutti i personaggi che incontriamo sono egualmente importanti. “There’s someone in my head, but it’s not me” si citano i Pink Floyd di Brain Damage in Good Time e lo si può riportare allo stato mentale di Nick ma anche al cinema dei Sadfie che sembra procedere ad interruzioni, buio/colori, vuoto/esplosioni, senza però farci rimpiangere nulla. E’ un cinema completo non interrotto. Quello che fa maggiormente riflettere di “c’è qualcuno nella mia testa, ma non sono io” è piuttosto sul piano del futuro. Non possiamo di certo svelare il finale del film, ma se la speranza non viene mai mollata per un secondo da Connie nell’inferno irrazionale nel quale va avanti, la Virginia dove i due vogliono rifugiarsi… tarda ad arrivare.

 

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