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Reggio tra le capitali della fotografia. Sogno o realtà?

1 Novembre 2011
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intervista con Elio Grazioli

 

Milano può diventare la città della fotografia?
Certo, anche se non abbiamo la storia fotografica di certe città come Reggio Emilia o le zone marchigiane di Mario Giacomelli a Senigallia.

Maestri che si stanno affermando adesso in campo internazionale…
La scuola di Luigi Ghirri potrebbe essere come la scuola di Düsseldorf. Non capisco perché Andreas Gursky o Candida Höfer siano così apprezzati e Ghirri e i suoi allievi no.

Questo estratto del dialogo tra Fabio Castelli, fondatore del MIA – Milano Image Art fair (la prima edizione si è svolta dal 13 al 15 maggio 2011) e Nicola Davide Angerame che lo ha intervistato per Artribune, da una parte colloca Reggio Emilia al centro della scena della fotografia e dall’altra pone lo sguardo su una criticità.
Fanno piacere i complimenti così come fanno pensare le provocazioni.
Anch’io ritengo ci siano autori italiani in grado di competere con i citati Gursky, Höfer e altri.
Credo fermamente altresì che non esista una scuola ‘Ghirri’ tantomeno paragonabile all’esperienza nata grazie alla istituzione della classe di fotografia alla Kunstakademie di Düsseldorf, nel 1976, da parte di Bernd e Hilla Becher.

 

Rivolgo il quesito insieme ad altri a Elio Grazioli, che ha coordinato le ultime cinque edizioni di Fotografia Europea.

 

1 – È davvero possibile confrontare la scuola di Düsseldorf con una scuola Ghirri?
Certo che si può, perché no? Lo sguardo di Ghirri non è da meno di quello dei Becher e ha influenzato altrettanti fotografi. Restano molte differenze: per esempio che quello dei Becher è un metodo, un’estetica, se si vuole, basati sul distacco e su scelte tecniche e mentali; mentre quello di Ghirri è appunto uno sguardo, un coinvolgimento, un “pensiero per immagini”. Così il primo è più direttamente classificabile nella storia dell’“arte”, mentre il secondo fa fatica ad uscire dal mondo della “fotografia”. Da qui la differenza del loro mercato, dei loro prezzi, che è ciò che di solito è sottinteso nell’osservazione-lamentela citata. Ma parliamo del mercato di breve periodo, poi si vedrà.

2 – Reggio Emilia tra le capitali della fotografia. Perché questo importante riconoscimento?
Perché negli anni si è fatto un grande lavoro di valorizzazione appunto della “storia fotografica” della città, di Ghirri innanzitutto, ma non solo. Credo che “Fotografia Europea” abbia saputo innestarsi su questo lavoro complessivo e dargli una spinta, una visibilità maggiore, con un impegno di risorse e una partecipazione di tutta la città, ma anche con un’originalità e un rigore, se posso dire, che ci vengono riconosciuti ormai ovunque.

3 – Fotografi reggiani, una risorsa o un problema?
Domanda retorica, visto che da fuori si parla di “storia fotografica di Reggio Emilia”. Sono quindi una risorsa. Il problema è la competizione e le frustrazioni che ne derivano, ma a livello creativo gli artisti sono sempre una risorsa. Detto questo, a me sembra che “Fotografia Europea” brilli per equilibrio anche da questo punto di vista. Ogni edizione valorizza direttamente la fotografia reggiana e la mette in confronto con le altre. L’enorme partecipazione al cosiddetto “circuito off” dimostra lo slancio e lo spirito positivo con cui è sentito questo confronto.

4 – Sempre più fotografi, sempre più fotografie, sempre più offerta. Come orientarsi sul mercato?
Non mi piace parlare di mercato, preferisco incitare le persone a collezionare ciò che amano, ma ad amare con profondità, come in qualsiasi altro campo, dunque informandosi, formando il proprio sguardo e la propria cultura, e poi affidandosi ad essi. Di sicuro così si fanno anche “affari”, ma inoltre si mette insieme qualcosa che dà grandi soddisfazioni e in cui ci si può riconoscere ed essere riconosciuti.

5 – Un anticipo su Fotografia Europea 2012
I tempi sollecitano un dibattito urgente sulla realtà delle cose, per cui, dopo aver trattato i fondamenti della fotografia – il corpo, il tempo, lo sguardo –, riprendiamo il percorso avviato con la città (seconda edizione) e i temi sociali. La prossima edizione avrà come tema “la vita comune”, espressione volutamente dai diversi significati: dalla vita diffusa, concreta, quotidiana, ai problemi dello stare insieme, della comunità, della partecipazione, dell’impegno di “cittadinanza”, come si usa dire. La fotografia c’entra molto in tutto questo, perché coglie appunto il reale così com’è, ma al tempo stesso trasmette una visione che va oltre.

6 – Hai tuoi progetti di cui ci puoi parlare?
Faccio parte con grande convinzione del comitato scientifico di quella MIA di cui dite sopra, perché è molto più di una fiera e tende a diventare sempre più un evento culturale. Ho curato un numero monografico della rivista dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma dedicato alla recente fotografia italiana, che presenteremo a Stoccolma l’8 novembre. Tento di farlo diventare anche una mostra che possa girare in varie sedi. Collaboro regolarmente con il sito “doppiozero”, in cui ho una rubrica e sto per coordinare una sezione dedicata alla fotografia

Per il resto, ho diverse cose in cantiere nel mio solito trantran di insegnamento, traduzione e scrittura. Vedremo cosa succederà.

 

 

Elio Grazioli insegna Storia dell’arte contemporanea e Storia della fotografia all’Università degli Studi di Bergamo e Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Bergamo. Dirige con Marco Belpoliti il semestrale monografico “Riga”. Ha curato per la Bruno Mondadori i volumi di Rosalind Krauss e di Jean-Christophe Bailly. Presso lo stesso editore ha pubblicato “Corpo e figura umana nella fotografia” (1998), “Arte e pubblicità” (2001), “La polvere nell’arte” (2004) e “Ugo Mulas” (2010).

 

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