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Meno assessori, più cultura.

9 Maggio 2014
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Modesta proposta per prevenire il prossimo Assessore alla Cultura.

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Tra qualche mese il nuovo Sindaco di Reggio Emilia, chiunque esso sia, sarà alle prese con la formazione della nuova Giunta. Con queste poche righe vorremmo dargli una mano, toglierlo dal solito imbarazzo generato dalla fila di coloro che cercheranno di favorire un nome piuttosto che un altro per la posizione della cultura.

La nostra modesta proposta tende a prevenire i questuanti della cultura: abolire l’assessorato alla cultura.

Il nuovo Sindaco si toglierà così la rogna di cui sopra, ma soprattutto renderà un servizio alla vita civile, economica e culturale della nostra città. Cos’abbia a che fare la politica (intesa come amministrazione ed esercizio della sfera del diritto) con la cultura (intesa come pensiero e azione di ciò che attiene alla sfera dello spirito) facciamo veramente fatica a comprenderlo.

Ciò è capitato e capita tutt’ora perché si pensa di fare il bene della città affidando alla politica due funzioni storicamente legate alla possibilità di fare cultura: una funzione strettamente economica (senza i soldi pubblici non si fa nulla) e una più sottilmente pedagogica (solo la politica, illuminata ovviamente, può definire obiettivi e strategie per la cultura di una città, nell’interesse dei suoi cittadini). Ecco allora le stagioni dei sindaci illuminati (ne ricordiamo uno solo per la verità a Reggio…) o dei modelli misti: la politica ci mette le idee, i contenuti e parte dei soldi, l’economia privata il resto dei soldi.

Siccome a noi piacciono le contaminazioni, anche quelle tra pubblico e privato, ma non la confusione dei ruoli, proponiamo uno schema tanto innovativo quanto semplice: la politica si occupi del diritto dei cittadini a frequentare i luoghi della cultura (biblioteche, musei, teatri, istituti, spazi espositivi), tenendoli aperti e funzionanti, in ordine nell’organizzazione e nei bilanci; le istituzioni culturali della città (associazioni, fondazioni, Onlus, circoli, tutto il mondo del no profit culturale magari in forma di commissione mista da rinnovarsi ogni due-tre anni) riempiano di contenuti questi luoghi, portando in dote idee, pubblico ma anche denaro, attraverso la raccolta fondi per quanto possibile fiscalmente deducibili da parte degli attori della sfera economica.

In questa città (senz’altro tra le più ricche d’Italia e con un tessuto sociale sostanzialmente ancora in salute) bisognerebbe aprire una discussione seria sulla atavica carenza di Fondazioni per la cultura (debolissime finanziariamente o circoscritte a visioni parziali e di breve respiro quelle attive), in grado di far convergere patrimoni e capitali privati da mettere al servizio di progetti per la comunità.

Certo se vivessimo in un paese minimamente più civile gli investimenti privati in cultura sarebbero detassati come merita un organismo sano in cui la vita dello spirito (quella che produce innovazione e benessere) venga sostenuta da denaro vivo e pieno di volontà (il denaro di donazione) e non da denaro morto (il denaro delle tasse).

In questo modo chi avrà più filo (buone idee e forze per sostenerle) tesserà più tela (eventi sentiti e voluti dalla città e non da un singolo assessore e qualche suo amico), magari in direzioni finora mai percorse anche per mancanza di coraggio o visione.

Dunque forza signor nuovo-Sindaco di Reggio Emilia, abbia il coraggio di scontentare le velleità di qualcuno per lanciare un nuovo modo di far lavorare insieme economia e società a favore di una rinascita culturale della città.

 

Marcello Grassi
Stefano Salsi
Corrado Sevardi
Pietro Spagni
Nadia Stefanel
Davide Zanichelli

 

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