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Uno spettacolo per salvare il pianeta

7 Dicembre 2018
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Un percorso culturale iniziato quasi due anni fa, l’arte e il teatro al servizio di un futuro più sostenibile per il nostro Pianeta, per la salvaguardia della nostra unica casa, la Terra. Il festival “Felicità Sostenibile” prima, a gennaio 2018, “La donna più grassa del mondo” adesso e la seconda edizione del festival nell’immediato futuro, ad aprile 2019. Un’indagine a tutto tondo, un’azione culturale portata avanti con voci e sguardi differenti, con molti linguaggi ma con un unico obiettivo: sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche ambientali e il grave rischio che stiamo correndo. Per coinvolgere ancora di più il pubblico e i cittadini in questo percorso, è stata attivata anche una campagna di crowdfunding che ha permesso, attraverso la copertura di una parte delle spese di produzione, di far “germogliare e nascere” il seme de “La donna più grassa del mondo”. Nato dalla penna di Emanuele Aldrovandi, lo spettacolo andrà in scena al Teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia dal 7 al 9 e dal 14 al 16 dicembre (venerdì 7 e 14, sabato 8 e 15 dicembre alle ore 21, domenica 9 e 16 dicembre alle ore 17). Sul palcoscenico di via Massenet saliranno Luca Cattani, Alice Giroldinigiovane ed affermata attrice del panorama italiano alla prima collaborazione con il Centro Teatrale MaMiMòe Marco Maccieri, per la regia di Angela Ruozzi, assistente alla regia Filippo Bedeschi, scene e costumi di Alice Benazzi, luci di Fabio Bozzetta.

Una grossa crepa minaccia la sicurezza della casa in cui vivono i protagonisti di questa storia, ma solo uno di loro sembra preoccuparsene: è l’Uomo del piano di sotto che da mesi tenta di convincere la coppia di vicini a intraprendere i lavori di ristrutturazione. Il problema è che la crepa si trova proprio sotto il divano della Donna più grassa del mondo che pesa quattrocentosessanta chili e non può muoversi. L’unica possibilità per poter intraprendere i lavori sarebbe che il Marito la convincesse a dimagrire, ma la felicità che le procura il cibo è troppo grande perché la donna possa rinunciarvi. In un’epoca in cui sembra che la nostra società abbia raggiunto il suo massimo grado di benessere, questa commedia, attraverso una cifra grottesca e paradossale, ci induce a riflettere sulla capacità dell’uomo di immaginare un modo alternativo per raggiungere la felicità che non lo condanni all’autodistruzione.

“Noi tutti crediamo di vivere in condizioni di benessere, – scrive Angela Ruozzi nelle note di regia – fino a quando non ci viene il dubbio che non sia così. Ci è stato implicitamente insegnato che viviamo nel migliore dei mondi possibili ed è quindi assurdo cercare di costruirne uno migliore (e quale sarebbe, poi?); Forse la storia del migliore dei mondi possibili era una bugia. Noi non siamo felici. Abbiamo continuamente fame. Abbiamo le case piene di oggetti, ma ne vogliamo sempre di nuovi. Siamo pieni di contatti, ma non ci soddisfano mai del tutto. Siamo affamati. Siamo afflitti da insaziabilità. L’insaziabilità allo stato puro. La nostra società ha raggiunto una grande libertà, ma questa libertà non ci ha liberato. Continuiamo ad avere fame. Questa fame insaziabile, questa vuotezza intrinseca, ci parla di una cosa molto reale, di una profonda vacuità al centro della nostra cultura, generata dalla distruzione di idee e tradizioni rimpiazzate da sistemi economici (che sono diventati sistemi ideologici) per cui l’uomo non deve credere più a nulla se non alla soddisfazione del proprio desiderio. Il desiderio è diventato il nostro ultimo idolo. La Donna più grassa del mondo, che pur essendo simbolo d’insaziabilità, rimane contemporaneamente metafora di fertilità, ci suggerisce che c’è qualcosa di cui noi esseri umani abbiamo bisogno per il nostro vero benessere e che non cesseremo mai di desiderare: comunità, connessione, contatto con la natura, equilibrio, la sensazione di una missione più grande dei nostri immediati desideri parcellizzati.”

Per informazioni:
www.mamimo.it

 

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