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IL CASINO GIUSTINIANI MASSIMO AL LATERANO

3 Maggio 2016
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Mi ero occupato dei Nazareni nei trascorsi venerdì ma oggi una singolare e inaspettata coincidenza mi fa ritornare su questo gruppo di artisti venuti dal nord e che si è stabilito a Roma ai primi dell’Ottocento.
Durante la benedizione pasquale Padre Francesco parroco della chiesa di Sant’Antonio, ha visto l’articolo su Prima Pagina Reggio e ha esclamato “Ma il nostro referente romano Padre Giuseppe Ferrari ha introdotto un importante saggio proprio sui Nazareni e il Casino Massimo a Roma”.
La promessa di farmene avere una copia del volume è stata mantenuta ed ora sulla scorta di questo ripresento alcuni nazareni che hanno dipinto nel Casino Massimo : sono Filippo Veit ( Berlino 1793-Magonza 1877), Anton Kock (Tirolo 1768-Roma 1839), Von Carolsfeld (Lipsia 1794-Dresda 1872), Joseph Fuhrich (Boemia 1800-Vienna 1876) e Friedrich Overbeck (Lubecca 1789-Roma 1869).
Il saggio è firmato dalla storica dell’arte Monica Minati con prefazione di Stefano Pedrocchi e introduzione di Padre Giuseppe Ferrari con titolo “Il Casino Giustiniani Massimo al Laterano” (2014).
Interessante sapere che oggi il Casino e di proprietà dei Francescani della Custodia di Terra Santa ed ecco il collegamento con i Francescani di Reggio in particolare quelli della parrocchia di Sant’Antonio con parroco Padre Francesco.
Scrive la Minati: “…la presenza degli artisti mitteleuropei in casa Massimo si inserisce perfettamente nella temperie culturale della Roma internazionale d’inizio Ottocento”.
Nel 1817 Carlo Massimo affida a Peter von Cornelius stanze da affrescare con scene tratte dalla Divina Commedia, il pittore però declina l’invito perchè è chiamato da Ludwig di Baviera a dirigere l’Accademia d’Arte di Monaco. Alla fine la commissione è di Filippo Veit che dipinge scene dal Paradiso, nella stessa stanza Koch affresca scene dall’Inferno e dal Purgatorio.
Nella volta Veit dipinge “L’Empireo, SS. Trinità con la Madonna tra Dante e san Bernardo” e Gli otto cieli del Paradiso in cui, scrive Minati “riemergono gli stessi valori che sono alla base della Disputa del SS. Sacramento di Raffaello”.
Anton Koch nella parete nord “Dante sogna di essere assalito dalle fiere nella foresta e di essere tratto in salvo da Virgilio” . Minati scrive “Particolarmente riuscito è il grandioso paesaggio sul cui sfondo è visibile il monte illuminato, simbolo della salvezza”, Giusto riferimento al paesaggio perchè Koch è stato un paesaggista eccezionale con tante opere, anche da me viste, alla Neue Pinacotech di Monaco di Baviera.
Altre scene nella parete est “Penitenza dei Sette peccati capitali” con il commento dell’autrice “La composizione è dominata dalla presenza di una figura angelica che sorregge il cartiglio sul quale sono impresse le parole che Gesù Cristo dirà agli eletti il giorno del giudizio finale”.
Nella parete ovest, sempre Koch dipinge “Le pene dell’Inferno” con al centro della composizione la figura del giudice infernale Minosse.
Nella parete sud “La navicella delle anime e l’ingresso di Dante e Virgilio al monte Purgatorio”.
Dopo Dante, le stanze dedicate all’Ariosto affrescate da Von Carolsfeld “Il trionfo di Carlo Magno e dei paladini, matrimonio di Ruggiero e Bradamante” e “Matrimonio di Ruggiero e Bradamante alla presenza di Carlo Magno”, “Angelica e Medoro” e tantissime altre scene dall’Orlando Furioso.
Per finire le stanze dedicate a Torquato Tasso e commissionate da Carlo Massimo, nel 1817, a Friedrich Overbeck con scene dalla Gerusalemme Liberata. Il pittore abbandonò il cantiere nel 1827 per andare ad Assisi ad affrescare la Porziuncola.
Sappiamo  che alla sua morte nel 1869 il suo prestigioso incarico all’Accademia romana di San Luca, venne occupato dal reggiano Alfonso Chierici.
Al Casino Massimo il lavoro venne terminato dal boemo Fuhrich.
Prestigioso e molto utile, questo saggio di Monica Minati, per “riscoprire” i Nazareni e la loro opera nel Casino Massimo a Roma.

 

 

 

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