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L’architettura della quarta sponda

1 Ottobre 2011
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Il conflitto in corso in Libia sollecita a conoscere una stagione della nostra storia recente a lungo tenuta nell’oblio e disinteresse. A Bengasi, Tripoli e in tante altre località libiche, tra il blu del mare e l’ocra del deserto spiccano geometrie pure. Su questo netto confine architetture metafisiche dialogano con gli intricati tessuti urbani delle medine e una informe edilizia contemporanea. Qui l’Italia ha lasciato un segno tangibile. Per 30 anni vi ha avuto vita un laboratorio di urbanistica e architettura dove si è esercitata l’esperienza del razionalismo. In questa terra di frontiera si sono aperte le prospettive di tanti giovani architetti. Florestano Di Fausto, Alberto Alpago Novello, Armando Brasini, Ottavio Cabiati, Guido Ferrazza, Umberto Di Segni, Adalberto Libera, Marcello Piacentini, Luigi Piccinato, Cesare Valle, sono alcuni dei tanti protagonisti.

All’incuria e abbandono del tempo si accompagnano ora i danni e i rischi di distruzione causati dalla guerra. Superata la denigrante espressione di “architettura coloniale” occorre parlare di “patrimonio condiviso” tra le due sponde del Mediterraneo coniugando la proprietà intellettuale italiana a quella materiale del popolo libico. Più che oggi mai occorre promuovere un programma di restauro e valorizzazione di questo importante patrimonio.

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