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Nicola Nannavecchia

Suoi lavori sono trasmessi da canali televisivi internazionali e sono stati selezionati e premiati in festival italiani e stranieri. Tra i più recenti: “Perchè le donne non fanno la guerra? – Memorie dalle donne nelle guerre dei Balcani 1991-1999” ( 2004), “Maserati: Storia di un Mito” (2010).

Nel 2011 ha partecipato nelle vesti di produttore e montatore alla fiction “Un milione di passi – I grandi viaggiatori Xu Xiake e Marco Polo”, coproduzione italo-cinese.

A gennaio 2012 presenterà il suo ultimo documentario “Il segno e la voce: vita da artista – Il
mondo di Alfredo Gianolio”, coproduzione italiana della quale è produttore e regista. In primavera è prevista la presentazione del Dvd musicale “Piccola suite per fisarmonica, arpa e poesia” diretto e prodotto per il Maestro Paolo Gandolfi, fisarmonicista e compositore di notorietà internazionale.

www.nicolanannavecchia.it
docfilm@nicolanannavecchia.it
www.facebook.com/Ilsegnoelavoce
www.pulsemedia.it/doc/ilsegnoelavoce.html

 

 

Anteprima nazionale giovedì 19 gennaio a Reggio Emilia
ALFREDO GIANOLIO, VITA DA ARTISTA
Sessant’anni di cultura emiliana raccontati in un film testimonianza

Giovedì 19 gennaio alle 20.30 il cinema Alcorso (Reggio Emilia – Corso Garibaldi 14 – Tel. 0522/437721) ospiterà l’anteprima nazionale di Il segno e la voce: vita da artista,
documentario di Nicola Nannavecchia sulla straordinaria esperienza umana e culturale di Alfredo Gianolio. Prodotto dalla Doc/film dello stesso Nannavecchia in coproduzione con il Centro di Poesia Cultura e Arte di Reggio – promotore del progetto – e con Pulsemedia, il film è un viaggio attraverso le vicende artistiche maturate a Reggio – e più in generale nell’area emiliana – dagli anni Cinquanta del Novecento a oggi.
Il lavoro diretto da Nannavecchia vuole essere anche un raffinato omaggio al protagonista: con la sua appartata semplicità Gianolio occupa infatti un posto di primo piano nella vita pubblica reggiana. Avvocato, giornalista, critico d’arte, ha raccontato sessant’anni di cultura. Si può dire perciò che la sua lunga vita è la sceneggiatura ideale per Il segno e la voce.
Il montaggio abbraccia in poco più di un’ora luoghi, volti, ricordi, pezzi di storia, libri, studi, squarci di paesaggio dall’Appennino al Po, offrendo una precisa chiave di lettura: il mondo artistico reggiano ha mantenuto una sorprendente vitalità tenendosi sempre in contatto con la cultura italiana e con il più vasto scenario internazionale.
Ciò che emerge in sostanza è la provincia emiliana profonda: un impasto di nebbia, tragedie, trionfi gastronomici e vigore contadino, uniti alla traccia dei maestri, al raccordo con le grandi capitali europee che Nannavecchia delinea con uno stile narrativo diretto, lontano dall’accademia. La voce di Gianolio entra ed esce con garbo dal campo visivo sciogliendo il filo dei suoi incontri: fra gli altri, Cesare Zavattini, Federico Fellini, Corrado Costa, Nani Tedeschi, Ermanno Cavazzoni, Paolo Nori, Davide Benati, Alfonso Borghi, Rosanna Chiessi, Vasco Montecchi, Ermanno Beretti.
Nato nel 1927 a Suzzara ma reggiano da sempre, Gianolio ha condensato molte delle sue esperienze umane e intellettuali in due libri – Pedinando Zavattini (Diabasis, 2005) e
Vite sbobinate e altre vite (Incontri Editrice, 2008) – che rappresentano in qualche modo
l’antecedente letterario di questo film. “Non riesco bene a capire – si chiede citando i versi dell’amico Corrado Costa – come abbiano potuto coesistere in me l’avvocato e, diciamo così, con termine molto vago e omnicomprensivo, il poeta”.
Avvocato e poeta: ecco lo sdoppiamento che Gianolio osserva stupito al termine della sua biografia per immagini. La conclusione è autoironica, perfetta nello stile dell’uomo: “Sento in me queste due nature, ma come le ha descritte Stevenson in Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Soltanto che non so chi in me sia il losco individuo. Con tutta probabilità è il poeta, se così si può chiamare”.
Lo stupore è anche quello di chi si avvicina per la prima volta da protagonista alle magie del linguaggio filmico senza abbandonare il ritmo naturale della sua scrittura, cui Nicola Nannavecchia riserva un folgorante incipit cinematografico: il ticchettìo della macchina da scrivere.

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