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Namibia. La Giovane

24 Ottobre 2012
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La Namibia, tutte le volte che pronuncio il suo nome mi raffiguro una giovane donna dalla bellezza radiosa, perfetta, quasi inarrivabile, come può essere la difficoltà nel poterla raggiungere, vedo i suoi panorami, la sua storia, la sua gente, i suoi diamanti. L’appuntamento è con Gio’, grande amico d’oltre due anni d’avventure in Kenya, lui arriva proprio da lì, dopo uno scalo a Johannesburg in Sud Africa, io invece da Francoforte. è mattino quando l’aereo tocca il suolo, sono a Windhoek, capitale della giovane e stupenda Namibia, faccio fatica a contenere l’emozione. Gio’ è lì ad attendermi, ci guardiamo, ci capiamo, ci sentiamo un pò come due prescelti ad essere qua, esprimiamo la nostra gioia e fortuna con un forte abbraccio. Benvenuti in Namibia. Il nostro viaggio sarà in jeep, copriremo quasi 4000 km di sterrato, con una media di dieci ore al giorno, attraversando i territori più inospitali , scorte d’acqua, visi dritti alla strada e alle mappe del paese per non perderci. Già l’area degli arrivi internazionali mi dà l’idea di qualcosa d’esclusivo, più che un aeroporto, mi ricorda un lounge bar , è tutto molto raccolto, con musica in sottofondo, divanetti bassi sui quali rilassarsi; mentre ritiro la jeep a noleggio, vedo Gio’ steso a sorseggiare un aperitivo, non è proprio l’immagine classica d’un arrivo in un aeroporto di capitale, siamo entrati nell’atmosfera. Esclusivo è anche il secondo posto, dopo la Mongolia, che la Giovane ottiene come la nazione con minor densità di popolazione al mondo, territori sterminati, più di tre volte l’Italia con neanche tre milioni d’abitanti. Ha compiuto solo 21 anni quest’anno, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sud Africa nel 1990, è tra le nazioni più giovani in assoluto in questo senso.

La Namibia fu scoperta dagli europein a metà del 1400 e passarono ben quattrocento anni prima d’essere invasa dagli stessi, furono i tedeschi i primi nel 1890, poi dopo vent’anni, durante la prima guerra mondiale, venne occupata dal Sud Africa. Quasi il 90% della popolazione è nera, appartenente a due gruppi etnici: i Bantu e i Khoisan. Le lingue ufficiali sono: l’Inglese e l’Afrikaans, quest’ultima è un miscuglio di lingue derivate dai boeri, cioè i contadini, i primi emigrati provenienti dall’Olanda, Germania e Francia. I Boeri arrivarono dal Capo di Buona Speranza(Sud Africa) alla metà del sedicesimo secolo, espandendosi poi nelle terre limitrofe, motivo per cui l’afrikaans è in realtà un miscuglio di lingue, una mescolanza di razze, oggi una lingua ufficiale anche in Sud Africa.

Il nostro viaggio prosegue verso nord, al parco Etosha, savana che si perde all’orizzonte, è considerato fra i più grandi del continente, è immenso, la vegetazione è fitta, quindi non facili gli avvistamenti, a sera arriviamo al campo tendato, stanchi e ingialliti dalle nubi di polvere che durante i tragitti penetrano e si depositano ovunque. Siamo seduti a un tavolino attendendo la cena, quando tutto ad un tratto, ci troviamo davanti uno splendido rinoceronte nero, è lì, fiero, non curante della nostra presenza, un vero regalo dopo dieci ore di sterrato. Si avvicina una cameriera e ci illustra il menù prima in inglese e poi nella lingua “Clic”, ci chiediamo se sia uno scherzo, mentre la ragazza emette dei suoni a noi incomprensibili, arriva una sua collega e iniziano a parlare tra loro appunto in “Clic”, mi sembra d’essere spettatore ad una partita di ping pong, il Clic è una lingua molto peculiare, ottenuta scioccando la lingua sul palato o contro i denti con diversi movimenti, ha circa 30 suoni, “cl i c ” differenti, passiamo il tempo girando la testa da una all’altra cameriera che si parlano a schiocchi di clic, la pallina viene spedita all’altra che a sua volta magari risponde con una schiacciata emettendo due clic. Incredibile! E’ ora di partire alla volta del Kaokaland, al confine con l’Angola, la regione degli Himba.

Un popolo che fino a pochi anni fa, viveva la propria vita seguendo il sentiero delle tradizioni degli avi, isolati in una regione tra le più selvagge e meno conosciute dell’Africa subsahariana, nessuno si avventurava in queste terre, erano l’esclusivo dominio degli Himba .Le donne sono bellissime, girano vestite solo di una minigonna di pelle di capra e di splendidi ornamenti che abbelliscono le caviglie, i polsi e il collo; veri e propri gioielli tribali, raffinati ed eleganti, realizzati in cuoio, adornati in ferro e osso, sono monili che decretano lo stato sociale della ragazza.

