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In tempi di crisi la cultura è ancora più importante

8 Dicembre 2011
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Abbiamo incontrato l’assessore alla Cultura Giovanni Catellani per una chiacchierata ad ampio raggio su alcuni temi di competenza della sua carica amministrativa.


Assessore, partiamo da quali sono i rapporti istituzionali che caratterizzano l’attività del suo settore di competenza…
L’Assessorato ha rapporti con le proprie istituzioni culturali, Musei e Biblioteche, con soggetti autonomi come Fondazione I Teatri e Fondazione Nazionale della Danza cui conferisce risorse dal proprio bilancio. Pur non avendone con l’Istituto Peri (che rientra nelle competenze del settore Scuola) ne sussistono in questo caso di natura comunque politico-culturale. Altri li ho con enti cui eroghiamo contributi: l’Istituto Banfi, il Cervi, l’Istoreco, L’associazione Primo Tricolore, la Fabbriceria della Ghiara, che peraltro interloquiscono anche con il Gabinetto del Sindaco. Diamo poi in bando l’Officina delle Arti e gestiamo il Centro Gerra, Palazzo Casotti, i Chiostri di San Domenico in collaborazione anche con il settore Patrimonio dell’assessore Spadoni, come avviene per i Chiostri di S.Pietro.


Parliamo del “Bandone”…

Da quando abbiamo dato vita al “Bandone” (con il quale il settore Cultura ha rinunciato  a una gestione diretta di parte del proprio budget), parte dei compiti istituzionali sono divenuti quelli di verifica dei progetti partecipanti.

Il Bandone è divenuto quindi uno strumento permanente di selezione progettuale?
Ogni anno l’Amministrazione mette a disposizione circa 400.000 euro per progetti che non siano necessariamente culturali, ma in senso ampio di cittadinanza e di partecipazione, soprattutto per associazioni di volontariato e cittadini che sappiano costituirsi in gruppo con altri.

Qualche polemica c’è stata su questa iniziativa, da qualcuno definita poco trasparente o autoreferenziale…
L’autoreferenzialità è se finanzi sempre gli stessi soggetti, come avveniva quando io sono arrivato in Assessorato, perché c’erano sempre gli stessi che prendevano finanziamenti. Nel momento in cui noi mettiamo questi fondi a disposizione di tutta la città, facciamo una cosa molto meno autoreferenziale di prima. Col Bandone abbiamo cominciato a finanziare e a interloquire con referenti nuovi nel 50% dei casi.

Nonostante avessimo già ampliato il numero di soggetti entrati in rapporto con il nostro settore, il Bandone ha promosso tale logica come elemento strutturale. Ricordo che a lamentarsi sono stati coloro che erano abituati a percepire finanziamenti con le precedenti prassi. Va precisato poi che il Bandone coinvolge più assessorati, quello alla Coesione sociale e sicurezza, quello alle Politiche sociali, quello alla Scuola e viene gestito dall’Assessore Maramotti attraverso il settore Cura della comunità.

Che concezione ha del suo ruolo: l’Assessorato è un soggetto che deve stimolare i fermenti del territorio o produrre anche in proprio un’attività culturale?
Sulla base delle priorità di politica culturale individuate dal Sindaco, l’Assessorato può intervenire su entrambi i versanti. Per esempio abbiamo deciso di caratterizzare l’anno del 150° della Repubblica con alcune parole chiave, poiché crediamo nel valore di una politica non urlata che usa le parole e non l’ingiuria o l’anonimato e non c’è crisi economica che ci potrà sottrarre le parole.

Abbiamo fortemente voluto Fotografia europea concependola non come semplice evento di richiamo, ma come occasione per far lavorare la città nell’alveo di una sua cifra connotante, avendo Reggio una forte tradizione in campo fotografico. Permette alla città di confrontarsi con realtà esterne, di attivare per mesi le proprie risorse creative e culturali con un grande lavoro nel circuito off, nelle attività per le scuole e i giovani, dei fotografi professionisti come degli appassionati e dei circoli amatoriali…

Altre linee di indirizzo riguardano la stagione estiva, in parte caratterizzata ora dal Bandone, ma nella quale è emerso tematicamente  in questi anni il rapporto fra musica e cinema, essendo anche il cinema un aspetto della tradizione culturale reggiana: pensiamo alla stagione del Capitol, al Rosebud, al Cristallo e vorrei ricordare che Reggio è una delle poche città ove sia stata riaperta una sala in centro storico come il cinema Al Corso. Progetti come Ost-Original SoundTrack, finché abbiamo avuto la possibilità economica di realizzarli, hanno caratterizzato positivamente la vita culturale cittadina.

