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Museo Ferroviario di Lecce

17 Giugno 2016
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Volentieri presento ai membri del Club Unesco di Reggio Emilia l’ultimo risultato ottenuto dagli amici dell’AISAF (Associazione Ionico Salentina Amici delle Ferrovie) di Lecce, basato sulle note di Fabio Vergari, membro del Direttivo.
Per chi non lo sapesse, nella città di Lecce esiste da anni un museo ferroviario molto bello ed importante, nato grazie alla collaborazione del Comune di Lecce e dell’AISAF.
L’occasione per costituire il Museo si è presentata quando le FS decisero di dismettere le attività della “squadra rialzo” (che si occupava della manutenzione di vagoni e carrozze ferroviarie), liberando alcuni fabbricati, che furono acquistati dal Comune per destinarli a scopi museali.
A partire dal 1997, il Museo Ferroviario della Puglia, ha arricchito le sue collezioni con rotabili, sia delle FS che delle FSE (Ferrovie del Sud Est), cimeli e materiale ferroviario vario di interesse, plastici, diorami e modelli.
Attualmente nel Museo Ferroviario di Lecce sono presenti 31 rotabili storici appartenuti alle Ferrovie dello Stato, alle Ferrovie del Sud Est e alla Manifattura Tabacchi di Lecce.
Nella sua incessante attività di ricerca e recupero l’AISAF, nei mesi trascorsi, si è imbattuta in una locomotiva a vapore di cui si erano perse le tracce da diversi anni. Si tratta della loco-tender a tre assi N.316, costruita dalle Officine Meccaniche di Reggio Emilia nel 1913 per la Società Anonima delle Ferrovie Salentine (AFS).
La macchina è l’ultima ancora esistente di un gruppo di sei locomotive che hanno operato nel Salento prima con l’AFS e poi, dal 1931e fino alla scomparsa della trazione a vapore, con le Ferrovie del Sud Est.
Nel 1960, con l’ingresso di nuovi locomotori ed automotrici con motori Diesel, le FSE dismisero il folto gruppo di vari tipi di locomotive a vapore che avevano caratterizzato l’esercizio dell’intera rete. Molte furono demolite e alcune cedute ad altre imprese ferroviarie. Tra queste, la N. 316 fu venduta alla Soc. Emilio Astengo, gestore della movimentazione ferroviaria nel porto di Savona, dove essa operò fino al 1975 circa.
Ormai non più atta al servizio, fu poi ceduta ad una ditta di demolizioni di Acqui Terme, dove è rimasta sino al 2007, per essere infine acquistata da un privato, appassionato di archeologia industriale.
Nel 2015 iniziarono le trattative tra l’AISAF ed il proprietario per la cessione del rotabile al Museo Ferroviario della Puglia, conclusesi nel gennaio 2016 con la sottoscrizione di una dichiarazione di vendita del rotabile.
La citata locomotiva riveste un’importanza notevole per la storia ferroviaria del territorio pugliese poiché è l’unica superstite del suo gruppo e unica macchina ancora esistente del nutrito parco locomotive della Società per le Ferrovie Salentine, in grado di testimoniare, dopo il necessario restauro statico, l’epopea del vapore che caratterizzò dal 1911 al 1960 l’esercizio ferroviario delle ferrovie locali nel Salento.
Nei giorni scorsi si è proceduto al trasferimento della locomotiva da Castello di Argile (Bologna), dove si trovava, al Museo Ferroviario della Puglia a Lecce con uno speciale carrello stradale.
L’AISAF ha sostenuto il costo dell’intero progetto con propri fondi già disponibili, un prestito bancario, prestiti infruttiferi dei soci da restituire in un arco temporale, contributi delle ditte Quarta Caffè e Avio Selezione di Lecce, alle quali ci si augura che si aggiungano altre aziende o privati desiderosi di contribuire alle spese dell’impegnativo restauro estetico che sarà curato dai volontari dell’associazione.
Peraltro, negli anni scorsi, l’AISAF ha ottenuto un altro importante risultato, contribuendo al restauro e alla gestione di un bellissimo convoglio storico che viene utilizzato per copi turistici sulle linee pugliesi, denominato “Salento Express” che, manco a dirlo, è trainato da una locomotiva diesel del 1959, la BB 162, anch’essa costruita dalle nostre Officine Reggiane.
Onore quindi ai nostri amici di Lecce che sono riusciti a valorizzare la loro storia ferroviaria, per tanta parte rappresentata proprio dai treni costruiti dalle Reggiane.
Naturalmente anche il SAFRE (Sodalizio Amici Ferrovie Reggio Emilia), da diversi anni sta portando avanti nella nostra città iniziative tese a ricordare il nostro glorioso passato industriale e ferroviario, consapevoli che la memoria non è solo ricordo, ma è la base per un futuro solido e strutturato.
Alcuni risultati significativi sono stati ottenuti (come il restauro del treno storico delle ferrovie reggiane) ma altri purtroppo stentano ad arrivare.
Da oltre vent’anni cerchiamo di sensibilizzare le Amministrazioni locali sul tema della memoria delle Reggiane, invero con risultati quasi nulli.
Ora che la ristrutturazione dell’area è partita, forse si aprono alcune prospettive che, per quanto non eclatanti (un museo come quello di Lecce non è nemmeno pensabile), un certo significato potrebbero averlo.
A nostro parere sarebbe di grande significato simbolico poter far tornare a Reggio la prima e l’ultima locomotiva costruite dalle Officine di via Agosti, poiché sono entrambe esistenti.
La prima è la CCFR n.8, per tanti collocata nei giardini di viale Umberto I in città, mentre ora si trova al Museo Volandia presso Malpensa, ma che è tuttora di proprietà dell’ACT (e quindi del Comune che ne detiene la proprietà).
La seconda è uno dei 5 prototipi della locomotiva elettrica E 402, che sono in carico a Trenitalia, in parte già fuori servizio, in quanto esemplari non facenti parte della serie poi realizzata.
Avere il primo e l’ultimo pezzo di una storia di costruzioni ferroviarie che va dal 1908 al 1988 ci pare una cosa irrinunciabile per quanto ha significato la lunga presenza delle Reggiane per la nostra città.

 

Alberto Sgarbi
Segretario SAFRE Reggio Emilia

 

 

Di seguito alcune immagini, storiche e attuali, della locomotiva FSE 316 costruita dalle officine Reggiane

 

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Locomotiva CCFR 8 (Reggiane 1911) a Volandia

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Locomotiva E 402 dentro le Reggiane prima della consegna alle FS

 

 

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