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I MAGNIFICI 7 di ANTOINE FUQUA !

27 Settembre 2016
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«Ancora una volta hanno vinto i contadini. Noi abbiamo perso. Noi perdiamo sempre».
Chris Adams (Yul Brynner)

Finiva con questa frase, I magnifici sette, diretto da John Sturges e interpretato da attori che erano già mitici e dopo questo film ebbero la loro consacrazione, Yul Brynner: Chris Adams, Eli Wallach: Calvera, Steve McQueen: Vin, Charles Bronson: Bernardo O’Reilly, James Coburn: Britt, Brad Dexter: Harry Luck, Robert Vaughn: Lee e con la trascinante colonna sonora di Elmer Bernstein, nominata al premio Oscar e divenuta famosissima. Una frase che racchiude tutto il senso di un magnifico lungometraggio che prende spunto da un capolavoro assoluto ovvero di I sette samurai di Akira Kurosawa. Nei cinema vi è una nuova versione, chiamarlo remake non è appropriato de I magnifici 7 per la regia di Antoine Fuqua che ha mantenuto intatti – seppur apportando notevoli differenze nella storia e nei personaggi – i temi cardine del film di Kurosawa e ripresi da Sturges. L’onore, l’amicizia virile e il rifiuto di piegarsi di fronte all’ingiustizia dettata da un tiranno e da alcuni suoi scagnozzi. L’aspetto più originale dei I magnifici sette di Sturges consisteva nel fatto che questi uomini, assoldati da contadini messicani poverissimi e senza alcuna possibilità di pagare dei pistoleri per liberarli dallo sfruttatore, hanno tutti una storia profonda e diversa alle spalle ben sviluppata dalla sceneggiatura del film. In comune hanno tutti, la solitudine, il non avere legami nella vita, e un passato che ognuno di loro, in maniera differente, vuole lasciarsi alle spalle per potere ricominciare … forse … Non si capisce perché accettino questa sfida che ha altissime probabilità di fallire (e qui risiede il fascino indiscusso di questa storia!), i sette combattono per una causa non loro, ma gli eventi mettono in evidenza, di volta in volta, le personalità dei protagonisti: il professionista che si compiace del lavoro ben fatto, il giustiziere, il giovane idealista, l’individualista, in un mix che indubbiamente, ha una potente forza evocativa e che mantiene una sua epica, ancora più presente nel film di Kurosawa. Ora Fuqua ha modernizzato i ‘magnifici’ facendone un gruppo multietnico, dove troviamo un messicano, un nativo americano, un asiatico, un afroamericano, una scelta che il regista – ci ha spiegato al 73° Festival di Venezia dove il suo film ha chiuso l’edizione di quest’anno – offre una maggiore aderenza alla realtà di oggi che si sposa però ancora perfettamente con quell’epoca.

“Quando ho letto la sceneggiatura – ha affermato il regista – ho pensato immediatamente che il film avesse un tema rilevante anche per il momento attuale. In particolare quando ho iniziato a soffermarmi sul personaggio di Bogue, il cattivo della situazione, mi sono venuti alla mente tante ingiustizie che accadono ogni giorno e, lui in particolare, l’ho associato ad uno squalo di Wall Street, ma ho pensato anche al terrorismo e a tutti quelli che ancora oggi si approfittano dei più deboli in giro per il mondo”. La sceneggiatura è stata scritta da Richard Wenk (collaboratore di Fuqua, insieme hanno fatto The Equalizer – Il vendicatore) e Nic Pizzolatto (salito agli albori della fama grazie alla serie True Detective) che si sono basati sullo screenplay di Akira Kurosawa, Shinobu Hashimoto e Hideo Oguni. E così è nato il nuovo I magnifici 7, dal 22 settembre nei cinema, “storia di sette uomini che decidono di dare una mano a qualcuno che ne ha bisogno e con questa libera scelta fanno sì che anche la gente della città ritrovi il suo amor proprio, il coraggio di lottare per i propri diritti. Perché bisogna ribellarsi alle prepotenze, bisogna combattere il male, ne sono convinto”, ha ribadito Fuqua.

