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Nasce il C.L.N. a Reggio Emilia

5 Maggio 2012
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Settembre 1943:  è da poco caduto il fascismo e l’Italia ha appena reso noto la firma dell’armistizio con gli alleati  che a loro volta sono già da due mesi sbarcati in Sicilia e stanno risalendo a tappe forzate la penisola.

Dopo l’armistizio,  i notiziari nazionali hanno assunto un tono diverso,  più veritiero,  e attraverso la radio annunciano al paese notizie impensabili fino a poco tempo prima. Una di queste notizie è la costituzione proprio a Roma del Comitato di Liberazione Nazionale,  per ora,  in regime di clandestinità.

Il Re e la sua corte hanno  già provveduto nel frattempo a far fagotto e a lasciare Roma in tutta fretta  ritirandosi dal 9 di settembre a Brindisi,  in una zona ritenuta più sicura da incursioni nemiche.  La città eterna è per ora nelle mani delle forze di occupazione,  che cercano di controllare con l’aiuto della brigata nera ogni movimento nemico.

Una funzione di aiuto in questa azione di clandestino sommovimento,  la svolge  il Vaticano,  dove si sono rifugiati molti leader  politici in attesa di entrare in azione  nell’evolversi della situazione.

A Reggio Emilia le forze di opposizione al regime si stanno organizzando ed un primo informale incontro avviene il 16 settembre nella canonica di San Pellegrino,  subito interrotto per esigenze di sicurezza, o forse, pensiamo noi, per la non presenza di tutti i partiti politici. Questo incontro era stato facilitato dal buon rapporto che intercorreva tra il dott. Vittorio Pellizzi ed il parroco don Angelo Cocconcelli, un uomo di sicura fede democratica e votato ai valori della Resistenza Italiana.

La riunione decisiva   per la costituzione del C.L.N. provinciale si tenne dodici giorni dopo e cioè il  28 settembre ’43.  Ad opera delle forze della Curia Reggiana ed in particolare del Vescovo Mons. Brettoni , si  individuò  nel parroco di San Francesco  Don Lorenzo Spadoni, l’uomo giusto per portare a buon fine tale appuntamento.

Il 28 di settembre ’43, cadeva  di martedì, un giorno non casuale di mercato per Reggio Emilia poiché  la città in questo giorno infrasettimanale si riempie di molta gente,   la confusione è generale in tutte le vie ed in particolare ancora più numerosa è nel centro della città. Occasione ritenuta propizia, quindi, per nascondersi confondendosi nella calca generale.  Don Lorenzo volle di proposito che i convenuti passassero non dalla canonica, ma direttamente dalla porta principale della chiesa, per non essere notati.

Passarono quindi sulla destra della navata, davanti al primo altare, quello che anche allora era dedicato a San Rocco,  la magnifica tela che lo sovrasta riprende una Madonna con il bambino,  circondata dai santi: Rocco, Francesco e Bartolomeo. La tela ottocentesca ,  di Prospero Minghetti , proveniva  da una precedente chiesa soppressa,  denominata di San Rocco.

Proseguendo nella bella e unica navata, sulla destra i convenuti avranno sicuramente incontrato una statua di una certa imponenza e bellezza, rappresentante la Madonna con il bambino in braccio, di Prospero Sogari Spani detto il Clemente, uno dei maggiori e più bravi scultori del cinquecento emiliano con opere importanti a Reggio  ed in particolare in Duomo.

Questa Madonna con il bambino raccoglieva un sacco di consensi e durante la guerra  dicono che vi fosse sempre qualcuno di fronte ad Essa a pregare.  Numerosi erano i ceri piccoli e grandi che formavano una specie di platea davanti ad essa, tanto era ampia la zona, e numerosi erano anche i biglietti di supplica lasciati copiosi dai fedeli, alcuni anche molto ben leggibili:  “fallo tornare…” ripetevano.   Si potevano leggere  promesse di voto e suppliche considerevoli.

Oggi questa Madonna che ricevette  il plauso anche di Don Salamino,  (Don Cesare Salami – parroco di San Giovannino e critico d’arte)  in San Francesco non vi è più. I Reggiani possono comunque ammirarla, ancora oggi,  nella chiesa di San Prospero a lato dell’altar maggiore.

Proseguendo lungo la parete di destra i convenuti in fondo alla navata, prima dei gradini dell’altar maggiore,  avrebbero imboccato un porticina laterale che immette in un corridoio, solitamente buio,  e da qui in sagrestia, ma prima ancora deviando sulla destra si accede alla canonica e quasi subito alla sala da pranzo di Don Lorenzo Spadoni.