Hanno una corporatura sottile, longilinea e armoniosa, si cospargono sulla pelle, burro, cenere , ocra rossa e erbe aromatiche che fanno sentire nell’aria antichi profumi. I capelli sono lunghi e divisi in splendide treccine cilindriche tenute assieme con gli stessi unguenti usati per il corpo, che li proteggono anche dagli insetti. Non è consentito l’uso dell’acqua, tranne all’uomo il giorno del suo matrimonio. Posizionano le erbe aromatiche in una specie di cono, fatto con dei rami accatastati a cui danno fuoco, dal camino dei rami, utilizzando i fumi che fuoriescono, si lavano e si cospargono i vari unguenti. Gli uomini seguono le vacche in lunghe transumanze che possono durare anche settimane. Al centro dei villaggi himba, brucia sempre “l’okur uwo”, il fuoco sacro che allontana i cattivi demoni che avvelenano i cuori degli uomini e fanno ammalare i bambini. Ad aver cura giorno e notte del piccolo falò, è sempre una sciamana donna, scelta tra le più anziane della tribù. E’ interessantissimo il ruolo che ha la donna nella famiglia, durante un matrimonio, avviene “l’unione” tra il clan dello sposo e quello della sposa, i figli che nasceranno, passeranno gran parte della loro vita comunque con i parenti della sposa perché considerati la loro unica famiglia , visto che le reali parentele si trasmettono solo all’interno del “matriclan”. Infatti un detto Himba recita: se incontri un fratello di tuo padre lo devi salutare e riverire, ma se incontri un parente di tua madre devi farlo entrare nella tua capanna e dividere con lui la tua birra. La donna determina l’aspetto sociale, le relazioni tra i vari clan, le parentele di sangue o acquisite e soprattutto la discendenza e l’accesso all’eredità, c’è un capovolgimento rispetto alle strutture sociali classiche di tutte le tribù. Potere alla donna! La parentela per discendenza materna e l’interesse per la prosperità dei consanguinei, è un fattore di coesione sociale che elimina la concorrenza, questo permette alle famiglie di contare sempre sul mutuo aiuto e sulla solidarietà non formale dei parenti. Moltissime altre cose affascinanti si potrebbero aggiungere su anche l’impatto che la società moderna ha sulla sopravvivenza della loro stirpe che ormai conta solo duemila nomadi, ma dobbiamo macinare ancora migliaia di chilometri e polvere, il viaggio deve continuare.

È  la volta della Skeleton Coast (costa degli scheletri), dove il deserto incontra l’oceano atlantico, le due cancellate d’ingresso alla regione raffigurano dei teschi giganti che aprendosi guardano verso l’ignoto, non c’è campo, non siamo raggiungibili, passano ore e la linea dell’orizzonte non muta, nessuna forma di vita apparente, mi sale un po’ d’inquietudine, controllo le scorte d’acqua, se rimani in panne l’unica cosa assurda che puoi fare da queste parti è incamminarti nel nulla, non c’è assistenza, firmi un foglio prima d’entrare e lo devi riconsegnare alla prima uscita dopo un giorno di viaggio, oppure, torni indietro da dove sei arrivato. Vogliono sapere chi è entrato nella zona dei diamanti… questa Namibia, giovane donna radiosa che mostra forse il concetto supremo di bellezza materiale e dall’altra parte lo scotto per così tanta avidità, il potere ad ogni costo. Il diamante un oggetto che sempre cela con sé segreti. La Giovane e trà le prime produttrici mondiali, ci sono aree, che stiamo costeggiando dove ci sono dei cartelli di off limit, è strano per me pensare che esista un’area più grossa dell’Emilia Romagna, dove nessuno può entrare per sbaglio, eppure c’è, si chiama in tedesco il “Sperrgebiet”  che significa “zona vietata” anche conosciuta come “quartiere dei diamanti 1”, ventiseimila km quadrati recintati, ripenso a tutti i film che ho visto sui diamanti, a questa sua doppia faccia della medaglia, la purezza come concetto massimo di bellezza e valore e la celata forza distruttrice che è sempre pronta a manifestarsi.

La voglia di andare contro le regole e tirare dritto fino all’essenza di questo luogo proibito non mi lascia finché le recinzioni non spariscono dalla mia visuale, tu vuoi, ma non puoi, ci sono i diamanti… E’ il momento delle regioni del Damaraland e delle Dune( Namib Desert), sembra che Dio, o chiunque voi crediate che sia, abbia preso una tavolozza di colori e creato la Namibia, ogni volta che scollini, a 360 gradi ti appare una nuova tela: varie tonalità di giallo dei campi fino a raggiungere il biondo platino, marroncino scuro e chiaro che danno forma e sagome al suolo, arancione che si confonde con le varie colorazioni di verde della flora, rosso acceso delle dune più antiche del mondo, una distesa di morbide curve maestose, hai quella sensazione come se le volessi mangiare da così tanta grazia e bellezza e poi ecco aprirsi il blu cobalto del cielo, è un tripudio di bellezza e armonia che ti confonde in un continuo cambiamento, siamo attoniti, quando vedi delle foto della Namibia sembrano finte, rielaborate, quando sei qui l’immagine non cambia, però ci sei in mezzo, ed è tutto vero, ti manca il fiato dallo stupore, non c’è fine alla fantasia di paesaggi che si creano, anche questa volta la Giovane si presenta in tutta la sua bellezza quasi inarrivabile.

Molti viaggiatori arrivano a essere un po’ cinici rispetto a nuovi luoghi, è normale, magari li rimandano a ricordi di viaggi passati, fanno delle comparazioni quasi in automatico, ormai ne hai viste un po’ di tutti i colori.., ma quando vedi questa giovane donna, rimani sempre folgorato e non puoi fare altro che perderci la testa.

 

 

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