Al centro della storia vi è la cittadina di Rose Creek, sotto il controllo spietato dell’industriale Bartholomew Bogue (Peter Sarsgaard). Dopo l’ennesimo sopruso, i cittadini disperati, guidati da Emma Cullen (Haley Bennett), assumono per la loro protezione sette persone, tra fuorilegge, cacciatori di taglie, giocatori d’azzardo e pistoleri professionisti: Sam Chisolm (Denzel Washington), Josh Faraday (Chris Pratt), Goodnight Robicheaux (Ethan Hawke), Jack Horne (Vincent D’Onofrio), Billy Rocks (Byung-hun Lee), Vasquez (Manuel Garcia-Rulfo) e Red Harvest (Martin Sensmeier). Mentre preparano la città a una violenta resa dei conti che sanno sta per arrivare, i sette mercenari si ritrovano a combattere per qualcosa che va al di là dei soldi. Con la direzione della fotografia di Mauro Fiore, le scenografie di Derek R. Hill, i costumi di Sharen Davis e le musiche di James Horner e Simon Franglen, I magnifici 7 è un western ad alto tasso di intrattenimento. Ma come si è capito dalle parole del regista Antoine Fuqua lo spettacolo non cede il posto – anche se a nostro avviso non con la stessa profondità del film di Sturges e tantomeno di quello di Kurosawa, nonostante il regista nomini solo lui come fonte di ispirazione – all’introspezione dei personaggi e al tema dell’ingiustizia. Sui personaggi, in particolare, quello interpretato da Washington (Chilsom) e Goodnight Robicheaux ovvero Ethan Hawke (‘vecchie’ conoscenze di Fuqua dato che erano i protagonisti del suo Training Day, era il 2000 e Denzel Washington vinse l’Oscar come migliore attore protagonista mentre Hawke prese la nomination) i due sceneggiatori si sono soffermati maggiormente, raccontandoci la psicologia di due uomini, uno in cerca di giustizia e l’altro completamente perso a causa della Guerra Civile da poco terminata. Ma ognuno di loro sa in cuor suo che non è detto che usciranno vincitori da questa scelta, anche se, si stanno sacrificando per una comunità che non ce la può fare senza il loro aiuto. Ci saranno molti morti e su tutti i fronti.

«Kurosawa ha influenzato la filmografia americana più di quanto la gente se ne sia resa conto, e I sette samurai è presente nel nostro film sotto ogni forma, è nel suo DNA; è la madre dei film del genere. Ho visto quel film e subito dopo ho deciso che avrei voluto fare il regista. Kurosawa ha girato quel film con la profondità di campo, grandi primi piani, grandi scene panoramiche ed è stato l’interprete all’ombra dei samurai, non importa se buoni o cattivi. I personaggi di Kurosawa sono ronin, uomini violenti e pericolosi, ma anche servizievoli, che è quello che significa la parola samurai. Tutto ciò è stato utile a Sturges per il suo film e, naturalmente, ancor di più per questo. Il film di Sturges è incredibile, fatto quando l’America vedeva sé stessa in un certo modo – continua Fuqua, descrivendo la differenza tra il film del 1960 e il suo nuovo film – c’è stato un periodo in cui gli eroi del Western avevano una genuinità in bianco e nero. Ma, con il tempo, gli eroi cambiano e ciò determina la sua traduzione di quel mondo. In seguito, gli eroi Western sono diventati più tenebrosi, più complicati e anche un po’ più pericolosi. Il John Wayne di Ombre rosse si trasformò nel John Wayne di Sentieri selvaggi; dopo il Vietnam, ci furono film come Il mucchio selvaggio, in cui sono protagonisti i cattivi di cui ci si innamora comunque. Le persone possono rispecchiarsi con un personaggio più complesso ma non molto rispettabile». E qui ritorniamo alla frase iniziale detta dal personaggio interpretato da Yul Brynner nel film di Sturges, i magnifici sette sono dei ‘perdenti’, nel senso che vi è la coscienza di una sconfitta morale da parte dei mercenari, dove un finale affatto consolatorio è la conferma di questa intenzione. In questa nuova versione il magnetismo di questi sette uomini che arriva da Kurosawa ma che è ben riproposta da Sturges arriva in maniera molto più superficiale. “Per me è intrattenimento. – ha confermato Fuqua – Lavorando con Denzel Washington però ho capito che gli spettatori portano in sala il loro vissuto, le loro convinzioni. Se il pubblico vuole dare al nostro film un’interpretazione politica, legata all’ingiustizia e alla voglia di riscatto, è liberissimo, noi però lo abbiamo fatto per divertire la gente”.

 

 

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