*/?>
ruMORE

Lelio Orsi un grande e originale artista del ‘500!

11 Dicembre 2011
Print Friendly, PDF & Email

“Nuova luce su Lelio Orsi” titolavano i giornali qualche giorno fa ed è vero perche i suoi affreschi al Castello di Querciola potranno essere visitati, dopo i lavori di restauro.

Al convegno, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il nostro presidente l’architetto Walter Baricchi ed il massimo esperto del pittore, Massimo Pirondini, è arrivato l’affresco “Il ratto di Ganimede” che originariamente si trovava nel Castello di Novellara.
L’opera, per anni, era attribuita al Correggio e solo Corrado Ricci, importante storico dell’arte, nel 1896, lo riporta a Lelio Orsi.
Ora l’opera è in Galleria Estense dopo lo stacco dalla camera da letto di Donna Costanza al piano terra del castello.
Rappresenta il mito di Ganimede, raffigurato da tanti artisti, a cominciare dall’epoca romana, passando per il Correggio fino a Rubens.
Lelio Orsi nasce a Novellara nel 1511, data contrastata, alcune fonti scrivono 1508, è figlio di Bartolomeo, capitano della porta del Castello di Novellara. I primi anni sono sotto l’influsso di Giulio Romano, primo artista della corte gonzaghesca mantovana e delle opere del Correggio che in quegli si trovavano a Reggio nella chiesa di S. Prospero, come la Notte.
Sono appunto del primo periodo le decorazioni nella canonica della chiesa di Querciola, dove sono raffigurati putti, satiri, cavalli, animali mostruosi e dipinti monocromi.
Importante era il bell’affresco eseguito intorno al 1544 “Apollo che guida il carro del Sole”  per la Torre dell’Orologio, versione piazza Prampolini e si pensa anche a decorazioni intorno alla torre stessa in monocromi come risulta da convenzione stipulata con i deputati della fabbrica dell’Orologio.
Purtroppo tutti questi affreschi sono andati perduti e si auspicherebbe, visto che vi sono i disegni preparatori, un totem permanente che segnali queste opere d’arte importantissime per la storia della città.
Dopo l’apparato critico di Francesco Arcangeli per la mostra del 1950, Massimo Pirondini e Monducci organizzano una memorabile mostra al Teatro Municipale alla fine del 1987 e inizi del 1988, dove vengono esposti i disegni preparatori dell’Apollo.
In quella documentatissima mostra, con il relativo catalogo, sono riprodotti anche i disegni per la Casa della Lana, che non sappiamo se vennero realizzati, per un palazzo in via san Carlo, angolo via san Filippo.
La vita del nostro artista subisce una “battuta d’arresto” a causa dell’accusa di coinvolgimento per un omicidio e si deve rifugiare a Novellara. In questo la vita di Lelio da Novellara, come a volte è chiamato, assomiglia all’altro sommo artista, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.
E proprio nella suo paese che lavora al “Ratto di Ganimede” e a scene di “Putti” e “Diluvio universale”, oltrechè alle decorazioni del Casino di Sopra.
Viaggia tra Venezia e Roma e intanto piovono commissioni come “La Madonna della Ghiara” importante disegno, ora nel museo della Basilica, e base per l’opera di un suo allievo Giuseppe Bianchi detto il Bertone.
Poi incredibile, prima del Procaccini era stato invitato ad affrescare l’abside della Basilica di San Prospero a Reggio Emilia.e ancora il progetto del tabernacolo del Santissimo Sacramento in Duomo, opera successivamente commissionata a Prospero Sogari detto il Clemente.

Muore a Novellara il 3 maggio 1587.

Opere dell’artista sono in tanti musei: Modena-Galleria Estense “Martirio di S. Caterina” e “Compianto su Cristo morto” oltre ai numerosi affreschi staccati provenienti da Novellara; Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia “Pietà”; Napoli, Museo di Capodimonte “San Giorgio e il drago”e “Il sacrificio di Isacco”; Berlino, Gemaldegalerie “Adorazioni dei pastori”; Londra, National Gallery “I pellegrini di Emmaus”; Parma, Galleria Nazionale “Il Diluvio universale”.
A queste vanno aggiunti numerosi disegni, tutti ben documentati dal Monducci-Pirondini e l’affresco giovanile di Querciola. Vi sono poi parecchie opere in collezioni private tutte pubblicate nel catalogo della mostra del Teatro Municipale del 1987/88.

Una particolarità, il dipinto andato perduto ” Cristo tra le croci” con una copia a Napoli,Capodimente, dimostra tutta una tensione spirituale e una visione mistica e come scrive Maria Calì, nella “Pittura del Cinquecento” : “in cui l’immagine si incentra sul sacrificio di Cristo e il tema dell’Imitatio Christi si moltiplica indefinitamente nelle croci disposte in sequenza stereometrica come in una allucinazione”.

Lelio Orsi un grande artista che i critici hanno assimilato, via via nel tempo, a Correggio, Michelangelo, Giulio Romano, il Primaticcio, Pellegrino Tibaldi, e alla fine, pur mutuando da tutti questi pittori, ha dimostrato una sua originalità e specificità che lo pone definitivamente tra i grandi del Cinquecento.

 

Share

Commenti chiusi.