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Palestina. Patrimonio dell’umanità

12 Novembre 2011
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L’ingresso della Palestina, come membro effettivo dell’Unesco, di cui era osservatore dal 1974, mentre suscita reazioni politiche opposte a livello internazionale, rappresenta un avvenimento importante per la comunità di Reggio Emilia che ha profuso un impegno costante in questi anni per la causa palestinese e per il diritto di questo popolo a vedere riconosciuti non solo la propria dignità ma anche i propri  diritti, a partire da quello di avere un proprio Stato autonomo ed indipendente, pienamente riconosciuto dalle autorità internazionali.

La determinazione con cui questa decisione è stata assunta è, infatti, coerente con i principi ispiratori della Carta fondativa dell’Unesco in cui si sottolinea che una pace fondata sui soli accordi economici e politici dei Governi non è da sola in grado di essere efficace senza un’adesione dei popoli fondata sulla  solidarietà intellettuale e morale.

Un merito di questa determinazione dell’Unesco, oltre alla diplomazia dell’ANP, va attribuito a una donna, Irina Bokova (forse è anche questo un segno dei tempi) che da due anni ne è direttrice generale  e che ha ricordato come l’Unesco negli anni scorsi avesse avviato in Palestina programmi di sostegno alla formazione dei docenti, alla scolarizzazione dei ragazzi di Gaza o alla formazione sulla sicurezza per i giornalisti perché – come ha aggiunto la Bokova – “la qualità del sistema educativo, il dinamismo della cultura e il pluralismo dei media sono le solide fondamenta di ogni società”.

E’ un percorso che ha visto il contributo anche della comunità reggiana attraverso importanti iniziative di solidarietà e progetti rivolti ad aiutare la crescita culturale, educativa e sociale dei territori palestinesi: una ricchezza di relazioni tesa a sostenere lo sviluppo della pratica della democrazia, del dialogo e della cultura della pace,  rispetto all’obiettivo ormai largamente condiviso dalla nostra comunità dei “Due popoli, due Stati”, per costruire ponti e non muri, prendendo a prestito la parafrasi che ha accompagnato importanti iniziative nella nostra città.

Questa ricchezza di relazioni reggiane con il popolo palestinese ci ha consentito in questi anni di conoscere personalità e artisti che sono stati ospiti nella nostra città,  che in Palestina cercano di costruire un futuro migliore e una speranza di pace per la loro patria, e ci ha restituito immagini, filmati  e testimonianze della vita in quei territori – realizzate da persone, enti o associazioni e imprese reggiane – che costituiscono un patrimonio documentario che può tornare di grande attualità ed essere restituito alla comunità locale.

Si apre ora una pagina nuova anche sul fronte del patrimonio culturale. Anche i siti storici e archeologici palestinesi potranno a pieno titolo essere considerati parte del patrimonio dell’umanità. Una decisione che prima non era  possibile, proprio perché la Palestina non è uno Stato, e non faceva parte dell’UNESCO. E “se i siti palestinesi avranno un peso nel mondo, sarà la stessa Palestina a non essere più qualcosa di indistinto, senza Storia, senza cultura, senza dignità”, come ci ricorda Paola Caridi su Limes.

Per tutti coloro che amano o hanno visitato quei territori il pensiero va alla Basilica della Natività di Betlemme ma anche a Gerico, alla città vecchia di Nablus, alla tomba dei patriarchi e alla moschea di Hebron (Al Khalil) oltre ai tanti siti fuori dalle antiche mura di Gerusalemme,  quali la tomba di Lazzaro, il Monte degli Ulivi e l’Ascensione, i monasteri bizantini.

Insomma la decisione dell’Unesco non è solo densa di significati ma anche, probabilmente, l’occasione per una nuova descrizione storica, anche contemporanea e non unilaterale, di quei luoghi, e per una rivisitazione dell’uso dell’archeologia a Gerusalemme e nei territori.

Una pagina nuova che potrà restituirci una visione di quel mondo  certo più complessa ma tanto intrisa di significati, identità, valori e storia. Se anche la cultura è politica questo è tanto più vero in Palestina.

 

Entra nel Canale YouTube di Pulsemedia, editore multimediale reggiano presente da tempo con le sue telecamere a Rafah nella Striscia di Gaza, sul confine dell’Egitto.

Con il cortometraggio/documentario “Piombo fuso”, diretto da Stefano Savona, Pulsemedia ha ottenuto nel 2009 il Premio speciale della Giuria al Film Festival di Locarno.

 

www.pulsemedia.it/filmdoc

 

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