Ecco, da questo punto di vista, vorrei sollecitare le istituzioni culturali e fondazioni a partecipare un po’ di più a questa progettualità generale sulla città, cosa che non sempre riesce.


A volte l’accusano di voler progettare troppo…

Io penso che un assessore alla Cultura non debba semplicemente erogare soldi, deve anche saper progettare concretizzando idee progettuali coerenti con le politiche espresse dalla Giunta, che viene composta da un Sindaco eletto dai cittadini.


Di recente nella nostra città c’è stata una’accesa polemica su quanto la cultura debba considerarsi parte organica del welfare, o essere una sorta di bene di lusso da sacrificare in tempi di crisi. L’assessore alle Politiche sociali Matteo Sassi dichiarò in un’intervista che “Il Comune doveva interrogarsi sull’opportunità di continuare a sostenere Teatri e Istituto Peri”. La cosa ha causato la reazione di ambienti artistici e culturali cittadini con tanto di documento a più firme inviato ai giornali e il Sindaco Delrio è pubblicamente intervenuto puntualizzando l’attenzione della sua linea politica verso il valore del sapere e dell’arte. Che opinione ha in proposito?

La mia opinione, perfettamente condivisa dal Sindaco, è che in tempi di crisi ci sia ancora più bisogno di cultura. Posso comprendere che se un Assessore vede venir meno risorse per dei servizi essenziali alle persone possa pensare a quanti ne vadano alle attività culturali, ma credo che in realtà Sassi non facesse riferimento alla cultura in quanto tale, ma ad alcuni enti e ad alcuni sprechi (sbagliando soprattutto per quanto riguarda l’Istituto Peri che ha avuto contributi ridotti). Non ho mai sentito una sola volta Matteo Sassi in Giunta affermare la necessità di tagliare risorse alla cultura. Il suo era un ragionamento articolato. Il suo errore sta nel fraintendimento che s’è creato a proposito delle sue parole. Mi pare che il caso sia rientrato.


Lo scontro dialettico di quei giorni è però servito perché la Giunta potesse puntualizzare chiaramente e pubblicamente la propria visione delle cose.

Senz’altro, anch’io ho lanciato come provocazione la possibilità di rimettere il mandato, esistendo un eventuale progetto per rendere più economico il quadro d’insieme, ma tengo a sottolineare che anzi proprio con l’assessore Sassi per alcuni temi di ordine culturale ho ottimi rapporti.

A Reggio Emilia abbiamo due organici musicali, uno storico e l’altro di recente costituzione, L’Icarus e l’Adrian Ensemble che costruttivamente chiedono un’attenzione dal territorio. L’Assessorato è secondo lei un interlocutore possibile?
L’interlocuzione diretta credo debba essere con i Teatri, noi queste realtà oggi non possiamo pensare di finanziarle (ricordo che l’Icarus è stato all’Officina delle Arti e ora ha trovato uno spazio diverso). Noi possiamo mettere a bando degli spazi da gestire, ma non sostenere direttamente delle realtà musicali. Eventualmente possiamo finanziare come Comune dei singoli progetti offerti alla cittadinanza, come un concerto estivo per esempio. Certo nulla toglie che anche una realtà musicale presenti un progetto al Bandone ove emergano aspetti legati alla formazione, socio-rilevanti e possa essere accolto.

Quei soggetti politici che in passato a Reggio hanno avuto una tradizione di impegno, influenzato in modo forte la politica culturale e sociale generando esperienze importanti e qualificanti non solo sul piano locale agiscono ancora in qualche modo? Percepisce oggi uno scenario dove la politica sa fare cultura, raccogliere le istanze della comunità, gli stimoli dell’intellettualità?
Reggio è una città culturalmente molto sensibile, ma inevitabilmente rispetto a un tempo sono aumentate molto le realtà “indipendent” ed è calato l’interesse dei partiti rispetto alla cultura.


Per lei è una regressione o una naturale evoluzione della società?

Vedo allo spazio Gerra realtà giovanili eccezionali delle quali né io né altri partiti abbiamo reale contezza. Non siamo capaci come partito di intercettare queste realtà, ma meno male dico, la politica deve mettere a disposizione spazi, ma deve rimanere a una certa distanza dalla creatività. Perché altrimenti i fenomeni “indipendent” non nascono (e utilizzo il vocabolo all’inglese non per caso). Faccio sempre l’esempio del movimento Punk della seconda parte del Novecento; figuratevi se gruppi come i Sex Pistols, i Clash e gli altri di quel periodo si fossero rivolti alle amministrazioni comunali di Londra, di Manchester, di New York per avere risorse dicendo «se non ce le date non sappiamo dove suonare»…

I tempi cambiano, Michel Foucault, il filosofo oggi più studiato negli Stati Uniti, affermava di non aver mai conosciuto un intellettuale in vita sua; «ho conosciuto persone che scrivono, che compongono, che dipingono, che fanno foto, che leggono…» diceva. Io supererei l’idea dell’intellettuale legato alla politica. A Reggio ci sono moltissime persone che leggono, dipingono, fanno fotografie; ci sono quelle che vogliono collaborare con il Comune e altre che vogliono rimanere indipendenti.