Il primo ad arrivare fu il dott. Pasquale Marconi,  allora semplice medico dell’Ospedale di Castelnuovo né Monti,  accompagnato da Don Prospero Simonelli, rappresentanti della DC;  subito dopo arrivò il dott. Vittorio Pellizi in rappresentanza del partito d’azione, poi i due rappresentanti dei socialisti democratici Alberto Simonini e Giacomo Lari ed infine arrivò Cesare Campioli per il PCI.

I partiti clandestini fino ad allora organizzati, erano al gran completo e quella fu la prima riunione ufficiale di costituzione del  CLN Provinciale.

Iniziò  a parlare Pellizzi sulla situazione nazionale e provinciale e ad esporre i motivi della necessità di costituire una organizzazione solidale sul modello di quello che già si stava facendo sul piano nazionale.

Dopo l’avvio della prima discussione,  il parroco don Lorenzo Spadoni si ritirò nel proprio studio,  rimanendo a disposizione per ogni evenienza.

I convenuti provvidero in seguito a stilare una specie di vademecum sui punti concordati tra cui spiccavano l’agire concordemente uniti, agire con il prezioso vincolo della segretezza:  a tal fine,  a tutti i resistenti si richiedeva,  fin da subito,  di cambiare la propria identità e di assumere per ognuno un nuovo nome di battaglia.  Il Comitato da poco costituitesi si ripromise di prendere immediati contatti con gli altri CLN che si andavano costituendo nelle altre province del nord Italia, oltre la linea Gotica.

Campioli a nome del suo partito, propose la costituzione di un comitato militare, e si decise per  una lotta armata senza risparmio di energie ed esclusione di colpi.

Questa impostazione non trovò d’accordo i due rappresentanti socialisti, Simonini e Lari, che giustificarono il loro dissenso con la coerenza verso i vecchi principi legalitari insegnati da Camillo Prampolini, i quali escludevano la lotta armata.  Cosa che non fecero i democristiani  che accettarono a pieno il programma presentato, nutrendo comunque non pochi dubbi sulla costituzione di bande militari e armate, preferendo a queste,  azioni sporadiche di disturbo e di sabotaggio nei confronti del nemico invasore.

La posizione dei due socialisti contrastava con quella assunta dal partito a livello nazionale, favorevole alla lotta armata;  infatti in seguito, i due nel CLN Provinciale vennero sostituiti dall’ing. Camillo Ferrari che assunse il nome di battaglia: Bianchi.

Nella medesima seduta furono prese tra l’altro le seguenti  decisioni: – Costituzione di un comitato sindacale con a capo Sante Vincenzi, nome di battaglia:Mario.    –  Accordi sullo svolgimento della propaganda antifascista, per limitare le adesioni al costituendo nuovo partito fascista.  – Accordi per la raccolta di fondi da devolvere alla lotta armata. A tal proposito  Campioli assicurò da subito una grossa somma da parte dei fuoriusciti francesi, riuniti nella associazione “La Fratellanza Reggiana”  con sede a Parigi.   Tale somma fu cambiata in lire italiane da Gino Prandi.

Al parroco di San Pellegrino don Angelo Cocconcelli, venne assegnato l’incarico di cassiere del primo movimento di Liberazione.

I partecipanti a questo punto lasciarono la sala da pranzo della canonica di San Francesco, e così come erano venuti,  uno alla volta, in buon ordine e intervallati tra di loro,  cercando di non destare  sospetto, come era da qualche tempo  loro abitudine, uscirono dalla chiesa passando, come loro  richiesto,  dal  portone principale.

 

 

Bibliografia:

Vittorio Pellizzi (1898 – 1984) azionista, presidente del CLN provinciale dal settembre ’43.

Prefetto di Reggio E. dalla Liberazione fino al 1947.  Da dichiarazioni ufficiali , rese a ISTORECO ’70.

Guerrino Franzini – Storia della resistenza reggiana – Ed. ANPI Tecnostampa  1970.

Alberto Cenci –  San Francesco, una chiesa al centro della città. Ed. AGE  – 1995

 


La fototessera è G. Spadoni nel 1987.

La foto di gruppo è mio zio don Lorenzo Spadoni (1910-1978) con i nipotini Giuseppe di 8 anni e Carlo di 5 Il 10 agosto 1954 in via Emilia.

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