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La pazza gioia di Paolo Virzì, al Festival di Cannes !

13 Maggio 2016
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L’11 maggio è iniziata la 69° edizione del Festival di Cannes, che terminerà il 22 maggio, e non vi è nessun film italiano in concorso ma vi sono signori film italiani in sezioni importantissime, chiamate collaterali della kermesse. Uno di questi è La pazza gioia, l’ultimo lavoro di Paolo Virzì, scritto insieme a Francesca Archibugi e magistralmente interpretato da Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti. La sezione nella quale è stato inserito è la prestigiosissima Quinzaine des Realisateurs che apre con un altro italiano: il Maestro Marco Bellocchio con il suo film, Fai bei sogni. Inoltre Pericle il Nero di Stefano Mordini con Riccardo Scamarcio è stato preso ad Un certain regard. Da aggiungere che alla Quinzaine c’è anche il film di Claudio Giovannesi, Fiore, e che ad Un certain regard, vi è anche il documentario L’ultima spiaggia di Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan tra le proiezioni speciali fuori concorso e I tempi felici verranno presto di Alessandro Comodin, in concorso, alla Semaine de la Critique. Quindi sei pellicole per l’Italia che non è proprio assente dal festival del cinema più importante del mondo (lo sottolineiamo perché avendo nel 2015, Moretti, Sorrentino e Garrone in concorso, il messaggio che è passato è che la Francia ci snobba, un po’ semplicistico e troppo, inutilmente, lamentoso). E cosa principale, il film di Virzì è bellissimo, quindi faremo, almeno, la nostra bella figura ! Perché bellissimo. Semplice ma non scontato ovviamente: le due protagoniste sono di una bravura fenomenale, la sceneggiatura è perfetta e regge dall’inizio alla fine, alternandosi in continuazione su vari registri, principalmente quello del tragi-comico, la regia è ottima. Quindi il gioco è riuscito, e alla proiezione anticipata fatta per la stampa italiana era palese che La pazza gioia fosse piaciuto alla maggior parte dei giornalisti in sala. Ma di cosa parla il film? Di due donne, Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti) che si ritrovano ‘ospiti’ in una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, dove sono sottoposte a misure di sicurezza oltre a terapie farmacologiche di cui le due sono stra-dipendenti. Ingurgitano quantità di Valium o qualsiasi cosa trovano a tiro (sono due farmaciste super-laureate sul campo) come se non ci fosse un domani … anche perché il domani, in effetti, non si sa se ci sarà. Insomma la storia di tutti noi. Perché parliamoci chiaro queste due donne non sono delle pazze pericolose o cattive, no, il contrario, sono persone ferite, distrutte, che hanno superato un limite, e tutto il male che fanno lo fanno solo a loro stesse. Ora sfidiamo chiunque a non riconoscersi in questa diagnosi ? E questo è il punto di forza di La pazza gioia, il rendersi conto che – come diceva Gaber, che poi riciteremo – stare da una parte o dall’altra del cancello è una differenza molto sottile. E, soprattutto, non è una differenza data dal fatto che noi che siamo fuori non sappiamo che cosa sia la depressione o le nostre zone oscure, è solo che in qualche modo o non gli abbiamo fatto prendere il sopravvento o ‘ipocritamente’ le mascheriamo con il nostro: “Va tutto bene!”. Beatrice Morandini Valdirana è una chiacchierona istrionica, sedicente contessa e a suo dire in intimità coi potenti della Terra. Donatella Morelli una giovane donna tatuata, fragile e silenziosa, che custodisce un doloroso segreto. La storia è incentrata sulla loro imprevedibile amicizia, perché come diceva il geniale Ennio Flaiano: “Ogni storia d’amore inizia pensando ‘e mò chi è sta stronza?’”, che porterà ad una fuga strampalata e toccante, alla ricerca di un po’ di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani. Valeria Bruni Tedeschi per buona parte del film è irresistibile, ha battute esilaranti e lei è assolutamente perfetta per la parte. Micaela Ramazzotti fa meno ridere, anche perché le è stata diagnosticata una depressione aggravata con anoressia, ma è perfetta pure lei nel suo essere ombrosa per poi tornare a trovare un po’ di luce. Luce che, è inutile non dirlo, tanto non sveliamo le tante cose che vi sono nel film, nasce nel momento in cui queste due solitudini capiscono che non sono più sole ma che, nonostante, i loro mille problemi ci sono una per l’altra, possono contare sul sostegno reciproco. E, forse, per la prima volta nelle loro esistenze possono finalmente fidarsi di qualcuno … qualcuno che non le giudicherà, non le tradirà, non le maltratterà, ma avrà rispetto per la dignità e il valore che porta in sé la vita di ciascuno di noi. Vita che diventa tale solo nella relazione con l’altro. Se si guarda il trailer di La pazza gioia sembra che vi siano molto analogie con un cult come Thelma e Louise di Ridley Scott ma non è assolutamente così … come ha sottolineato Virzì: “Il film di Scott non lo vedo da moltissimi anni e ricordo solo il finale – dice – ma va bene tutto quello che lo spettatore vede. Se devo dichiarare le mie suggestioni ce ne sono sicuramente altre molto importanti da Qualcuno volò sul nido del cuculo con Jack Nicholson e poi c’è un furto con destrezza dal Tram che si chiama desiderio di Tennesee Williams e dal personaggio di Blanche che ha qualcosa in comune con Beatrice”. Seppur contagiato da un effetto straniante, il film – spiega Virzì – nasce da una “grande esplorazione del disagio mentale, con il coinvolgimento di medici, operatori, pazienti che abbiamo frequentato e intervistato a lungo prima di scrivere la sceneggiatura e poi di girare il film. Il disagio riguarda tutti ma per paura viene isolato, stigmatizzato in luoghi chiusi, lontani che nel migliore dei casi sono posti dove fare musicoterapia e giardinaggio”. Sul set, continua il regista, “i pazienti della comunità di salute mentale di Pistoia si sono mescolati al cast, nel momento in cui arrivavano i farmaci eravamo i primi a essere tentati di allungare la mano. Qualcuno di loro mi ha anche fatto una diagnosi, così ora lo so: io ho problemi di regolazione dell’umore”. “È raro trovare una sceneggiatura che ti dà una sensazione di chiarezza e al contempo complessità, la domanda che mi sono posta è stata sarò all’altezza? – dice Valeria Bruni Tedeschi – Il lavoro principale che ho fatto è stato decostruire, mandare in vacanza il mio super-io, che come una guardia giurata mi sta sempre accanto. È stata un’esperienza liberatoria. La pazzia la conosco, non mi sento “pazza”, ma neppure “non pazza”. Rispetto alle persone che hanno una diagnosi io funziono meglio perché riesco a gestire l’ipocrisia che ci permette di vivere in società ma in fondo dentro sono ugualmente disperata”. “Abbiamo avuto la fortuna di girare il film in ordine cronologico. Il percorso di conoscenza è iniziato sul set – racconta Micaela Ramazzotti – Paolo ci conosceva noi no, ci siamo conosciute come si conoscono i personaggi, siamo partite da un disegno che aveva tracciato Paolo e poi come Beatrice e Donatella ci siamo bisticciate, ci siamo amate”.

La pazza gioia passerà al Festival di Cannes, sabato 14 maggio e dal 17 maggio lo troverete nei nostri cinema!

“Vanno, tutte le coppie vanno
vanno la mano nella mano
vanno, anche le cose vanno
vanno, migliorano piano piano
le fabbriche, gli ospedali
le autostrade, gli asili comunali
e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani”.
(da Far finta di essere sani di Giorgio Gaber)

 

 

 

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