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La canestra di Caravaggio

26 Gennaio 2017
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Siamo in pieno recupero dell’arte della natura morta. Avevo già descritto la mostra in Galleria Borghese “L’origine della natura morta in Italia, Caravaggio e il Maestro di Hartford” nella Voce del 30 dicembre, dove mettevo in evidenza “La canestra di frutta” del Caravaggio. L’opera di proprietà della Pinacoteca Ambrosiana è tutt’ora esposta a Roma fino al 19 febbraio. Si tratta di un olio su tela cm.47×62 con datazioni diverse dal 1594 al 1599.
E’ un quadro giovanile del Merisi ed era di proprietà del cardinale Federico Borromeo. Giovanni Pietro Bellori (1613-1696), tra i primi biografi del Caravaggio, scrive nelle “Vite de’ pittori, scultori et architetti moderni “(1672) : “Condottosi a Roma vi dimorò senza recapito e senza provvedimento, sichè dalla necessità costretto, andò a servire il cavaliere Giuseppe d’Arpino, da cui fu applicato a dipinger fiori e frutti sì bene contraffatti che da lui vennero a frequentarsi a quella maggiore vaghezza che tanto oggi diletta”.
L’importanza della Canestra dell’Ambrosiana, come iniziatrice di un genere fino allora non evidenziato viene ben descritto da Bernard Berenson in “Caravaggio, Delle sue incongruenze e della sua fama” : “E tuttavia nessuno pensava, o s’arrischiava, a dipingere quegli oggetti in sé e per sé, e non come accessori ornamentali di soggetti sacri”.
Tanti gli interventi sulla Canestra caravaggesca, ricordo quello di Vittorio Sgarbi in Bell’Italia dell’aprile 2015 dove il critico evidenzia che “Sullo scorcio del Cinquecento, il capolavoro dell’artista lombardo apre nuove prospettive alla pittura, il vero, anche nelle sue espressioni più umili, diventa protagonista”.
Nello stesso articolo Sgarbi scrive che, prima del Caravaggio, fu Arcimboldo (1526-1593) a dipingere un “Cestino con frutta”.
Per il Maestro di Hartford e delle sue nature morte si sta discutendo tra i critici, chi possa essere, partendo dalla valutazione di Federico Zeri che aveva intravisto il Caravaggio giovane, come autore.
Un’altra canestra del Merisi la ritroviamo in “Ragazzo con canestra e frutta” della Galleria Borghese, opera rinvenuta nel 1607 nello studio del Cavalier d’Arpino, dopo le accuse all’Arpino di essere il mandante di un sicario che aveva tentato di sfregiare il volto di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio.
Anche Federico Barocci nella Chiesa Nuova o Santa Maria in Vallicella a Roma dipinge, nella “Visitazione” una canestra con due polli, motivo che sarà ripreso anche da Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino con una bellissima canestra e con gli stessi animali, nella “Visitazione” nel Duomo di Reggio Emilia.
La canestra in quegli anni era diventata uno “status symbol” , da Federico Borromeo al cardinale reggiano Domenico Toschi.
Nel mio saggio pubblicato nel 2013, con presentazione della Direttrice dei Musei Civici reggiani Elisabetta Farioli “La scoperta dell’autoritratto del Cavalier D’Arpino nel Duomo di Reggio Emilia” avevo scritto, nel capitolo “Ipotesi suggestive” : “ I rapporti tra Michelangelo Merisi e il suo “maestro” Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino non sono mai stati approfonditi a cominciare dalla collaborazione in Cappella Contarelli a Roma, fino al sequestro dei quadri nel 1607 nello studio di Giuseppe Cesari.
Potrebbe il Merisi aver collaborato con l’Arpino nella stesura della canestra ? Rimane una suggestiva ipotesi.
Magari contribuisce, a questa tesi, un altro tassello derivato dalla pubblicazione del disegno di Simone Peterzano con il tema “Popolane, canestra e polli” che identificano alla stessa cultura lombarda, Caravaggio con il suo primo maestro”.

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