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POVERTÀ E VERGOGNA. Andrea Büttner a Reggio Emilia.

1 Dicembre 2011
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Andrea Büttner alla Collezione Maramotti
Vincitrice della terza edizione del premio Max Mara Art Prize for Women in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra. L’artista si è interessata a lungo alla vita delle comunità religiose. Il suo nuovo progetto dal titolo The poverty of Riches è ispirato all’esperienza fatta dall’artista durante la residenza di sei mesi in Italia, che ha seguito l’attribuzione del Premio, ed è esposto alla Collezione Maramotti dal 13 novembre.
Vergogna e povertà sono le tematiche forti approfondite da Andrea.

 

La vergogna. Una reazione recente alla povertà e alla disoccupazione.

Nel XIX sec la reazione emotiva alla mancanza del lavoro era la rabbia, una collera poi convogliata nella nascita dei sindacati e nel marxismo dei sindacati. Purtroppo nel nostro secolo la principale causa della vergogna è diventata la povertà. La giovane artista ha redatto la sua tesi di laurea approfondendo questo sentimento negativo, affermando che la vergogna è da intendersi come soglia oltre al quale andare. In un mondo caratterizzato dalla mancanza quasi totale di questa reazione emotiva, nel quale sembra proprio che essa sia morta, deve essere la cultura visiva a suscitarla di nuovo.

Andrea realizza un’opera con due Benches che vicine creano un corner seat; una rappresentazione fisica del “mettere all’angolo, l’angolo della vergogna”, per far riflettere, per vergogna provata o come punizione fanciullesca di una non lontana disciplina educativa. E’ da lì, seduti in quella posizione si possono osservare, nell’altro angolo della stanza, una distesa di mele rosse disposte a terra; si crea così visivamente una relazione logica ed emotiva con il tema di Adamo ed Eva e con l’opera di Mario Merz “La frutta siamo noi”, esposta al primo piano della Collezione Maramotti.

 

 

La povertà. Nella sua dimensione euristica e nell’arte.

Già nel titolo della mostra The poverty of Riches, tratto dal libro di Kenneth Baxter Wolf del 2005, Andrea affronta il tema della povertà volontaria e come essa possa rappresentare una rigenerazione spirituale, una salvezza per i ricchi cristiani. Il suo diretto interesse è rivolto, durante il suo soggiorno in Italia, a San Francesco D’Assisi, il santo che rigettò la ricchezza di famiglia, si spogliò in pubblico e restituì gli abiti costosi al padre, mercante di tessuti. Un gesto molto significativo. Scene osservate direttamente ad Assisi, negli affreschi di Giotto che l’artista ha trasferito in grandi xilografie dal sapore medievale.

Nell’indagare la povertà c’è un interesse non solo spirituale, ma anche estetico, con un rimando al movimento artistico dell’Arte Povera (quest’anno lungamente celebrata in molte città italiane per volontà di Germano Celant http://www.artepovera2011.org/). Una povertà intesa come contrapposizione all’opulenza dei mass media, dello stile e del mercato. Il risultato sono i dipinti monocromatici della Büttner, realizzati con le uniformi degli impiegati del settore pubblico.

 

 

8×8 ha intervistato in esclusiva Andrea Büttner.

1) I tuoi dipinti monocromatici  sono realizzati con le uniformi, sono ruvide al tatto… Il tuo modus operandi si avvicina al movimento dell’Arte Povera per l’impiego di materiali poveri nell’arte ma non solo…. Avvicinandoti poi al Modernismo brasiliano hai aggiunto una valenza anche performativa al tessuto, dandone una codificazione simbolica di ricchezza e povertà. Puoi approfondirci questi temi?

 

 

2) Interessante anche il tuo personale racconto , attraverso la xilografia, della vita di  san Francesco tramite la visione degli affreschi di Giotto. C’è una qualche connessione tra  il contenuto del tuo lavoro e la scelta della tecnica del woodcut?

 

 

3) Ci potresti parlare dell’importanza della cultura e dell’arte italiana come fonte di ispirazione del tuo lavoro? In particolare nell’opera Table.

 

Leggi l’intervista in italiano

 

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