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Piero della Francesca a Milano

23 Dicembre 2016
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Nella tradizionale esposizione milanese questa volta, dopo tanti pregevoli artisti da Caravaggio a Leonardo, viene esposto fino all’8 gennaio 2017, la pregevole pala di Piero della Francesca.
L’operazione si presta anche critiche dell’ultima ora, quadro tolto dal contesto ecc. ecc., però non è la prima volta che la Madonna di Piero esce da Sansepolcro, ad esempio, proprio quest’anno ha fatto bella mostra a Forlì nella rassegna intitolata a Piero e al suo Mito.
Il fascino della sala Alessi rende merito a questa esposizione con relativo filmato e un catalogo a cura di Andrea Di Lorenzo.
La Madonna fa parte di un Polittico con tecnica mista di cm. 273×330 e venne realizzato tra il 1444 e il 1464, naturalmente conservato al Museo Civico di Sansepolcro, assieme ad altri capolavori, come ad esempio, La Resurrezione.
Il saggio di Andrea Di Lorenzo inizia con le parole di Roberto Longhi nel fondamentale “Piero della Francesca” del 1927, per Valori Plastici la famosa rivista fondata da Mario Broglio. Il saggio di Longhi lo ritroviamo in “Da Cimabue a Morandi” nella collana prestigiosa dei Meridiani Mondadori, nel 1973, e anche ristampato, nel 2012, in Carte d’artisti nella collana Abscondita.
Scrive Longhi “Apre essa il gran manto azzurro, svelandone così il grande rovescio scarlatto e formandone, ad un tempo, un padiglione amplissimo a contenere i devoti, a proteggerli. S’inginocchiano costoro intorno al fusto vermiglio, disposti in libero emiciclo, tranquilli sotto la torre che li sovrasta di una tale gigantessa africana, sicuri anzi sotto il colonnato di pieghe.
Nella grande struttura di questa Vergine è il segno di una nuova e impassibile umanità, ma anche di una nuova architettura, ché nel vano di questo mantello già si respira l’aria di un nicchione Bramantesco e della Scuola di Atene”.
Aggiungo che la pala di Piero ebbe una gestazione lunghissima di quasi vent’anni e i particolari come il San Sebastiano sono assimilabile a personaggi del Battesimo di Cristo della National Gallery di Londra ; mentre nel particolare di San Giovanni Battista si intravede, nel panneggio del manto, quello di San Sigismondo nell’affresco al Tempio Malatestiano di Rimini.
Nel particolare della Crocifissione è evidente l’ispirazione a quella famosa del Masaccio ora al Museo di Capodimonte a Napoli.
Concludo con le parole di Longhi: “….al centro del polittico è facile avvertire com’esso domini tutte le altre parti. non soltanto per dimensioni, ma più per quella grande edificazione centrale della Vergine della Misericordia”.
Un motivo dell’esposizione dell’opera di Piero è anche quello di fare due passi alla Pinacoteca di Brera per vedere la “Pala di Brera” uno dei massimi quadri del pittore.
E’ una tempera ad olio su tavola di cm. 248×170, databile intorno al 1472 ed è piena di simboli dall’uovo alla conchiglia. Tra i presenti, dipinti in atteggiamento ieratico, spicca inginocchiato Federico da Montefeltro.
Scrive Longhi : “Piero si servì del rapporto nobilmente scenico fra le dieci figure, disposte a semicerchio intorno alla Vergine, e l’architettura, dove i pilastrini e gli specchi del porfido volgendosi dai fianchi, in iscorcio, nell’emiciclo della tribuna,
ripetono, intorno a quell’ovo sacro impeso dalla conchiglia del semicatino, la stessa composizione delle figure “.
Tra la Vergine della Misericordia e la Pala di Brera, un buon motivo per vedere o rivedere le opere di Piero della Francesca a Milano.

 

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