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Massimo Stanzione il “Reni Partenopeo”

1 Aprile 2016
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Una bella definizione quella del Reni Partenopeo per Massimo Stanzione che nasce a Orta di Atella nel 1585 ca. e muore a Napoli nel 1658 ca.
Un pittore annoverato tra i caravaggeschi per un lato e per l’altro, avendo collaborato in Certosa di San Martino a Napoli, con Guido Reni è stato definito appunto il “Reni Partenopeo”.
L’idea per questo contributo sullo Stanzione è dovuta al fatto che un amico di ritorno da Napoli, in una gita organizzata,mi ha fatto vedere una foto in Palazzo Reale di un quadro “Loth e le figlie”: è Massimo Stanzione che raffigura questo “scabroso” episodio biblico rappresentato anche da tanti importanti pittori nella storia dell’arte; il pittore replica con lo stesso soggetto in Pinacoteca Nazionale a Cosenza.
Ricordo le due bellissime opere nella Pinacoteca del Credem a Reggio Emilia di Marcantonio Franceschini che dipinge gli stessi episodi biblici.
Assieme a Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, Stanzione è uno dei protagonisti degli affreschi della volta, assieme anche al parmense Giovanni Lanfranco nella Certosa di San Martino a Napoli. Ricordo che anche Reggio possiede una pregevole opera del Cavalier d’Arpino in Duomo.
In Certosa Stanzione dipinge una “Pietà” in controfacciata e “La Vergine e Santi” oltre ad un “Ecce Homo”.
A Napoli, Massimo Stanzione subisce l’influsso di Ribera e di Battistello Caracciolo, annoverati tra i post-caraveggeschi
Ha conosciuto importanti pittori come il francese Simon Vouet e Gherardo delle Notti.
Tra il 1621 e il 1627, con due Papi Gregorio XV e Urbano VIII ottiene i titoli di Cavalier dello Sperone d’oro e dell’Ordine di Cristo.
A Napoli lavora nelle chiese del Gesù nuovo, San Paolo maggiore e nel Duomo con un “San Gennaro che guarisce un’ossessa”.
Sue opere sono nei maggiori musei del mondo dal Metropolitan di N. Y all’Ermitage di San Pietroburgo. Quest’ultima opera, la “Cleopatra” che qui presento, stupisce per la sua modernità.
Viene considerato un importante esponente della cultura napoletana dalla pittura consolatoria e rassicurante dopo i toni forti caratteristici del periodo del Caravaggio.
Ricordiamo che nella città partenopea il Merisi dipinge capolavori, come ad esempio, “Le sette opere di Misericordia”, nel Pio Istituto omonimo, “La Flagellazione di Cristo” al Museo di Capodimonte e “Il Martirio di Sant’Orsola” in via Toledo nella sede di Banca Intesa.
Scrive Maria Anna Marino nella scheda pel pittore in “Roma al tempo del Caravaggio 1600-1630″, Roma 2011-12 a cura di Rossella Vodret: ” Proseguì la riforma accademica del naturalismo, riscuotendo un grande successo presso gli artisti napoletani, le opere realizzate in quegli anni appaiono pervase da una luce diversa, che dimostra il superamento del lume caravaggesco a favore di una atmosfera più chiara e luminosa”.

 

 

Didascalie immagini:

  1. MASSIMO STANZIONE “Loth e le figlie”, Palazzo Reale, Napoli
  2. MASSIMO STANZIONE ”Loth e le figlie”, Pinacoteca Nazionale, Cosenza
  3. MASSIMO STANZIONE ”Cleopatra”, Ermitage, San Pietroburgo
  4. MASSIMO STANZIONE “Giuditta e Oloferne”, Metropolitan Museum. New York
  5. MASSIMO STANZIONE “San Gennaro che guarisce un’ossessa”, Duomo di Napoli
  6. MASSIMO STANZIONE “Storie di Antico Testamento”, Certosa di San Martino, affreschi
  7. Certosa di San Martino, Napoli

 

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