Uno dei soggetti rilevanti della città, con ricadute sui piani della formazione e della cultura è Reggio Children…

Ho ottimi rapporti politici e culturali, molto scambio, partecipano a Fotografia europea e stiamo ragionando su alcuni progetti da fare insieme il prossimo anno.  Credo sia importante lavorare molto sulla scuola e coinvolgere sempre di più la scuola media, che riguarda una fascia di età molto delicata.

Nella recente intervista a 8X8 il nuovo direttore dell’Istituto Peri Maurizio Ferrari ha ricordato la capacità che questa città ha avuto di pensarsi su progetti tematicamente forti, come la formazione pedagogica, la musica, la psichiatria, sapendo fare ricerca, guardare al nuovo. Reggio ha ancora la capacità di pensarsi come soggetto innovatore su temi fondanti dove la cultura e l’arte assumono valore sociale?
In queste sfide dobbiamo fare i conti con le risorse. Certo in campo musicale vedrei positivamente degli sviluppi legati al quartetto d’archi, all’interno di un contesto ove abbiamo già l’importante attività del premio “Borciani” ai Teatri e il lavoro sugli organici giovanili che si svolge al Peri. Vedo una Reggio “Città del quartetto” che grazie al Peri diventa un riferimento nazionale anche nell’insegnamento. Certo: la percezione che si ha della nostra città in campo artistico-culturale è spesso legata alla contemporaneità, ma bisogna stare attenti a che il nuovo non diventi un semplice gesto fine a se stesso, dobbiamo leggere l’esistente e la tradizione per sviluppare progetti capaci di radicarsi. Durante l’ultima estate ho visto delle attività in campo quartettistico proposte dal Peri bellissime e serissime.


A proposito delle polemiche su restauri e nuovi inserimenti nel Duomo di Reggio ha piacere di esprimere un parere?

Sono completamente d’accordo con la soluzione attuata da don Tiziano Ghirelli e dalla Diocesi. Credo sia necessaria una maggiore apertura. Nell’estate del 2010 sono stato in Germania e in Austria e in luoghi di cultura cattolica molto tradizionalista ho visto adeguamenti liturgici moderni e insospettabili rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare.


La situazione dei Chiostri di San Pietro…

Dovrebbero diventare un rettorato dell’Università, ma mancano 2 milioni di euro per completare almeno la pavimentazione; dovevano arrivare soldi dal Governo che sono stati revocati. Il tema è nel frattempo cosa farne. Certamente possiamo utilizzarli in estate com’è già stato fatto per eventi artistici e culturali; era importante riportarli intanto a una certa fruibilità e siamo riusciti.


Nel settore dell’arte avete qualche progetto espositivo che ci può anticipare?

Sì. Stiamo valutando proprio in questi giorni un ciclo biennale molto importante con artisti nazionali anche giovani, ma non pensato nell’ottica della solita mostra acquistata. Vogliamo dare vita a un modello innovativo per cui nei chiostri di San Domenico gli artisti possano mettersi in gioco e creare un’economia che li riguardi. La pubblica amministrazione non ha più le risorse di un tempo che portavano molti artisti e operatori culturali a chiedere, a chiedere… Cosa può fare in un momento in cui  anche i privati faticano a fornire risorse a sostegno di progetti impegnativi? Gli sponsor potrebbero diventare soggetti interessati all’acquisto di opere a prezzi calmierati. Daremo vita a un accordo coordinato: l’amministrazione mette a disposizione gli spazi e la comunicazione, conferisce prestigio e legittima l’importanza dell’evento; lo sponsor finanzia il progetto avendo come ritorno la possibilità di investire in modo conveniente nelle opere di un artista che a sua volta deve capire che una mostra fatta da una municipalità è qualificante e non scontata e deve mettere a disposizione opere a prezzi agevolati, in favore di chi sostiene l’esposizione. Il mercato dell’arte è un po’ drogato, si pensa che le mostre siano dovute, che i Comuni debbano pagare tutto… non può più essere così. La sfida è creare nuove opportunità e modalità e ci stiamo lavorando seriamente per il biennio dall’ottobre 2012 alla primavera 2014.

La sfida è creare a Reggio Emilia un movimento importante di questo tipo.

 

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