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I CHIOSTRI DI SAN PIETRO. UN MONASTERO
CHE MERITEREBBE UNA SORTE MIGLIORE

28 maggio 2018
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Il tema del miglior utilizzo ambientale e della corretta valorizzazione architettonica del notissimo “bene culturale” di pregio della nostra città [Reggio Emilia] è tornato, con prepotenza, all’attenzione della cittadinanza e delle persone che si battono a tutti i livelli per la salvaguardia del nostro patrimonio storico. Il tema è diventato caldo, suscitato anche da alcune scelte forse affrettate e non meditate, riguardo a contenuti progettuali e alle prime discutibili realizzazioni in corso, della attuale Amministrazione Comunale, che – secondo qualificati pareri espressi in questi giorni – pur nel necessario intento di un rinnovato utilizzo, non sono fondate su una approfondita ricerca e una corretta interpretazione dell’antico monastero. Un elemento da non trascurare nel recupero per l’oggi, sarebbe quello di evitare fughe in avanti “auto-riferite”, ma anche di abbandonare un atteggiamento di preclusione e di non ascolto da parte dei responsabili del Comune, quello di atteggiarsi ad essere i soli ed unici interpreti delle vere esigenze “sociali” e “culturali” dei reggiani, quasi che il motto “città delle persone” vada bene per tutte le salse.Mi piace ricordare nella circostanza, poiché allora ne ero il presidente, che il Club UNESCO di Reggio Emilia, si era attivato nel settembre 1999 – dopo un’ampia consultazione con esperti non solo locali indicati dalla stessa Federazione nazionale dei Club – presso l’Assessore Regionale alla Cultura, la reggiana Sandra Piccinini, sempre molto disponibile su questi temi, per portare avanti una iniziativa specifica di studio e di proposta di recupero di questo vero monumento “benedettino” della città. Trovando allora, e devo qui ricordarlo, la piena adesione non solo della Regione ma dello stesso Comune di Reggio Emilia, per arrivare nel novembre 2000 alla promozione di un vero e proprio Convegno, nella forma di una “tavola rotonda” fra esperti di massimo livello. L’incontro, a cui presenziò un pubblico fortemente interessato al tema, si tenne presso l’Università di Modena e Reggio, sostenuto dalla Fondazione Manodori e patrocinato dall’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna.
Nell’occasione fu presentato il “quaderno”, elaborato proprio sulla base di una indagine tecnico-scientifica preliminare, pubblicato dallo stesso Club Unesco e curato da Franca Manenti Valli, dal titolo “Il monastero benedettino di San Pietro a Reggio Emilia. Modello sperimentale di studio per il recupero del patrimonio architettonico” (nell’immagine sotto, la copertina).
La Tavola Rotonda, che ne approfondì i contenuti, venne coordinata dal prof. Ezio Raimondi, allora presidente dell’Istituto Regionale, con il saluto non solo formale ma partecipato del Sindaco Spaggiari, e con gli interventi-relazioni del prof. arch. Pierluigi Cervellati, del prof. Enzo Tiezzi e dell’arch. Franca Manenti Valli. Quest’ultima presentò una semplice ma bella video-proiezione illustrativa delle ipotesi progettuali congrue culturalmente e architettonicamente al bene da recuperare. Emergeva un più ampio suggerimento di riuso per il complesso come sede per corsi/seminari di alta formazione a livello universitario o specialistico. In particolare il prof. Tiezzi dell’Università di Siena scriveva «Sarebbe bello far risuonare nei chiostri del Monastero i passi di allievi che ricercano le complesse sinergie tra estetica e scienza, moderni peripatetici che desiderano percorrere nuovi sentieri di creatività sospesi tra musica e termodinamica, tra architettura e strutture dissipative, tra Gauguin e Prigogine, in un’Università libera da burocrazie e schemi, veramente interdisciplinare, capace di contaminazioni o, meglio, di cross-fertilization, tra scienza e cultura umanistica, un’Università che non esiste in Europa». In occasione dell’evento l’Istituto per i Beni Artistici aveva realizzato una videocassetta dal titolo: Rinascimento Benedettino.
Possiamo capire l’ansia dei nostri solerti amministratori di presentare per le prossime elezioni amministrative, a cui non siamo molto lontani, un dignitoso carnet di cose fatte per la città. Ma un po’ più di ascolto dei cittadini, soprattutto se si tratta di persone competenti, non guasta alla salute delle nostra “democrazia” locale. Quindi bene ha fatto la capogruppo dei Cinque Stelle Alessandra Guatteri a chiedere la convocazione della commissione consiliare competente per ascoltare i pareri di tecnici e di “cultori di materia”. Ma altrettanto bene ha fatto l’avv. Fornaciari, già capogruppo del PPI in consiglio comunale, a chiedere che l’Amministrazione si attivi per un confronto con la cittadinanza, aperto a tutti.
“L’amore” per il futuro della nostra comunità si esprime anche con queste sensibilità ed attenzioni, che dovrebbero essere l’anima della cosiddetta “democrazia partecipata” e non eterodiretta dall’alto.

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