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DIVINÆ MEMORIÆ – MARCELLO GRASSI

11 Maggio 2016
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Marcello Grassi espone a Reggio Emilia dal 6 maggio al 26 giugno negli splendidi locali della Banca Albertini Syz in via Roma, 8 (Circuito Off di Fotografia Europea 2016). Si tratta di una mostra suggestiva che vi consigliamo di visitare prendendovi almeno un’ora buona di tempo.

La Germinazione delle Rovine
di Charles-Henri Favrod

Sono più di trent’anni che Marcello Grassi conduce una ricerca che si può ben definire archeologica, poiché capta le tracce delle civiltà scomparse.
La fotografia, quando è utilizzata con padronanza, si presta bene a questa restituzione del passato e come non riuscirci meglio che in Italia dove gli strati si accumulano e il genio della storia è innato?
È così che Marcello Grassi ha inseguito gli Etruschi in Emilia- Romagna, nel Lazio, In Toscana e in Umbria. Ha esplorato la via Augusta, che conduce ad Aosta e alle Alpi, la città di Arles, dove convivono arte romana ed arte romanica e dove Les Alyscamps costituiscono la necropoli millenaria più famosa del mondo occidentale.
Nella sua città natale di Reggio Emilia, ha magnificamente inventariato la Galleria e il Cortile dei Marmi.
Qualunque sia l’iniziativa che assume o l’incarico che gli viene affidato, Marcello Grassi cerca e trova: guidato da una profonda cultura antica, da un senso poco comune della pietra, da una grande padronanza dei mezzi e da una comprensione radiosa della luce.
Paradossalmente, questo uso della luce si evidenzia in lui attraverso la densità del nero.
Non conosco neri più profondi e, al tempo stesso, più rivelatori dello splendore del giorno.
Questa ossessione del fotografo, a partire da Talbot e Niépce, Grassi la manifesta senza superbia.
Egli studia ciò che permette di comprendere la superficie, il volume, l’anfrattuosità, l’impronta. Contemporaneamente, mettendo in gioco l’ombra, ottiene la vibrazione dell’onda elettromagnetica, il flusso delle particelle, l’energia delle cose, tutto ciò che costituisce la materia stessa, la trasmutazione del passato, l’eredità di quelli che furono, il soffio di vita che tutt’ora emana dai luoghi funebri e da ciò che chiamiamo, giustamente, vestigia, poiché vi permangono il segno e la scia degli uomini, come una cicatrice che è la storia.
La ricerca che Marcello Grassi persegue non mi sembra rivelare nostalgia né melanconia dell’ieri.
Non è il tempo finito che lo interessa.
Egli è maggiormente animato dalla celebrazione dello scorrere dei giorni, da ciò che ancora palpita degli uomini che furono, dal messaggio che ci hanno lasciato, e che egli fa rivivere. C’è una energia vitale nella sopravvivenza che egli pone in essere, elaborando una nuova forma di annali e di effemiridi.
Grassi mette in scena la cronaca epica della durata: fa resuscitare con ostinata perseveranza.
Ed io vedo nelle sue immagini ben più dell’eterna germinazione che sfida la morte, un curriculum terrae, dove le rovine appartengono alla continuità fisiologica, alla fosforescenza naturale, alla polarizzazione monumentale.
In un colpo solo, è il trionfo, in gloria, della fotografia.

Charles-Henri Favrod ha diretto il Musée de l’Elysée di Losanna dal 1985 al 1995

Marcello Grassi
DIVINÆ MEMORIÆ

Banca Albertini Syz
via Roma 8
Reggio Emilia

dal 6 maggio al 26 giugno 2016
tutti i giorni dalle 15 alle 18, sabato e domenica su prenotazione

Info: eventi.reggioemilia@albertinisyz.it

Marcello Grassi nasce a Reggio Emilia nel 1960. Fin da piccolo si occupa di fotografia.
Nel 1985, dopo aver visitato alcune esposizioni programmate per l’Anno degli Etruschi, progetta un lavoro di “scavo visivo” nei luoghi, città e necropoli della civiltà etrusca nel 1999, in occasione dell’esposizione delle sue fotografie al Musée Reattu di Arles, Federico Motta Editore pubblica il volume ‘Etruria’.
Nel 1992 riceve l’incarico di fotografare i reperti della collezione archeologica conservati nel Cortile e nella Galleria dei Marmi dei Musei Civici di Reggio Emilia. Da questa prima serie di immagini prende l’avvio una lunga ricerca sull’Anatomia del Tempo, condotta in musei e siti archeologici in Italia e in Europa.
Nel 1995 inizia una serie di fotografie – Il Giardino di Borges – sul tema del rapporto tra reale e irreale, avente come soggetto le collezioni conservate nelle sale delle raccolte museali zoologiche.
Dal 1994 al 1996 fotografa la città francese di Arles. Nel 1997, su incarico del Musée Archéologique di Nice-Cimiez, realizza un servizio sul sito locale.
Nel 1998 la provincia di Reggio Emilia, nell’ambito degli scambi culturali previsti nel programma di gemellaggio con quella dell’Enzkreis in Germania, lo invita a fotografare il monastero cistercense di Maulbronn.
Nel 2002 inizia a lavorare con Fabrizio Orsi a un progetto su Luzzara a cinquant’anni esatti dalla pubblicazione del libro Un Paese di Cesare Zavattini e Paul Strand. Alla fine del 2004 viene presentato il volume ‘Luzzara. Cinquant’anni e più…’ edito da Skira Editore con un testo di Luciano Ligabue.
Nel 2015 ha esposto la serie Herculaneum, dedicata alla città campana vittima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.c., nella decima edizione di Fotografia Europea – Reggio Emilia.
Ha esposto in personali e collettive in varie città d’Europa dove sue fotografie sono conservate presso musei e istituzioni.

 

 

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