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LA MAGIA DI UN TERRITORIO

5 Aprile 2013
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Ancora al volgere dell’anno mille dell’era volgare il territorio dell’attuale Emilia centrale e di parte della Bassa Lombardia si presentava come una sequenza continua d’incolti, boschi e paludi, dove l’esondazioni erano frequenti e le acque raggiungevano quasi le città poste lungo la via Emilia. Le scarse popolazioni che vi abitavano vivevano stentatamente di caccia, di pesca, di allevamento brado, di raccolta nei boschi.

A un esame anche superficiale si riscontra ora, dopo poco più di altri mille anni, che il territorio è fortemente antropizzato, ma presenta anche un ordinato sistema di coltivi che si stendono in modo continuo dalla media montagna fino al grande fiume.

Questo territorio, quest’ambiente è divenuto simbiotico e produttivo consentendo alle popolazioni la sopravvivenza e lo sviluppo di molte altre atrività.

Che cosa ha prodotto quest’ambiente e cosa lo mantiene in questo stato di produttività e rigolio?

Non è sempre possibile individuare i collegamenti con le origini più antiche al fine di individuare le radici dei cambiamenti, nei tempi in cui le trasformazioni sono ancora solo un tentativo d’intervento e i risultati non sono sempre positivi.

Questo per cercare di scoprire le motivazioni profonde e recondite che spinsero gli abitanti a procedere con altri tentativi, con successivi affinamenti, andando oltre le esigenze di semplice necessità di sopravvivenza alimentare.

Si può però ragionevolmente sostenere che il risultato attuale, di territorio, ambiente, produzione e reddito, è il prodotto dell’incontro tra la cultura tramandata dalla conoscenza storica, dalle sensibilità dei depositari di tale cultura e le esigenze di vita e di sopravvivenza (leggi difficoltà) delle popolazioni che, nell’affrontare e risolvere le loro necessità hanno trasformato il territorio e l’ambiente in cui hanno vissuto, antropizzandolo, ma rendendolo simbiotico e produttivo.”

E’ quanto afferma la ricerca che il Club UNESCO di Reggio Emilia ha promosso per sostenere il progetto volto a presentare e ottenere dall’U.N.E.S.C.O. il riconoscimento, come patrimonio immateriale dell’umanità, dei valori che il territorio ha espresso e incorporato. Valori che si ritengono degni di tutela, conoscenza e diffusione.

Si è voluto dare una risposta alla domanda di cosa ha prodotto quest’ambiente e cosa lo mantiene in questo stato di produttività e rigolio.

Durante il convegno che si è tenuto presso l’Aula Magna dell’Università di Modena e di Reggio è stata presentata una relazione di studio che vuole porre in risalto, come degno di nota e di valorizzazione, il processo che ha portato, dall’anno mille in poi, a una graduale modifica del territorio e all’inserimento di pratiche agricole e di regimentazione dei suoli.

Questo è avvenuto attraverso l’opera delle popolazioni qui stanziate, quale che fosse la loro origine, e ha portato all’attuale stato di un territorio consolidato e produttivo.

La ricerca, nell’indagare sulle origini di queste trasformazioni, individua le origini possibili di tali trasformazioni nelle vicende e negli attori del periodo immediatamente prima dell’anno mille, ovvero, dalla fine del regno di Carlo Magno,.

Grande impulso a queste trasformazioni è stato dato dall’opera dei monaci benedettini e dall’organizzazione delle abbazie. Lo studio derivante dai testi antichi e la capacità di promuovere e aggregare le risorse umane dei territori limitrofi, unitamente al trovarsi a dover gestire vasti territori incolti, affidati o in proprietà, hanno permesso l’avvio delle trasformazioni.

Le conclusioni sono che si propone – ora – un tema e un percorso. Porre in evidenza e attenzione al ruolo della cultura e della conoscenza come strumenti principali per la gestione delle trasformazioni, trasformazioni future che – per definizione – non possiamo conoscere a tempi medio-lunghi. Conseguire il riconoscimento ottenibile dall’U.N.E.S.C.O. rappresenterà un valore di per se stesso, come strumento teso a rendere evidente la necessità di governare i cambiamenti facendo leva sui valori positivi, nella necessità di preservare il valore e la qualità del territorio, nella continuità.

Scarica la relazione
Scarica lo schema di Sintesi

 

 

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