*/?>
ruMORE

Indonesia tra vulcani attivi e gli ultimi dinosauri

11 Marzo 2013
Print Friendly, PDF & Email

L’INDONESIA è un territorio che ho girato in lungo e in largo in cerca delle più stravaganti curiosità e dei paesaggi più surreali. In alcune aree di quest’arcipelago di oltre 13 mila isole, il difficile non è arrivare, ma tornare a casa.Siamo sull’isola di Flores, ci siamo arrivati con un volo da Bali, ma ci hanno cancellato quello di rientro. Il problema delle linee indonesiane è l’imprevedibilità: utilizzano aerei obsoleti, che volano dagli anni ’60 senza tregua, motivo per cui rientrano nella «black list» delle compagnie aeree.
Flores è un’isola di 360 chilometri, caratterizzata da catene montuose ricoperte da foreste e da improvvise vallate coltivate a riso. Ci sono 15 vulcani attivi. Dall’aeroporto di Flores ci spingiamo fino alla cittadina di Lapuan Bajo, in cerca di un barcaiolo che ci traghetti tra gli atolli per qualche giorno. Con meci sono la mia ragazza Jessica e Sem, norvegese con il quale ho girato il globo.

POI C’È «DICIOTTO», il nostro barcaiolo, che quotidianamente farà anche da tramite con la terraferma per avere informazioni sul nostro volo. L’abbiamo chiamato «Diciotto» perché è l’unica parola da lui proferita che ci sembra familiare.
Per il resto la comunicazione è praticamente solo gestuale. Siamo nell’area del parco nazionale di Komodo, dichiarato patrimonio della biosfera nel 1991. Sono le tre di pomeriggio e salpiamocon «Diciotto» da Lapuan Bajo: appena lasciata l’isola il vento cala e ci trasciniamo per tre ore a 4 nodi. Arriviamo a Kanawa. Totale residenti sull’isola: due. Con loro, incredibile, c’è un cervo indiano.

IL PAESAGGIO è alla Robinson Crusoe. Sembriamo tre naufraghi, con i piedi nella sabbia calda a guardare il calar del sole. In mezzo a Jessica e Sem, riposa il cervo. I due residenti indonesiani sono i proprietari dei 14 bungalow costruiti su questo atollo: bagni esterni sotto le stelle, 4 ore al giorno di generatore per l’elettricità, un ristorante, una barca e il loro amato cervo dal quale non si separano mai.

PRIMA GIORNATA Partiamo per un’immersione con le mante reali: è meraviglioso.A 18 metri sotto il livello del mare ti lasci andare sospeso, coccolato dalla corrente: ti passano sopra con tutta la loro regalità e oscurano i raggi di sole che riflettono sul «tetto» del mare. Secondo giorno. E’ arrivato il momento di vedere i draghi di Komodo, denominati gli ultimi dinosauri. Ci spostiamo sull’isola di Rinca, dove non ci sono i soliti flussi turistici, ma solo pochi abitanti, molti draghi e cinque cavalli, quei pochi rimasti: i draghi se li son mangiati. Gli abitanti vivono sulle palafitte per non essere attaccati.
Quando arriviamo su Rinca, mi sembra d’essere a Jurassik Park. Mi piacciono i safari, ma pensare d’essere a piedi, e magari trovarmi davanti l’ultimo dei dinosauri mi fa sentire una preda.
I draghi di Komodo sono lucertole che arrivano a 3 metri di lunghezza per 130 chili di peso: sono carnivori, mangiano maiali selvatici, bufali, scimmie, uova di coccodrillo e non disdegnano l’essere umano. Sono gli unici rettili che non ingoiano, masticano; i primi anni di vita vivono sugli alberi per non essere mangiati dai loro simili. Vedermeli davanti mi ha gelato il sangue, anche perché qui non ci sono gabbie.
La loro mole fa credere che siano impacciati e pigri, ma hanno invece grandi riflessi e velocità.

CI INCAMMINIAMO per Rinca con un isolano, la nostra guida. Piccolo di statura, magro, in canottiera e infradito, cammina davanti a noi impugnando un lungo bastone. Abbiamo solo quello per difenderci da un drago di Komodo. Non siamo tranquilli. Lontani dalla città, da un qualsiasi centro medico, sapendo che anche un piccolo morso del sauro è sufficiente perché la morte sopraggiunga in poche ore per setticemia. La lingua di questi animali è infatti carica di batteri.

L’ISOLANOcontinua a camminare su questo sentiero di sabbia molto stretto. Di scatto si volta, ci guarda e indica quattro lucertoloni poco distanti dall’ultima palafitta del villaggio. Noi proseguiamo pensando ai quattro lucertoloni che ondeggiano e tirano fuori e dentro la lingua, producendo un fischio inquietante. All’improvviso sentiamo un tramestio davanti a noi: dall’erba alta alla nostra destra sbucano una scimmia inseguita da un drago, corrono nella nostra direzione. Siamo pietrificati, non possiamo arretrare perché dietro abbiamo i quattro draghi della palafitta. E’ panico, gli animali continuano a correre, poi la scimmia si tuffa nella vegetazione e il drago velocissimo la segue. Spariscono.
Prendiamo fiato e continuiamo a guardarci attorno come delle gazzelle nella savana. Lasciamo l’isola di Rinca al tramonto, mentre nel cielo planano sagome nere: sono volpi volanti chiamate anche pipistrelli della frutta (di cui sono gran divoratori). Sono enormi, hanno un’apertura alare di un metro e mezzo, mi sembra d’essere in una scena di Batman.

 

Share

Commenti chiusi.