*/?>
ruMORE

L’”Orologio Planetario” della vecchia Reggio

13 Maggio 2016
Print Friendly, PDF & Email

Ci sono cose, avvenimenti, monumenti storici della vecchia Reggio, che i reggiani, specialmente i più giovani, non conoscono: con questo articolo ci proponiamo di illustrarne uno, dopo avere abbondantemente saccheggiato i libri, gli articoli e le conferenze, di importanti storici della nostra città, tra cui Glauco Bertolini, giornalista e scrittore, e Attilio Marchesini, importante Ricercatore del Civico Museo Lazzaro Spallanzani.
Per esempio, attraverso gli organi di informazione, abbiamo appreso che, nel mese di aprile 2015, è stato inaugurato a Macerata uno splendido “Orologio Planetario” costruito nel cinquecento dai reggiani Fratelli Ranieri , poi smontato e, successivamente, in tempi recenti, restaurato da Alberto Gorla e da un laboratorio fiorentino. L’orologio planetario è poi stato rimontato e presentato a Macerata il 17 aprile dell’anno scorso, durante una spettacolare cerimonia, con grande partecipazione di folla e con figuranti in costume rinascimentale (v. Fig. 1).

fig-1
Fig. 1 – Orologio planetario di Macerata

 

La notizia potrebbe passare inosservata se la città di Reggio non avesse un orologio analogo, costruito da Giampaolo Raineri (non Ranieri) e dal fratello nel 1483 e sistemato nella torre del Monte di Pietà, già Torre Civica, eretta a Reggio in Piazza del Duomo già nel 1216.
Questa torre era la più alta ed imponente della città, infatti la Torre del Bordello sarebbe stata costruita poco dopo, tra i 1490 e il 1502.
Il Duca di Farrara Ercole I, aveva già dotato la Torre del Monte di Pietà di tre campane di bronzo, simpaticamente chiamate dai reggiani “campanoun”, che suonava durante le esecuzioni capitali, “bariloun”, per la sua conformazione a botte, e la “céca”, dal suono argentino (Fig. 2).

 

fig-2
Fig. 2 – Le tre campane della Torre Civica

 

L’orologio di Giampaolo Raineri veniva quindi a completare l’arredo della torre con un orologio meccanico che, oltre le ore, riportava i segni dello Zodiaco, informazioni sui mesi e sulle stagioni, sulle fasi solari e lunari, ed aveva, probabilmente in nicchie separate, delle statuine mobili (automi lignei) che rappresentavano i Re Magi e la Madonna col Bambinello. Allo scoccare delle ore gli automi uscivano dalle loro nicchie e i Re Magi facevano la riverenza alla Madonna e poi rientravano tutti nelle loro sedi.
Un autentico capolavoro, che fece la fama dei fratelli Raineri i quali, successivamente, furono chiamati a costruire orologi meccanici in altre città, tra cui uno splendido orologio meccanico a Venezia.
Il nostro capolavoro d’arte fu poi smontato in seguito ad un incendio (non sappiamo quando) e sostituito con l’orologio analogico attualmente esistente. I pezzi dell’opera di Giampaolo Raineri, non furono buttati ed oggi ci risulta che siano conservati nel Museo Spallanzani.
Se Macerata, città assai più piccola di Reggio, è riuscita a resuscitare il suo orologio Planetario, perché Reggio non è in grado di fare altrettanto con il nostro orologio? E’ chiaro che si tratta di un problema soprattutto economico, le persone in grado di restaurarlo ci sono, sarebbe un vanto per la città ed anche un’attrattiva storica e turistica poterlo riavere.
La Fig. 3 rappresenta un’immagine recente della nostra Torre Civica: dalla foto si può osservare che un eventuale restauro e ricollocazione del nostro orologio planetario, potrebbe trovare sede nella stessa torre, eventualmente al posto della meridiana che si trova al di sotto dell’attuale orologio analogico, che quindi non verrebbe rimosso.

 

fig-3
Fig. 3 -La Torre del Monte di Pietà

 

Ci sono alcune associazioni culturali, come la FAR, Famiglia Artistica Reggiana – Studium Regiense ), e i soci dell’UNESCO MaB che cullano da tempo il sogno di vedere restaurato e ricollocato nella Torre del vecchio Monte di Pietà, l’Orologio Planetario dei fratelli Raineri e lanciano un messaggio a tutte le Autorità Politiche ed agli Imprenditori della città, affinchè si possa realizzare uno splendido sogno di tutti i Reggiani che amano la loro città, ridando loro un suo antico capolavoro”

 

Luigi Vernia
Docente Universitario in pensione
Socio F.A.R. – Famiglia Artistica Reggiana-Studium Regiense
Socio UNESCO MaB, sez di Reggio E.

Share

Commenti chiusi.