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L’arte di fare pong. Una contaminazione fra arte e videogiochi.

25 Settembre 2011
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Il 3 agosto di trentasei anni fa la Società Atari, fondata da Allan Alcorn e Nolan Bushnell, lanciava sul mercato la console domestica di PONG. Avrebbe cambiato l’intera storia dei videogiochi, ma non solo. Le previsioni iniziali di vendita parlavano di 50mila unità vendute, a Natale, erano già diventate 150mila. Quell’estate venne lanciata la versione domestica di un videogioco che, già dal 1972, in versione coin operated (a gettoni) aveva fatto impazzire milioni di ragazzi (e non solo). La console di Pong non era la primissima macchina da gioco casalinga – arrivò prima il Magnavox Odyssey – ma sicuramente è stata e rimane ancora oggi una delle più iconiche.

Era stato il fisico americano William Higinbotham nel 1958 a creare quello che molti considerano essere il primo gioco per computer. Il gioco si chiamava “Tennis for Two” e si giocava su un oscilloscopio con l’aiuto di un semplice controllo analogico. Quelle due barrette e quel puntino che si muovevano su uno schermo nero, con una scheda collegata a un televisore, avrebbero poi ispirato anche tanti artisti per produzioni curiose.

L’arte è un gioco, lo diceva lo stesso Marcel Duchamp (1887-1968) e da allora in poi si è sempre di più cercato questo stretto connubio fra arte-gioco-game-provocazione.

Negli ultimi dieci anni soprattutto i videogiochi classici come Pong, Tetris, Space Invaders, Pac Man e Super Mario hanno ispirato molti nel loro lavoro. Il legame comune tra tutti questi giochi è che essi sono molto facili da usare. Non occorrono manuali. La grafica è semplice, pochi i colori, i personaggi e lo stile sono pixel. Ma hanno influenzato un’intera generazione e sono progressivamente divenuti una parte del nostro patrimonio culturale.

PONG è probabilmente però il videogioco che ha ispirato di più gli artisti. A Berlino nel 2007 è stata organizzata una grande mostra dal titolo “Pong.mythos” con oltre 30 artisti presenti con opere d’arte ispirate alla console PONG. Nel catalogo è scritto: “Nessun altro videogioco è stato all’origine di una produzione artistica come PONG. Oltre alla sua popolarità, sembra che sia quel minimalismo del nero-bianco che ha attirato soprattutto gli artisti, in quanto il modello di gioco è un prototipo virtuale dell’essenza di ogni situazione di comunicazione: la palla, intesa come la più piccola unità possibile di informazioni, oscilla tra mittente e ricevente “(dal catalogo” pong.mythos “2006).

Ma già nel 1999, Natalie Bookchin (artista che vive a Los Angeles, lavora con internet, con i computer games e altre forme di netart)  realizzò “The Intruder” dallo stesso racconto di Jorge Luis Borges, una realizzazione in cui PONG è stato uno dei 10 videogiochi che ha utilizzato per creare un’opera d’arte interattiva. http://bookchin.net/projects/intruder.html

L’artista danese Anders Visti dal 2007 mescola invece PONG con l’arte e l’estetica di Piet Mondrian in “PONGdrian v1.0”. Il campo di gioco ricorda un dipinto di Mondrian. I giocatori possono giocare uno contro l’altro e il gioco ha quattro livelli. In ogni livello c’è un dipinto di Piet Mondrian al centro. Quando la palla colpisce i settori disturba le linee e le zone di colore, la pittura comincia a sgretolarsi in piccoli pezzi di quadrati e rettangoli e si creano nuovi modelli astratti con nuove opportunità e sfide in base alle prestazioni dei giocatori.

Anche l’artista svizzero Guillaume Reymond ha realizzato una serie di performances dal titolo “Game Over”; esse sono le riproduzioni di alcuni dei più famosi videogames dei primi anni ‘80. In un teatro auditorium, ha creato sequenze animate utilizzando persone reali in magliette colorate, dove ogni individuo rappresenta un elemento su uno schermo. Spostando la gente in sala, si possono creare brevi sequenze video in stop motion. Eccone due esempi:

La frase “less is more” sembra quindi una buona spiegazione del fatto che PONG abbia ispirato tanti artisti in questi ultimi anni. Ma perché è accaduto? E’ innanzitutto uno dei primi video giochi commercializzati e questo ha creato un fattore di identificazione e un forte rapporto tra il gioco, il giocatore e l’opera d’arte. Ma PONG è anche uno dei giochi più facili in termini di aspetto e di utilizzo, il che lo rende paradossalmente così facile da trasformarlo e utilizzarlo in altri contesti.

E in futuro cosa accadrà? Aspettiamo e vedremo..

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