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Personal Shopper: un’americana a Parigi

18 Aprile 2017
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Maureen (Kristen Stewart) è una giovane donna americana che vive a Parigi e lavora come personal shopper. Ha l’incarico di scegliere i vestiti ideali, con un budget stratosferico a disposizione, per una star esigente di nome Kyra (Nora von Waldstätten). Maureen ha anche il dono di comunicare con gli spiriti. Cerca un contatto con l’aldilà per poter salutare definitivamente il fratello gemello Lewis, recentemente scomparso e per riappacificarsi con la sua perdita. Inizierà a ricevere ambigui messaggi inviati da un mittente sconosciuto. Entrerà in contatto con una presenza spettrale ma non è sicura che si tratti di Lewis. Questa è la sinossi basica di Personal Shopper l’ultimo film diretto da Olivier Assayas presentato al Festival di Cannes, in concorso, nel 2016. Non sorprende che un’opera del genere abbia diviso la critica che, ad una prima visione, ha sonoramente fischiato e bocciato il film per poi, molti di loro, rivalutarlo. Ovviamente ci sono state prestigiose testate che l’hanno immediatamente percepito come un film labirintico, profondo, importante, necessario, ipnotico. I motivi sono tantissimi. Proviamo a dargli un ordine. Dopo avere conosciuto Kristen Stewart per il bellissimo Sils Maria dove lavorava al fianco di Juliette Binoche, tra il regista e la Isabella di Twilight è nata una empatia assoluta. Come ha detto Assayas: “Non pensavo di tornare a lavorare con Kristen ma dopo avere scritto Personal Shopper se non lo avesse interpretato lei non lo avrei girato”. E questo si capisce dalla prima all’ultima inquadratura, non solo per l’eccezionale talento che la Stewart ha dimostrato negli anni (ne ha 27) ma perché Maureen è lei, con il suo broncio quasi perenne, la pelle di alabastro, le occhiaie, le sigarette, le birre bevute a metà, il suo correre in continuazione, a piedi, in motorino, carica di borse e pacchetti costosissimi. Sì perché Maureen lavora per Kyra, una persona del jet set, ricchissima che non ha tempo di dedicarsi a cose mondane come comprarsi i vestiti da Chanel o Prada o i gioielli da Cartier. E quindi ci pensa Maureen che va compra per lei e, avendo ottimo gusto e nessun limite di denaro, acquista il meglio per l’odiosa Kyra. Non sappiamo nemmeno tanto quanto sia odiosa Kyra, dato che non sappiamo chi è come la maggior parte dei personaggi del film. Sono tutti fantasmi, per noi spettatori. Ne conosciamo solo il nome, per il resto nulla. Maureen odia quel lavoro che reputa inutile, senza senso, ma le servono i soldi e poi lo sa fare bene. E in qualche modo si sa relazionare con Kyra. La vera ragione per cui lei, americana, vive a Parigi è perché suo fratello gemello Lewis è morto lì per un attacco di cuore. Lei è una medium, studia i fenomeni legati allo spiritismo, e ha una missione da compiere: mettersi in contatto con Lewis. Si erano fatti una promessa: “Il primo che muore manda un segnale all’altro”. Così Maureen, ogni tanto, si reca nella spettrale casa dove viveva Lewis con la fidanzata Lara (Sigrid Bouaziz), molto legata alla sorella del suo ex, per trovare lui. Ma non sappiamo chi trova. Ognuno la pensa nel film, come pure nella vita come crede, certo che l’energia non scompare anche se il corpo non c’è più. Maureen è circondata da energie, da segnali che le arrivano e da presagi. Il punto è: sono di Lewis? Questo aspetto thriller mescolato con il luccicante mondo delle boutique che la nostra protagonista frequenta per lavoro sono una accoppiata miracolosa, vincente, tanto da far diventare Personal Shopper il viaggio, tutto interiore, di una giovane donna alla ricerca di chi è e del perché l’essere nata gemella siamese le stia condizionando tutta l’esistenza. I labirinti mentali e reali (vedi le magnifiche carrellate tra i corridoi dei vari hotel, o i viaggi spericolati tra le strade di Parigi che Maureen fa a bordo del suo motorino) sono tutti finalizzati a capire perché Lewis non la lascia libera. La morte di Lewis fa provare a Maureen una mancanza di gusto (per rimanere in tema di moda) verso questo mondo dove tutti sembrano trovarsi così a loro agio. Un mondo orrendo, al quale è preferibile quello delle ombre. Non sono di certo i morti che fanno paura, o i loro spiriti, l’energia che emanano, l’anima che vaga … è la società contemporanea che terrorizza perché l’anima non la possiede proprio e non le interessa nemmeno possederla. Quindi a parte Lara, Gary (Ty Olwin) il ragazzo di Maureen che vive nell’Oman, gli altri che la circondano sono degli elegantissimi ectoplasmi che possono svanire solo se cerchiamo di toccarli. Inimmaginabile stabilire delle relazioni. Personal Shopper è un film davvero importante che racconta moltissimo del nostro oggi attraverso una storia che, se non si va oltre, se non si ha la capacità di vedere oltre quello che non si vede ma che c’è, non si capisce. Per quanto ci riguarda Assayas è da sempre una certezza, la Stewart non è di sicuro il primo film che ci mostra non solo il suo talento ma la sua unicità: quel modo di camminare, quel vestirsi in modo sportivo quasi maschile, che ci attrae come delle falene ancora di più di quando indossa i vestiti di Kyra e diventa bellissima, ma non è lei. Chi è Maureen non lo sa nemmeno lei, lo sta cercando di capire (ma questo è il lavoro che ognuno di noi fa quotidianamente o che sarebbe auspicabile facessimo), certamente le risposte le troverà più facilmente nelle t-shirt, nelle scarpe da ginnastica e nel berretto di lana che indossa abitualmente piuttosto che in abito di Chanel di imbarazzante bellezza … o forse vanno bene tutte e due. Nulla è opposto, tutto è complementare. “Personal Shopper è un film sensuale e profondamente umano che pone l’interrogativo più terrificante sulla vita: ‘sono completamente sola o posso entrare veramente in contatto con qualcun altro?’ (Kristen Stewart).

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