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NESSUNA PIETÀ PER L’ARBITRO

28 febbraio 2018
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Basket e Costituzione insieme in scena per
“NESSUNA PIETÀ PER L’ARBITRO”

Lo spettacolo, scritto da Emanuele Aldrovandi e prodotto dal Centro Teatrale MaMiMò, nel 2017 ha vinto il premio del pubblico al 16° Festival di Resistenza-Premio Museo Cervi

 

Reggio Emilia, 27 febbraio –  Basket e Costituzione, questi i due temi principali della nuova produzione del Centro Teatrale MaMiMò. Uno spettacolo che vuol parlare di Costituzione tramite una via inedita: quella del basket. Due mondi inizialmente distanti,  che in realtà trovano una loro coesione riuscendo a dar vita ad un dibattito su un tema che risulta sempre attuale per tutti noi Italiani. Questo il filo conduttore di “Nessuna Pietà Per L’arbitro” che andrà in scena dal 2 all’11 marzo al Teatro Piccolo Orologio (venerdì 2 e 9, sabato 3 e 10 marzo alle 21, domenica 4 e 11 marzo alle 17). Testo scritto dal  reggiano Emanuele Aldrovandi che vedrà in scena  Filippo Bedeschi, Luca Mammoli, Federica OmbratoAlessandro Vezzani  guidati dalla regia di Marco Maccieri e Angela Ruozzi. Scene di Antonio Panzuto, disegno luci Silvia Clai e  costumi di Rosa Mariotti. Tutto questo accompagnato dalla consulenza scientifica del prof. Marco Giampieretti.

Una famiglia che vive per il basket. Una società post-ideologica, in cui sembra non riusciamo più a scegliere in base a principi di valore. Eppure scelte ne compiamo e continuamente. Ma in funzione di cosa? Giuseppe: storico, ricercatore universitario, mille euro al mese. Sta preparando un discorso per la celebrazione del 2 giugno, anniversario della Repubblica italiana, ma difficilmente riuscirà a scriverlo. Moglie: in dolce attesa, sarà licenziata non appena il suo datore di lavoro se ne accorgerà. Incoraggia il marito a scrivere il discorso convinta che sia un modo per avere successo e far quadrare i bilanci familiari. Figlio: disoccupato, a rischio neet, gioca a basket e ha dei seri problemi di gestione della propria collera. Arbitro: come hobby dirige partite di basket, di mestiere fa colloqui di lavoro. Una partita rissosa, un fallo non fischiato e un braccio rotto. Attorno alla figura dell’arbitro la triade dei protagonisti si allea, si accalora, collabora, si accanisce trasformando le situazioni conflittuali in conflitti di natura etica ed esistenziale. La questione “Arbitro” diventa strumento per sviluppare sulla scena, attraverso il meccanismo dello straniamento e il dialogo diretto con il pubblico, temi civili quali individualismo/bene comune, potere/anarchia, legge/libertà, idealismo/utilitarismo. E diventa occasione per Giuseppe per vedere “da fuori” la società in cui vive nel tentativo di cogliere una prospettiva storica all’interno del suo tempo, per riuscire a narrarlo. “E poi siamo sicuri che il nostro mondo sia davvero post-ideologico? Forse fra duecento anni i posteri guarderanno al passato e diranno che noi un’ideologia l’avevamo. Vedranno la legge che governava il nostro mondo, vedranno lo spirito della nostra epoca. E come lo chiameranno?” Tutto questo, passando da De Gasperi a Michael Jordan, da Togliatti a LeBron James…tra principi fondamentali e qualche tiro a canestro.

“Nessuna pietà per l’arbitro – osservano Marco Maccieri e Angela Ruozzi – è  una parabola teatrale contemporanea in cui una tipica famiglia italiana del 2016, un’ipotetica microsocietà, gioca a basket e nel frattempo si interroga sul senso delle leggi e sui valori che regolano le proprie scelte. Le leggi si possono accettare come strada per costruire un mondo migliore, questo pensa Giuseppe, il padre; possono essere sfruttate a proprio favore per il successo personale, questo pensa Moglie; oppure sono un obbligo dettato dall’alto a punire l’espressione dell’io individuale, questo pensa Figlio. Questo conflitto con il tema della legge, qui esplicitato nei diversi personaggi, è a nostro parere insito nella coscienza dell’uomo contemporaneo. A cosa servono le leggi? I principi fondanti dai nostri padri costituenti sono ancora validi per noi? E noi potremmo scriverne di nuovi e migliori? La famiglia in scena, in assenza di un’immagine condivisa di futuro da consegnare “ai propri figli”, si “suicida” di un’abbondanza di conquiste personali. Ed è proprio l’arbitro, rappresentante della legge, a pagarne le spese”

Biglietti: 14€ e 12€ per informazioni e prenotazioni: biglietteria@teatropiccolorologio.com | 0522/383178 |

www.mamimo.it | dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 13:30, dalle 14:30 alle 18:30 e nei giorni di spettacolo.

 

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