*/?>
ruMORE

Mi chiamo Aram e sono italiano – Storie da Synagosyty

6 Dicembre 2013
Print Friendly, PDF & Email

Andrà in scena venerdì 6 dicembre alle ore 21.
Lo spettacolo va a concludere, dopo la messa in scena di Borderline della settimana precedente, il percorso di riflessione sulle tematiche di immigrazione e integrazione che il Centro Teatrale MaMiMò ha fortemente voluto inserire nella stagione del Teatro Piccolo Orologio

Reggio Emilia, 2 dicembre – In Mi chiamo Aram e sono italiano, Gabriele Vacis e Aram Kian, autori a quattro mani dello spettacolo, portano sul palcoscenico del Teatro Piccolo Orologio ( il 6 dicembre alle ore 21) una storia di vita che per la sua semplicità e attualità fa profondamente riflettere sulla situazione italiana riguardo le seconde generazioni.
Lo spettacolo indaga, attraverso il complicato vissuto del protagonista, la situazione in cui è inserito, ovvero quella di un Italia ancora molto in difficoltà ad affrontare quelle “diversità” che in molti paesi occidentali sono, da tempo, considerate una risorsa e una normalità. Lo fa avvalendosi del rapporto diretto fra il protagonista e il pubblico, nella modalità del teatro di narrazione che da sempre permette di instaurare un rapporto immediato e quasi intimo con il pubblico.
Mi chiamo Aram e sono italiano parla di una classica infanzia degli anni Ottanta, vissuta nella periferia industriale di una grande città del Nord, fra tegolini del Mulino Bianco e compagni di scuola strafottenti; una banale adolescenza anni Novanta, condita di musica grunge, cortei studenteschi e serate in discoteca; una comune giovinezza a cavallo del nuovo secolo, fatta di inconcludenti anni universitari e lavoro che non si trova. Ritratto tipico di un trentenne italiano. Solo che, quando il trentenne in questione si chiama Aram e ha un padre iraniano, le cose si complicano un po’…
In bilico fra incanto, ironia e tragedia, lo spettacolo racconta la storia dei nuovi italiani, i figli degli immigrati, le cosiddette “seconde generazioni”. Attraverso la voce dell’attore protagonista, Aram Kian, Gabriele Vacis costruisce un testo che è uno stralcio di vita e di memoria e, insieme, uno sguardo al futuro di una società che impara, giorno per giorno, a dare un significato all’aggettivo “multietnica”.
Gabriele Vacis, attuale direttore della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, fin dai suoi primi lavori, ha descritto la durezza e il malessere presenti nelle periferie industriali. Già in Signorine, negli anni ottanta, aveva affrontato il tema dell’immigrazione e negli anni novanta è uno dei creatori del teatro di narrazione. Premio UBU 1995 per il teatro civile, ha promosso festival teatrali e diretto le regie di opere liriche; dal 1987 tiene seminari alla Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano e dal 1995 insegna lettura e narrazione orale presso la scuola “Holden” di Torino.
Aram Kian si diploma attore alla “Civica Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi” nel 1996 e da allora il teatro è la sua attività principale. Nel corso degli anni collabora con parecchi registi e attori fra cui Valerio Binasco, Gabriele Vacis, Gigi Dall’Aglio, Massimo Navone, Cristina Pezzoli, Fausto Paravidino. Da sempre interessato alla nuova drammaturgia italiana e straniera. Per il cinema lavora con il regista Francesco Lagi nel film “Missione di pace”, presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 2011. Ha avuto una parte di rilievo nel cast di “Educazione siberiana”, l’ultimo film di Gabriele Salvatores, uscito lo scorsa primavera.
Biglietti Mi chiamo Aram e sono italiano: 14€ e 12€.
Per informazioni e prenotazioni: biglietteria@teatropiccolorologio.com
www.mamimo.it – Tel. 0522-383178
dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e, nei giorni di spettacolo, anche dalle 19:30 alle 21

 

Aram Kian 3

Aram Kian 2

 

 

Share

Commenti chiusi.