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La magia della Parigi anni ’20 rivive in “Un ballo”

7 Novembre 2013
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È andato in scena domenica 10 novembre al Teatro Piccolo Orologio, da un testo breve della scrittrice Irène Némirovsky una storia che, nella sua semplicità, ha la potenza archetipica di una fiaba crudele

Reggio Emilia, 4 novembre – Parigi 1928. Alfred e Rosine Kampf, sono una coppia di borghesi di origini modeste recentemente arricchiti grazie alle speculazioni in borsa. Per inserirsi nella buona società parigina e continuare la loro ascesa sociale organizzano una festa da ballo. Questo evento diventa il catalizzatore di desideri paure e aspettative tanto dei signori Kampf quanto della loro figlia adolescente, la quattordicenne Antoinette. La sua esclusione dalla festa non sarà senza conseguenze…

La Parigi degli anni ’20 è una città in pieno fermento, si respira un aria nuova, cosmopolita, mondana e liberale. I caffè, il jazz, i teatri attraggono, da ogni parte d’Europa, grandi personalità e artisti, perché in quegli anni Parigi è il fulcro pulsante di una rinascita culturale e creativa che sta attraversando il continente e non solo. L’allegria, l’euforia sfrenata che seguivano la fine della prima Guerra Mondiale e precedevano la grande crisi economica che porterà al secondo conflitto mondiale, erano incarnate da una borghesia che faceva del libero pensiero il suo cavallo di battaglia e della vita mondana una caratteristica imprescindibile per sentirsi qualcuno.

Un Ballo mette in scena proprio questo mondo e  parla della necessità della conquista di un’identità in una società fondata sull’apparire e della fragilità, propria non solo di un’età delicata come l’adolescenza, ma di tutti passaggi della vita in cui i sogni possono realizzarsi o sgretolarsi. Una storia che, nella sua semplicità e nella sua concretezza, ha la potenza archetipica di una fiaba crudele. Desiderio, insoddisfazione, voracità sono i temi, presentati nella cornice di un rito di passaggio, necessario ma sottilmente violento. Sopra tutto, il tema del tempo: la vita come un’attesa costante dominata dalla volontà ostinata di voler essere altro ma anche dalla paura di cambiare.

“Per completare il quadro di questa micro-società nella sua concretezza cecoviana abbiamo scelto di dare spazio ad altre presenze, che moltiplicano il gioco dei rapporti e dei punti di vista. Accanto ad Alfred e Rosine e alla loro figlia Antoinette, in scena troviamo Isabelle, la cugina pianista, Miss Betty, l’istitutrice inglese, il cameriere Georges. Sei personaggi, sei solitudini, sei desideri convivono nello stesso spazio quotidiano: una casa troppo grande e troppo ricca- spiega la regista Thea Dellavalle – La parola è ridotta al minimo per amplificare la densità di gesti e sguardi. Visioni, amplificazioni, deformazioni che sfruttano la capacità del teatro di creare con l’azione sintesi visive e emotive. Il piano dell’identificazione si sposta di continuo, il giudizio è sospeso.”

Thea Dellavalle e Irene Petris, autrici dello spettacolo, lavorano in teatro da un decennio. Hanno partecipato come assistente alla regia e come interprete, a spettacoli di Massimo Castri, Luca Ronconi, Alvis Hermanis, Romeo Castellucci, Marco Plini, Pascal Rambert.

Lo spettacolo è inserito all’interno del Progetto Residenze MaMiMò, che mette in pratica la volontà di tenere vivo e “produttivo” il Teatro. Il progetto è nato dall’esigenza di creare una rete di relazioni e scambi fra artisti, per supportare giovani compagnie che non hanno spazi dove poter “creare” e sviluppare la loro creatività.
www.mamimo.it

 

foto UN BALLO

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